Garlasco, quei dubbi sulla scarpa a pallini

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Le notizie sull’ampia indagine che ruota sul delitto di Garlasco si susseguono a tambur battente. Mentre stavo riepilogando gli ultimi sviluppi, abbiamo appreso che Daniela Ferrari, la madre di Andrea Sempio, è stata condotta d’urgenza in ospedale per un improvviso malore. Le sue condizioni secondo i medici, i quali stanno mantenendo il massimo riserbo, non sarebbero gravi. Ciononostante Fabrizio Corona, dopo aver contribuito a gettare discredito sull’avvocato Massimo Lovati, su Istagram ha scritto che la donna avrebbe avuto un ictus.

Occorre inoltre ricordare che non è la prima volta che la signora Ferrari accusa un malore. Già lo scorso aprile, durante un’audizione al Comando provinciale dei carabinieri di Milano, la donna si era sentita male dopo poche domande e l’interrogatorio era stato immediatamente sospeso. Per la cronaca in quel frangente era in ballo il famoso e molto controverso scontrino del parcheggio di Vigevano, che secondo alcune indiscrezioni sarebbe stato dato alla donna da un amico.

Sul piano delle indagini stanno emergendo elementi critici che metterebbero in dubbio l’impronta (l’unica ritrovata secondo la prima indagine del 2007) di scarpa a pallini di tipo Frau numero 42, che all’epoca costituiva uno degli elementi indiziari usati contro Alberto Stasi.

Ebbene, come riporta un articolo pubblicato su il Giornale, in un servizio andato in onda durante la puntata del 15 ottobre di ignoto X, condotto su La7 da Giuseppe Rinaldi, è stato “spiegato che al numero 42 di quel tipo di suola corrisponde una misura di 29,5 cm, mentre il numero 44 la misura sarebbe di 30,66 cm. È stata quindi mostrata la tabella di conversione del piede proposta dal produttore delle scarpe che sarebbero state indossate dall’assassino. Al numero 42 corrisponde una misura del piede di 27 cm ma la suola della scarpa dovrebbe essere più grande della misura aggiungendo il margine di un centimetro previsto dal Ris, arriviamo a una misura dell’impronta della suola di 28 cm, che può corrispondere a una misura compresa tra il 43 e il 44″.

Inoltre, è doveroso aggiungere che duranti i vari processi che hanno coinvolto Stasi, non è mai stato dimostrato che quest’ultimo possedesse quel particolare modello di calzatura, mentre in sede di condanna ci si è accontentati del fatto che, mentre l’allora sospettato indossava scarpe taglia 41, in quel periodò comprò scarpe Geox taglia 42.

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D’altro canto, sarebbe molto interessante capire se nel luogo del delitto e nelle immediate vicinanze, vista la natura estremamente cruenta del crimine, fu realmente ritrovata una sola impronta, cosa francamente difficile da credere. Così come è altrettanto difficile da credere che l’assassino o gli assassini siano fuggiti in volo, dato che per l’appunto lo stesso Luciano Garofano, all’epoca comandante dei Ris, dichiarò che all’esterno di casa Poggi non fu rinvenuta alcuna traccia riconducibile all’efferato crimine.

Infine, vorrei segnalare a beneficio di chi intende approfondire l’intricata questione giudiziaria un libro fresco di pubblicazione scritto da Gianluca Zanella: Nel Sangue di Garlasco (il mistero oltre la sentenza, la verità oltre il silenzio), edito da Ponte Alle Grazie e reperibile anche su Amazon.

Nel sottotitolo c’è una frase choc di Oscar Cedrangolo, che sostenne la pubblica accusa in Cassazione quando fu confermata la condanna di Stasi e che in pochi conoscono: “Non sono in grado di stabilire se Alberto Stasi sia colpevole oppure no. E nemmeno voi”.

Claudio Romiti, 17 ottobre 2025

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