Sul delitto di Garlasco è stato detto tutto ed il contrario di tutto. L’unica certezza che abbiamo è che Alberto Stasi è stato condannato e sta scontando una pena: attorno a questa certezza sorge un dubbio, ossia che Alberto Stasi sia innocente. È una situazione che interpella tutti noi, una situazione che ci pone davanti a grandi interrogativi, perché intercetta fronti quanto mai delicati delle nostre vite e delle nostre coscienze, in primis il tema della giustizia e la fiducia che i cittadini devono avere nei confronti dei magistrati, così come è giusto che sia.
Abbiamo una ragazza che è stata uccisa, abbiamo dei genitori che stanno vivendo drammi tremendi: i genitori di Chiara Poggi, la mamma di Alberto Stasi, i genitori di Andrea Sempio. Tutti desideriamo che queste persone abbiano delle risposte, abbiano la – seppur triste – certezza di cosa è avvenuto quella mattina dell’estate del 2007. Questa vicenda può diventare l’occasione, però, di un riscatto, dalla morte deve fiorire la vita. E visto che la vita ci viene dalle nostre mamme, voglio permettermi di esprimere un sogno, ossia che le tre mamme coinvolte nella vicenda diano un segnale di rinascita, tramite l’unione del loro dolore, e diano una testimonianza di vita buona alla società.
Questa testimonianza può nascere solo dall’apertura a qualsiasi esito avranno le loro indagini, dando altresì un esempio di grande libertà: la conferma della colpevolezza di Stasi, oppure la condanna di Sempio o la scoperta di altre responsabilità da parte di terze persone attualmente non coinvolte dalle indagini. Queste tre donne possono diventare le nuove madri coraggio della nostra epoca, lanciando un messaggio di amore per la verità, costi quel che costi. Solo le madri conoscono i loro figli nel profondo, pertanto possono davvero fare la differenza.
Sarebbe un messaggio educativo potentissimo che contribuirebbe a sanare ferite profonde. Invito, dunque, queste tre donne a fare esattamente la stessa cosa che hanno fatto le madri e le sorelle dei Carabinieri uccisi in servizio o delle vittime della mafia o del terrorismo: promuovere una rete di bene, di rapporti costruttivi di fiducia e di senso civico. La mamma di Chiara Poggi, la mamma di Andrea Sempio, la mamma di Alberto Stasi possono riscrivere la storia e far sì che la spettacolarizzazione non abbia l’ultima parola: Chiara, Alberto e Andrea sono usati da chi vuole fare di loro solo un tema di dibattito. Loro devono porre la parola fine a questa vicenda e alla sua narrazione tossica.
Giustizia per Chiara e riabilitazione per il colpevole: ricordiamo, infatti, che la pena non ha solo uno scopo punitivo ma anche riabilitativo. Mi sia poi consentito di rivolgere un appello ai cittadini, affinché non perdano la fiducia nel lavoro degli inquirenti e della magistratura: il caso di Garlasco, come in passato altri casi, il più famoso quello di Tortora, pongono ai cittadini grandi interrogativi che diventano occasione educativa propizia per rinforzare il senso civico che sul rispetto della legge trova il suo fondamento. Voglio vedere nella tragedia di Garlasco un invito potentissimo al riscatto, voglio vedere in tutta la vicenda un’occasione in cui, come è avvenuto per i responsabili degli omicidi degli anni di piombo, la morte ha dato il via a percorsi di pace, di riconciliazione, di assunzione della nostra responsabilità sociale. E tutto passa dalla testimonianza, dalle scelte che le persone coinvolte vorranno fare, dall’accettazione e dall’assunzione delle responsabilità.
Suor Anna Monia, 9 giugno 2026
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