Cronaca

Garlasco, l’ira dei Poggi sui pm: “Sono accaniti per scagionare Stasi”

L'avvocato Tizzoni: "Sorpreso dalla mole di incontri e interlocuzioni con la difesa del condannato"

I genitori di Chiara Poggi, delitto di Garlasco Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Non sarà una passeggiata di salute, il nuovo processo sul delitto di Garlasco. E non solo perché ci troviamo di fronte al caso più unico che raro di ritrovarci con un indagato e un condannato in via definitiva accusati di aver commesso lo stesso delitto, ma non in concorso. O uno o l’altro, quindi dovrebbe per logica essere innocente. Ma anche perché l’indagine condotta dai Carabinieri di Milano ha “incrociato” anche la strada della famiglia della vittima. Marco Poggi è stato sottoposta ad un interrogatorio come persona informata sui fatti che gli stessi militari hanno definito tutt’altro che distesa, arrivando ad accusare il fratello di Chiara (e amico di Andrea Sempio) di essere stato “ostile”. Ma anche perché gli stessi genitori e familiari della vittima sono ampiamente finiti nell’informativa. I carabinieri accusano infatti papà e mamma di Chiara di aver messo in atto “tattiche di contrasto discusse con i propri legali al fine di intimidire gli inquirenti: ben al di là quindi di una legittima non condivisione della linea dell’autorità giudiziaria procedente”. In una intercettazione del 14 maggio 2025, scrivono gli investigatori, “la preoccupazione della famiglia dei Poggi è quella di trovare un modo per bloccare le indagini”.

L’altro giorno i genitori di Chiara hanno emesso una nota per esternare tutto il loro disappunto, per denunciare le indagini “gravemente condizionate da contesti poco trasparenti”, per lamentare le intercettazioni contro le vittime come fossero sospettati e per rigettare ogni ombra su Sempio. E oggi è il legale dei Poggi ad andare di nuovo all’attacco della Procura e degli investigatori. “Rimango un pò sorpreso dalla mole di incontri e interlocuzioni con la difesa del condannato, veramente molto frequenti”, ha detto Gian Luigi Tizzoni. Il riferimento è ai colloqui che emergono negli atti tra i legali di Stasi e i pm di Pavia che hanno condotto l’indagine su Sempio. Tizzoni ricorda che Stasi è stato condannato a 16 anni di carcere, condanna confermata dalla Cassazione, dalla Corte dei Diritti dell’Uomo e, indirettamente, anche dalle due richieste di revisione del processo avanzate nel corso degli anni. I genitori di Chiara Poggi, ha aggiunto il legale, “sono particolarmente dispiaciuti e demoralizzati nell’aver visto come questa inchiesta è stata unidirezionale, volta sostanzialmente a sconfessare la responsabilità di Stasi che è stata accertata”. A sorprendere è anche il fatto che, benché “la casa dei Poggi” sia “sempre stata messa a disposizione” alla fine si sia arrivati a scoprire che i carabinieri intercettavano anche i genitori della vittima. Forse, ipotizza Tizzoni, in una delle visite a casa Poggi “hanno anche messo le famose cimici di cui abbiamo avuto riscontro. La collaborazione è sempre stata massima e doverosa”.

E mentre gli avvocati di Stasi sono al lavoro nel caso in cui la Procura Generale di Milano decidesse di aprire l’iter per la revisione del processo, Tizzoni non crede che questo si avvererà. “Dalla lettura delle consulenze non emergono realmente elementi che possano sconfessare la sentenza passata in giudicato a carico di Stasi“, ha spiegato. “Non vedo spazio per una revisione, né dalla consulenza medico-legale della dottoressa Cattaneo, né dalla consulenza informatica di Dal Checco, né dalle consulenze del Ris per quanto riguarda la Bpa” (le tracce di sangue, ndr). “L’unico tema che rimane da esplorare, e a me dispiace, è l’impronta 33: avevo chiesto di sottoporla in incidente probatorio e di farla verificare da un perito terzo”. La verità, secondo Tizzoni, è che il “dattiloscopista” di parte, ma anche altri, ritengono di avere “forti perplessità che l’impronta 33 abbia il numero di minuzie per essere attribuita non a Sempio ma a chicchessia”.

Tizzoni è poi convinto che la relazione dei carabinieri che avrebbe “sconfessato” la condanna di Stasi in realtà sarebbe scritta male. O meglio: “Si sono bypassati i punti centrali della condanna di Stasi: la famosa camminata viene liquidata in una paginetta, non viene trattata minimamente dal Ris di Cagliari né dagli altri consulenti che dovevano confrontarsi semmai con la perizia Testi-Bitelli-Vitturari che all’epoca fecero una perizia geomatica che non viene proprio considerata”. “È oggettivamente strano – ha aggiunto – e non riesco a capacitarmene di come sia uscita dalla scena la bicicletta nera. Quella bicicletta è lì negli atti, da sempre, anche il giudice Vitelli che assolse Stasi la ritenne importantissima come bicicletta dell’assassino. Non si può immaginare una revisione togliendo quello che non piace e che non torna ma senza spiegarlo come elementi di novità”.

Anche sulla scarpa 42 Tizzoni ha dei dubbi. “In un’ipotesi molto lontana per cui questa scarpa potesse andar bene a Sempio, non vuol dire che non va più bene a Stasi. Se parliamo di revisione bisogna dimostrare che quella scarpa non va più bene a Stasi, non metterci dentro chiunque passa”. Inoltre, nella Bpa “non si dà atto che l’assassino abbia chiuso la porta a libro, Stasi lo scopritore dice che ha trovato la porta chiusa. Se il Ris oggi ricostruisce la scena dicendo che la porta è rimasta aperta vuol dire che Stasi ha mentito; il problema è conoscere gli atti, le sentenze”.

Il legale respinge anche le accuse di frequentazioni tra i genitori di Chiara e la famiglia di Sempio. “Se delle famiglie si conoscono, continuano a conoscersi e continueranno a conoscersi. Qui tutte le volte ci si dimentica che sono persone che vivono in un piccolo paese, – ha detto Tizzoni che avevano delle frequentazioni anche contingenti, non mi risulta che si siano frequentati durante quest’indagine”.

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