Cronaca

Garlasco, la lezione garantista del giudice Vitelli a Bruzzone

Il magistrato che assolse Stasi nel processo di primo grado spiega il principio dell'"oltre ogni ragionevole dubbio". La criminologa prenda nota

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Assistendo lunedì scorso all’illuminate intervento del giudice Stefano Vitelli a Quarta Repubblica, il quale come è noto assolse Alberto Stasi nel primo grado di giudizio, mi sono reso conto che nel complesso il nostro sistema giudiziario deve fare ancora molta strada per affermare il principio cardine di uno Stato di diritto: la condanna oltre ogni ragionevole dubbio.

Quasi in fotocopia Vitelli ha ribadito con la stessa chiarezza il concetto intervenendo nel talk di Rai 2, Ore 14 sera, dopo aver smontato alcuni elementi indiziari che successivamente portarono alla condanna del “ragazzo dagli occhi di ghiaccio”, tra cui la leggendaria “prova” della camminata che, secondo i giudici dell’Appello-bis e della Cassazione – in quest’ultimo caso contro il parere di chi sosteneva l’accusa davanti alla Corte suprema – dimostrava che quello di Stasi fosse non il racconto dello scopritore, bensì quello dell’assassino, dal momento che sotto le sue scarpe, per la cronaca sequestrate dopo una ventina di ore, non fu trovata alcuna traccia di sangue.

Ora, su questo punto il giudice del primo grado è stato estremamente incisivo, focalizzando l’attenzione su un dettaglio, se così vogliamo definirlo, che al tempo la strabordante informazione colpevolista sembra aver colpevolmente (il gioco di parole è d’obbligo) tralasciato. Mi riferisco al fatto che pure sotto le scarpe dei due carabinieri che entrarono per primi nel luogo del delitto, i quali non indossavano i calzari credendo di trovarsi al cospetto di un possibile incidente domestico, non furono rilevate analoghe tracce ematiche. Eppure, come ha dichiarato Vitelli, gli stessi militari fecero più volte avanti e indietro nell’appartamento.

Dopodiché Roberta Bruzzone, da sempre fieramente schierata a sostegno della colpevolezza di Stasi, ha successivamente ribattuto alla puntuale argomentazione del giudice – che ovviamente, data la sua posizione professionale, non poteva partecipare ad un contraddittorio televisivo – con un ragionamento che, a mio modesto parere, ribalta completamente il citato principio del ragionevole dubbio. In poche parole, secondo la celebre criminologa mediatica, dopo aver sottolineato che il test della camminata rappresenta l’elemento principale che inchioda Stasi, ha spiegato che è ragionevole pensare che i due carabinieri, al contrario di quest’ultimo, essendo addestrati ad una certa cautela professionale, abbiano accuratamente evitato di calpestare il sangue copiosamente sparso in ogni angolo della casa. Quindi, ha sentenziato la Bruzzone, il problema per Stasi sarebbe quello, onde essere scagionato, di dimostrare che lui nel luogo del delitto ci è entrato realmente nell’ora che ha sempre dichiarato, ovvero intorno alle 13 e 45 del 13 agosto 2007.

Ebbene, ancora una volta casca l’asino del colpevolismo mediatico. Infatti, in primis già il non trascurabile dettaglio che in nessuna delle scarpe delle prime tre persone entrate in casa Poggi vi fosse alcuna traccia ematica (oltre al fatto che il presunto e impeccabile addestramento di chi ha svolto i vari sopralluoghi non ha evitato che si commettessero un numero inverosimile di sviste, di errori e di omissioni) dovrebbe far nascere un dubbio grosso come una cosa sulla contorta ricostruzione della pubblica accusa.

Inoltre, e qui veniamo all’aspetto più che traballante della tesi esposta dalla criminologa ligure, non spetta e non spettava all’allora imputato per l’omicidio della fidanzata dimostrare la sua innocenza. In realtà, nell’attuale sistema accusatorio, almeno in astratto, è chi svolge il ruolo della pubblica accusa che dovrebbe, purtroppo il condizionale è d’obbligo, dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio la reità dell’imputato.

Nella fattispecie, se in quel tragico momento Stasi ha avuto la sfortuna (anche perché, facendo molto caldo, il sangue tendeva a seccarsi molto rapidamente ed egli, come già detto, utilizzò le scarpe sequestrate per quasi un intero giorno) di ritrovarsi con le suole pulite, analogamente ai due carabinieri menzionati, ciò fa di lui un colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio, illustre dottoressa Bruzzone? Francamente non credo proprio e come me c’è un crescente numero di cittadini sempre più allarmati da questo caso paradigmatico a pensarlo.

Claudio Romiti, 14 settembre 2025

 

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