Nell’ultima puntata di Quarto Grado, in onda su Rete4, Gianluigi Nuzzi ha sganciato quella che potrebbe rivelarsi una bomba a scoppio ritardato. Sottoponendo a Giorgio Portera (genetista che nella prima indagine sul caso di Garlasco avrebbe “compiuto il miracolo” – secondo quanto dichiarato dal procuratore aggiunto Stefano Civardi – , rilevando il controverso Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici di Alberto Stasi) alcuni dati grezzi delle analisi effettuate nel 2007 dai Ris di Parma, si è scoperto che vi sarebbero tre marcatori del Dna riconducibili alla vittima.
Ora, sebbene si tratti di un dato insufficiente per dare una attribuzione certa all’identità del contributore, nondimeno se ne venisse accertata la veridicità, ciò andrebbe comunque letto come un ulteriore elemento che, all’epoca della prima indagine, avrebbe comunque alimentato un ulteriore dubbio circa la colpevolezza dell’attuale condannato.
In sostanza, dato che Stasi è stato sostanzialmente ritenuto colpevole per aver mentito in merito alla sua scoperta del cadavere della propria fidanzata – secondo i giudici egli, considerato l’assassino, non entrò nella villetta poco prima di chiamare i soccorsi – , già nel corso dell’Appello bis, quando poi fu condannato, la scoperta di questo elemento avrebbe potuto essere utilizzato dalla difesa per instillare nei giudici di merito ulteriori, ragionevoli dubbi.
Tuttavia, qui ci imbattiamo in un altro mistero su cui, insieme agli altri che stanno emergendo di continuo, prima o poi qualcuno dovrà incaricarsi di fare piena luce.
Come ha infatti spiegato lo stesso Portera, mentre venivano mostrate le tabelle di questa analisi, i dati grezzi sono stati allegati agli atti e consegnati a tutte le parti, compresa ovviamente quella dell’allora indagato. In sostanza il relativo risultato è stato per quasi vent’anni nella disponibilità dei consulenti della difesa di Stasi. Ora, però, c’è un piccolo problema che probabilmente può aver impedito agli stessi consulenti di comprendere il valore di questi fogli, che facevano parte di una voluminosa relazione.
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In sostanza, mentre per quanto riguarda il Dna di Stasi ritrovato sotto le sue scarpe, i picchi dell’elettroferogramma riportavano un neretto che lo identificava, quei tre picchi che apparterrebbero al Dna di Chiara Poggi non recano alcun numeretto. E questo sarà pure stato frutto di una dimenticanza – l’ennesima – ma con tutta evidenza, nel mare magnum dell’incartamento processuale, il fatto di non aver evidenziato il riscontro avrà impedito ai consulenti di parte di prestarvi la dovuta attenzione. In sostanza, come per quanto riguarda le due corse negative sul Dna dei pedali e l’Obti test altrettanto negativo, mai comunicati a nessuno, anche in questo caso si rileva un comportamento, seppur di minore rilevanza, che potremmo definire anomalo?
Claudio Romiti, 7 novembre 2026
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