Durante l’ultima puntata di Verità nascoste, condotto su Rete4 da Milo Infante, una sua inviata ha intervistato Vittorio Feltri, innocentista della prima ora, in merito alla vicenda giudiziaria di Alberto Stasi.
Il prestigioso giornalista, dopo aver definito del tutto inconsistente e “ridicolo” l’impianto accusatorio che ha portato in carcere il fidanzato della povera Chiara Poggi, che secondo Feltri sarebbe “vittima di un branco di imbecilli”, sul tema scottante della revisione si è così espresso: “Penso che la revisione ci sarà, perché a questo punto farebbe ridere se dopo due anni di chiacchiere, di circo non si tentasse una riapertura. Però non sono convinto che la magistratura sia attrezzata per rivedere un proprio giudizio balzano”. Un punto di vista che è stato sostanzialmente condiviso nel dibattito in studio da Luca Fazzo il quale, parlando della “corporazione dei magistrati”, ha manifestato analoga perplessità.
Perplessità che personalmente nutrivo un paio di anni orsono anche nei riguardi di un altro, a mio avviso, clamoroso errore giudiziario. Quello che ha mandato all’ergastolo Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba. Anche in quella tentata e poi abortita revisione, portata avanti da un magistrato del calibro di Cuno Tarfusser, che è stato per molti anni vice presidente della Corte penale internazionale, si è avuta netta l’impressione di una chiusura a riccio di una categoria che, pur svolgendo un ruolo di grande rilevanza costituzionale, soprattutto nelle vicende mediatiche faccia una enorme fatica a tornare sui propri passi.
E questo, sempre a mio modestissimo parere, malgrado le clamorose rivelazioni che stanno ribaltando nei fatti la condanna di Alberto Stasi, non è un problema, bensì “il problema”. Sta di fatto che, sebbene la Procura generale di Milano abbia lavorato allo studio del fascicolo inviato dai colleghi di Pavia anche nel mese di agosto, tutto sembra ancora fermo nelle stanze degli uffici diretti dalla dottoressa Francesca Nanni. Pertanto, non ci resta che aspettare e sperare, evitando di morire disperati.
Claudio Romiti, 14 ottobre 2026
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