Mentre continuano ad emergere elementi che obiettivamente sembrano aggravare la posizione di Andrea Sempio, la famiglia Poggi, attraverso i suoi legali, esprime una linea di sostanziale chiusura nei confronti della nuova indagine che non trova, a mio modesto parere, una spiegazione plausibile.
Tant’è che l’otto maggio gli stessi legali hanno diffuso una nota piuttosto critica nei confronti degli inquirenti guidati dal Procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone. “Per rispetto istituzionale – si legge – abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici”. “Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima – sottolineano gli avvocati della famiglia Poggi – la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio.”
Ora, pur rispettando il dolore di chi ha perso una figlia ed una sorella per mano di uno spietato assassino, mi permetto solo di commentare tale comunicato che ribadisce, malgrado gli ultimi sviluppi del caso, la rigida posizione della parte civile con una domanda retorica, che in molti certamente si saranno posti da tempo: se anche un solo dubbio mi facesse sospettare che a pagare il fio di chi ha ucciso barbaramente un mio familiare vi fosse un innocente, con il vero colpevole a spasso, potrei seriamente sentirmi rassicurato?
Claudio Romiti, 9 maggio 2026
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