Garlasco, l’ira funesta di Selvaggia Lucarelli

La giornalista ha sparato tutta una serie di bordate contro la youtuber che ha svelato le strane operazioni degli inquirenti sul pc di Chiara

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garlasco stasi

Come è noto, in questi giorni è uscita l’ennesima cappellata (secondo una definizione usata dall’ufficiale dei carabinieri che all’epoca del delitto si è occupato in prima persone delle indagini) del pasticciaccio brutto di Garlasco. Si è infatti scoperto, grazie al lavoro del team della youtuber Bugalalla, che il giorno successivo al delitto i carabinieri di Vigevano, di loro iniziativa e, a quanto pare, senza nessuna indicazione del pubblico ministero competente, prelevarono dall’abitazione dei Poggi il computer della povera vittima e lo portarono in caserma.

Ebbene, non appena si è diffusa la notizia, è scesa in campo Selvaggia Lucarelli, la quale, vorrei ricordare, continua a ritenere certa la colpevolezza di Alberto Stasi, sebbene ha recentemente dichiarato che lo avrebbe assolto per quell’un per cento di incertezza che, bontà sua, resterebbe leggendo la sentenza di condanna. Tuttavia, in merito alla vicenda in oggetto, la popolare donna di spettacolo, che in questi anni si è specializzata nell’alzare palette in una nota competizione di ballo trasmessa dalla Rai, ha sparato tutta una serie di bordate ad alzo zero contro la citata Bugalalla e coloro i quali, a suo dire, hanno l’ardire “di andare dietro ad una youtuber di EmmeTeam”. In particolare, la nostra eroina se l’è presa con l’ottimo Pino Rinaldi, che esprime a mio avviso un garantismo che è ancora una merce piuttosto rara nel mondo dell’informazione.

“Credo che il livello più discutibile della narrazione di Garlasco – ha sentenziato – lo stiano toccando Pino Rinaldi e il tg La7”. Ma non basta, la Lucarelli avrebbe fornito l’argomento per mettere a tacere chiunque osa mettere in dubbio ciò che in molti considerano l’ennesimo errore investigativo di un elenco che sembra infinito. In sintesi, secondo la Lucarelli, “il 14 agosto 2007 erano stati registrati due accessi: uno dalle 16:10 alle 18:30, un altro dalle 20:14 alle 21:08. Tutto fu documentato, quindi,” conclude perentoria l’eclettica collaboratrice del Fatto Quotidiano.

E già, peccato che non sia affatto come la raccontano i sostenitori del quieto vivere “pagato” con appena una decina di anni di galera per un ex ragazzo che ha avuto la sfortuna di aver ritrovato il cadavere martoriato della sua fidanzata. Toc toc, egregia Lucarelli, gli accessi “registrati” non sono affatto il frutto di verbali che anche in quel periodo la procedura imponeva di redigere, bensì essi sono il risultato del certosino lavoro realizzato ben due anni dopo dai due periti – Alberto Porta e Daniele Occhetti – che, su incarico del giudice Vitelli, il quale assolse Stasi in primo grado, riuscirono a riportare in luce l’alibi informatico dell’imputato, alibi inavvertitamente cancellato da altri accessi abusivi degli stessi carabinieri.

D’altro canto, dato che il mandato dei periti non contemplava di scandagliare a fondo anche il pc della vittima, noi oggi non possiamo sapere cosa fu eventualmente manomesso in quel dispositivo e, altro mistero irrisolto, chi è per quale motivo prese l’iniziativa di maneggiarlo. In tal senso, vorrei sommessamente ricordare alla Lucarelli che Occhetti e Porta hanno più volte dichiarato nei vari programmi televisivi che nella loro perizia viene certificato a pagina 88 che ben 73,8% dei file sono stati oggetto di alterazione. Una alterazione che comprendeva anche l’incredibile cancellazione del cestino. Un atto che essi hanno considerato del tutto consapevole.

Dunque, mi permetto di ricordare alla giudice inflessibile di Ballando con le stelle, il grande Luigi Einaudi così si espresse in un suo famoso discorso: “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare.” Ed in merito a ciò che in questi mesi stiamo scoprendo sul pasticciaccio brutto di Garlasco, ancora oggi ne sappiamo ben poco in merito a ciò che realmente successo in quella casa la mattina del 13 agosto 2007.

Claudio Romiti, 5 gennaio 2025

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