Qualcuno dovrà fare l’avvocato del diavolo. E il diavolo, in questo caso, si chiama Andrea Sempio. Lo diciamo chiaramente: che la condanna di Alberto Stasi abbia delle evidenti lacune non è una novità. In fondo, le due iniziali assoluzioni sono lì a dimostrare che forse un “ragionevole dubbio” esisteva anche al tempo della condanna definitiva del “biondino dagli occhi di ghiaccio”. Ma questo non vuol dire che, trovato il nuovo colpevole perfetto, si debba correre ad incenerire lui per salvare l’altro. Significherebbe fare per due volte l’errore di mostrificare l’indagato di turno.
Qualcuno dovrà fare l’avvocato del diavolo perché, ad oggi, tutto quello che stiamo leggendo sui giornali deriva da un’unica fonte: l’informativa finale che i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, cioè l’accusa, hanno redatto. Stiamo prendendo per oro colato non solo i verbali o le intercettazioni (peraltro piene di “non comprensibile”), ma anche le deduzioni che gli investigatori avanzano a fronte degli elementi che hanno raccolto. Deduzioni che, prima di diventare verità incisa sulla pietra, devono passare dalle forche caudine di un processo, dalle logiche contro-deduzioni della difesa e da possibili perizie di parte che potrebbero “ribaltare” quelle dell’accusa. Insomma: calma e gesso, che il percorso è ancora lungo.
Vi basti infatti sapere che l’informativa dei carabinieri (che ci siamo letti integralmente, perdendo un paio di diottrie) è tutt’altro che limpida nelle sue analisi. Sono gli stessi investigatori ad ammettere, per dire, che “la ricostruzione di questo movente” (l’omicidio passionale dopo un rifiuto sessuale) “porta inevitabilmente in sé una quota di suggestione”. Suggestione. Inoltre, quel file di 400 pagine è pieno di “è possibile sostenere che”, “è certamente più probabile che”, “è ragionevole immaginare che”. Immaginare. Tutte ipotesi che la difesa potrà contestare. Magari il killer risulterà essere Sempio, eh: non voglio escluderlo a priori. Ma un Paese con un minimo di cultura giuridica lascia il tempo agli avvocati di fare il loro mestiere.
Leggendo le varie intercettazioni, infatti, si nota come i carabinieri abbiano estrapolato dai soliloqui stralci di frasi che, lette all’interno del contesto, appaiono un po’ deboli nel loro peso probatorio. Prendiamo ad esempio il nastro del dialogo tra i genitori di Andrea, pizzicati a parlare poco dopo aver scoperto dai media dell’esistenza di un presunto supertestimone capace di smentire l’alibi di Sempio sullo scontrino di Vigevano. Secondo i giornali, e secondo i carabinieri, Giuseppe Sempio direbbe alla moglie Daniela Ferrari: “Comunque lo scontrino lo hai fatto tu!”. Il che parrebbe una confessione del fatto che l’alibi sia stato “fabbricato” dalla madre, che era andata a Vigevano forse per incontrare l’amante. Poi però uno legge l’intera trascrizione e scopre che Giuseppe Sempio in realtà dice: “Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu (sospiro) secondo lui, ha detto che non lo hai fatto tu, non l’ha fatto il figlio, non l’ho fatto io, e va beh! Lo avrà fatto lui! (…) Ma robe da matti… che manica di diabolici”. Insomma: lo scontrino lo hai fatto tu oppure secondo lui lo hai fatto tu? Quel “secondo lui” può cambiare tutto. Ed è scontato che su questo, come su altre questioni, la difesa porterà avanti le proprie giustificazioni.
Gli avvocati potranno ad esempio contestare la ricostruzione sugli spostamenti fatti la mattina del 13 agosto da Sempio. Sintetizziamo: Andrea sostiene di essere uscito alle 10 in auto per andare a Vigevano, dove alle 10.18 avrebbe pagato il parcheggio. Questo lo scagionerebbe. Le celle telefoniche dell’epoca ne registrano la presenza a Garlasco alle 9.58. Secondo chi indaga, il presunto killer a Vigevano non ci sarebbe mai andato – tra le altre cose – perché non ce ne sarebbe stato fisicamente il tempo. Scrivono i carabinieri: “La distanza che intercorre da via Rossini 2 di Garlasco a Piazza Sant’Ambrogio 2 di Vigevano (percorso asseritamente fatto da Sempio quella mattina) è di km 16,7 percorribili in 22 min (ndr. tempo stimato alle 04:10 del mattino in assenza di traffico). Tale aspetto stride con i dati oggettivi, anche calcolando che i dati dichiarativi possano non essere precisi sull’esatto orario di partenza di Sempio da Garlasco. Se si considerano le dichiarazioni rese a sommarie informazioni testimoniali, e quindi come ora di partenza le 10:00, l’emissione del biglietto di parcheggio alle 10:18 appare improbabile. Il dato oggettivo può esser però desunto dall’orario in cui Sempio attiva per la prima volta in quella giornata la cella Vodafone PV0928, ovvero le 09:58 (…). Anche in questo caso, considerando la partenza dalle ore 09:58, l’emissione del tagliando del parcheggio alle ore 10:18 si colloca fuori da un limite temporale utile”.
Ok. Peccato però che la stima del tempo per arrivare da casa di Sempio a Vigevano sia stata fatta… con Google Maps. I carabinieri allegano anche lo screenshot. Visto che parliamo di metà agosto, giustamente gli investigatori scelgono di impostare come orario di partenza le 4.10 del mattino, forse per simulare una giornata agostana senza traffico. E così deducono che per arrivare dal punto di partenza al parcheggio ci vogliano 22 minuti. Peccato però che Google Maps non sia così preciso nel fornire le sue stime. Provate voi stessi. Se inserite i due indirizzi, vedrete che basta cambiare giorno per modificare la stima. Il giovedì (giorno della settimana impostato dai carabinieri) ci vogliono 22 minuti “in genere”. Ma di lunedì (giorno del delitto) ne bastano “in genere 20”, tempistica confermata anche da ViaMichelin. E due minuti su un tragitto di 22 significano quasi il 10% in meno, senza considerare l’ipotesi che Sempio abbia infranto i limiti di velocità, che l’orologio del parcheggio fosse sfasato anche di un solo minuto rispetto a quello della cella telefonica, eccetera eccetera eccetera. Insomma: con 22 minuti di tragitto, dalle 9.58 alle 10.18, in effetti non c’era il tempo tecnico per emettere quel biglietto. Ma con 20 minuti, forse sì.
Questo non vuol dire che Sempio sia davvero stato a Vigevano. I dubbi restano. Né che sia innocente. Ci dice solo di prendere con le pinze le analisi fornite dai carabinieri ai pm e inserite nel fascicolo di indagine. Perché poi il processo è tutta un’altra storia. L’assoluzione odierna del presunto assassino di Diabolik, ultras della Lazio, nonostante video, analisi antropometriche e testimonianze, ne è l’esempio lampante.
Giuseppe De Lorenzo, 8 maggio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra




