Mentre scrivo questo breve commento, già immagino che dopo l’ennesima “svolta” del caso infinito di Garlasco, ossia la convocazione di Andrea Sempio per prenderne le misure antropometriche, manderà in fibrillazione i vari programmi televisivi che seguono quotidianamente l’ingarbugliata vicenda.
Ora, al netto delle legittime perplessità che si possono avere dopo diciotto anni (consideriamo tra le altre cose che peso, altezza, massa magra, massa grassa e quant’altro possono sensibilmente variare in un tempo così lungo), ritengo che anche su questo misterioso passaggio occorra sospendere ogni giudizio e restare, come consigliava il buon, per così dire, Roberto Speranza, in vigile attesa senza nemmeno prendere la fatidica tachipirina.
D’altro canto, rispetto alla evidente e colpevole cialtroneria della prima indagine, in cui si è commesso un numero impressionante di errori, di omissioni e forse di qualcos’altro per ora di innominabile, bisogna riconoscere che l’attuale Procura di Pavia non stia tralasciando nulla al caso, oltre a mantenere un riserbo di legge che, rispetto al segreto di Pulcinella con cui vengono affrontate molte altre analoghe inchieste, va segnalato come degno di nota.
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Per quanto invece riguarda il compito, sempre particolarmente delicato in questi frangenti, dell’informazione, esso dovrebbe concentrarsi sul vaglio onesto e critico di ciò che emerge dalle indagini, senza costruire tutti quei teoremi suggestivi, e per questo basati sul nulla, che rischiano di alterare la percezione dell’opinione pubblica, creando una certa pressione su chi un domani sarà chiamato ad esprimere un giudizio di merito.
Ciò significa che, proprio in merito alle citate misurazioni eseguite sull’indagato, sarebbe veramente il caso di evitare di costruirci sopra un tragico vestito di colpevolezza prima ancora che sia stato stabilito un rinvio a giudizio, così come a suo tempo fu orribilmente fatto ai danni di Alberto Stasi, definito dalla soverchiante stampa colpevolista “il biondino dagli occhi di ghiaccio”, presupponendone il crimine compiuto che freddezza glaciale.
A mio sommesso parere, quando si analizzano con onestà intellettuale i casi giudiziari, in cui c’è una vittima ma anche troppo spesso il rischio di mandare un innocente in carcere, bisognerebbe porsi nei panni di un semplice giurato popolare e domandarsi: le prove o gli indizi, come in questo caso, che mi vengono presentati dall’informazione sono in grado di far emettere un giudizio di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio?
Ebbene in questo senso, proprio mentre l’ottimo Pino Rinaldi su La7 dava la citata notizia riguardante Sempio, c’era in collegamento Marzio Capra, storico consulente della famiglia Poggi, il quale interpellato sulla controversa condanna di Alberto Stasi ha dichiarato che lui dubbi non ne ha mai avuti. E pensate un po’, la prova regina che a suo dire inchioderebbe l’ex fidanzato della povera Chiara Poggi, è una prova che non c’è: l’assenza di tracce di sangue sotto un paio di scarpe sequestrate dopo ben 19 ore. Assenza rilevata anche sotto le suole delle calzature dei due carabinieri che entrarono per primi, senza alcuna protezione, nel luogo del delitto. Un altro miracolo della fede che sarebbe il caso di non ripetere per la seconda volta.
Claudio Romiti, 25 ottobre 2025
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