Garlasco, la grande bufala della pedopornografia contro Stasi

Bufera a Ore 14 Sera: scontro su prove e vecchie accuse tra l'avvocato Bocellari e il generale Garofano

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Giovedì scorso, durante la puntata di Ore 14 Sera, in onda su Rai 2, si è dibattuto a lungo sul delitto di Garlasco, anche in considerazione del fatto che la Procura di Pavia sarebbe prossima a svelare tutte le sue carte. E come accade da tempo, i cosiddetti negazionisti, ossia coloro i quali si battono strenuamente per la colpevolezza di Alberto Stasi, manifestano un crescente nervosismo.

Tra questi l’ex comandante dei Ris di Parma, il generale Luciano Garofano, che si è duramente confrontato con l’ottima e sempre puntuale Giada Bocellari, che insieme all’avvocato De Rensis rappresenta l’attuale condannato. Nella fattispecie, il citato nervosismo Garofano lo ha chiaramente evidenziato inventando di sana pianta un addebito ai danni di Stasi che è stato escluso dalla Cassazione nel 2014. In estrema sintesi si tratta della mai dimostrata presenza nel suo computer di video pedopornografici. Invece secondo Garofano, che ha fatto letteralmente infuriare la Bocellari, c’erano eccome, sebbene la citata sentenza della Cassazione lo nega categoricamente.

In realtà, da quel che si sa da tempo, avvenne che, mentre Stasi scaricava materiale pornografico lecito, riceveva inconsapevolmente frammenti di file illegali che secondo la Suprema Corte “non ha mai né visto e né scaricato”. Eppure, incalzato dalla Bocellari che gli chiede se c’erano dei video pedopornografici sul pc del suo cliente, il generale ha mantenuto il punto: “C’erano delle sequenze”. “E si potevano vedere queste sequenze , generale?” , ha insistito la legale. “Si potevano vedere molte cose”, ha replicato l’ex comandante.

“No, non si potevano vedere, e lei lo sa perfettamente”, ha continuato la Bocellari. Ma Garofano non ci sta e ribatte: “Vedremo dalle consulenze e dalle perizie che verranno”. “Eh, vedremo – replica l’avvocata – E ne discuteremo probabilmente in un’aula di tribunale, nuovamente”.

Tutto questo, tanto per fare un po’ di chiarezza nel guazzabuglio di indizi e suggestioni che hanno mandato in galera il “biondino dagli occhi di ghiaccio”, si lega alle famose e famigerate immagini raccapriccianti, di natura pornografica, presenti sempre nel pc di Stasi e che quasi nessuno ha mai visto, compreso Garofano, ma che tutti i colpevolisti giurano esser tali, ossia raccapriccianti.

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Anche in questo caso, al pari di tanti altri personaggi che si ostinano a difendere l’indifendibile, screditando di fatto la nuova indagine, non si comprende il motivo che spinga un uomo di un certo prestigio, qual è il generale Garofano, a mettere in gioco la sua reputazione, raccontando elementi processuali che non esistono e avvalorando ricostruzioni dei fatti, quelli che portarono alla controversa condanna di Stasi, che la stessa nuova indagine sta inesorabilmente smontando pezzo per pezzo.

In tal senso, dando per scontata la professionalità e la buona fede di tutti i protagonisti delle due inchieste sul pasticciaccio brutto di Garlasco, non vorremmo mai che si venisse a scoprire che a suo tempo ci “fu del marcio in Danimarca”.

Claudio Romiti, 29 marzo 2026

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