Dunque, con l’intervento della procura di Brescia, la quale sta indagando su una presunta corruzione che vedrebbe protagonista l’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, il pasticciaccio brutto di Garlasco si sta allargando a macchia d’olio, facendo immaginare l’inimmaginabile fino a pochi mesi addietro.
Lo stesso Venditti è stato ascoltato dal Tribunale del Riesame, riservandosi di decidere entro 10 giorni se accogliere o meno la richiesta dell’indagato di annullare il sequestro dei suoi dispositivi informatici di cui, occorre sottolineare, l’ex magistrato ha rifiutato di fornire agli inquirenti le relative password di accesso. Inoltre, Domenico Aiello, l’avvocato di Venditti, in una conferenza stampa ha duramente attaccato l’iniziativa giudiziaria che sta coinvolgendo il suo assistito. Questo un significativo passaggio del suo intervento: “È passata l’equazione per cui è possibile mettere in dubbio la vita e l’attività di un magistrato non per le sue indagini, ma per fatti estranei alla sua carriera, alla sua onorabilità, al suo senso del dovere. È un’aggressione alla giustizia.”
Ora, non sappiamo se tutto ciò rappresenti “un’aggressione alla giustizia”, ma ci permettiamo solo di ricordare all’illustre avvocato che siamo tutti uguali di fronte alla legge, compresi i magistrati.
Aiello, in chiusura, ha sostenuto che la competenza territoriale sull’intera indagine, compreso il nuovo procedimento pavese contro Sempio, debba passare a Brescia: “Una volta che un’attività di indagine – dichiara il legale – ha portato alla scoperta di una presunta corruzione di un magistrato, tutta l’inchiesta deve essere trasferita. Non si possono scindere i fascicoli: è tutto connesso”.
Tuttavia, riguardo alla nuova indagine sull’omicidio di Garlasco, ormai molto avanzata, secondo i maligni la mossa giuridica tentata da Aiello potrebbe essere vista come un tentativo di rallentare o complicare il lavoro della Procura di Brescia, già alle prese con il pesante fascicolo relativo alla presunta corruzione in atti giudiziari.
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Per quanto riguarda l’indagine su Andrea Sempio, è emerso un dettaglio che potrebbe fare chiarezza sull’intricata vicenda. Daniela Ferrari, madre dell’indagato, ha raccontato ai magistrati di Pavia lo scorso 26 settembre i motivi per cui, nel 2016/2017, la sua famiglia aveva scelto di affidarsi all’avvocato Lovati: “Perché ci è costato solo poche centinaia di euro, e così l’avvocato Taccia – ha spiegato –. Abbiamo coperto solo le spese vive per pagare i diritti di cancelleria”.
Si tratta di una vera e propria bomba, dal momento che contrasta sia con quanto sostenuto dallo stesso Lovati – a cui è stata appeno revocato l’incarico – secondo cui egli sarebbe stato pagato profumatamente in contanti, e sia con le dichiarazioni del marito il quale agli inquirenti che hanno chiesto conto della stranezza di “aver speso sessantamila euro per tre avvocati per tre o quattro mesi”, ha risposto in questo modo: “Lo so che sembra strano, ma è così. Noi eravamo nelle loro mani, e non sapevamo una virgola di cosa facessero.”
A questo punto, se è vero come è vero che il diavolo si nasconde nei dettagli, questa ennesima contraddizione legata ad un oscuro passaggio di quattrini potrebbe svelare dove essi siano realmente finiti. Tutto ciò sempre partendo dal presupposto costituzionale che i due indagati del momento, Andrea Sempio e Mario Venditti, sono da considerarsi non colpevoli fino a prova contraria.
Claudio Romiti, 15 ottobre 2025
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