È uscita una ulteriore e clamorosa impronta che frantumerebbe il principale indizio che nel 2014, dopo ben due assoluzioni consecutive, ha convinto i giudici dell’Appello bis a condannare Alberto Stasi, al di là di ogni ragionevole dubbio.
Se fossimo all’interno della sceneggiatura di un thriller, potremmo titolarla “Garlasco e l’impronta dimenticata”.
In breve, il giornalista d’inchiesta Luigi Grimaldi, intervenendo sul canale Youtube “Bugalalla Crime”, ha scoperto che in alcune foto della prima indagine, considerate dagli inquirenti dell’epoca poco rilevanti, si vedono chiaramente almeno due impronte nel sangue che presentano caratteristiche geometriche perfettamente sovrapponibili alla suola delle scarpe Lacoste consegnate da Alberto Stasi alle forze dell’ordine.
Tant’è che nella puntata di Mattino 5 di giovedì scorso, la sempre molto attenta Federica Panicucci ha mostrato su un maxischermo l’immagine ravvicinata di questa sconvolgente traccia.
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Ora, malgrado il buon Stefano Zurlo, al pari di altri granitici colpevolisti, continui a dire che gran parte delle cose che stanno emergendo in questa seconda indagine sono state ampiamente dibattute con il pieno coinvolgimento dei difensori di Stasi – quasi che, se errore c’è stato costoro ne sarebbero altrettanto responsabili – queste foto sono estremamente nitide e, almeno di non essere ciechi come una talpa, risulta ben difficile negare l’impressionante somiglianza delle tracce in esse presenti con le suole delle scarpe del “Biondino con gli occhi di ghiaccio”.
Quindi, se ciò verrà confermato dagli attuali inquirenti, il primo racconto di Stasi non sarebbe più quello dell’assassino, bensì quello dello scopritore, come egli ha sempre sostenuto.
In questo caso cadrebbe uno degli ultimi e suggestivi baluardi di una condanna che è oramai diventata un vero e proprio colabrodo logico.
Claudio Romiti, 11 gennaio 2026
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