Le cose per il generale Luciano Garofano si stanno complicando. L’ex comandante del Ris di Parma, che nel 2007 indagò sul delitto di Garlasco, si trova al centro di un’altra bufera mediatica, i cui contorni sono francamente abbastanza inquietanti.
A far sollevare il polverone è stata ancora una volta la youtuber Bugalalla, al secolo Francesca Bugamelli, la quale si semplicemente limitata a divulgare alcune intercettazioni che, come riporta il sito Lapresse.it, “sono già depositati agli atti dell’inchiesta dalla Procura di Vigevano al termine delle indagini preliminari nel 2008 ed entrati nel fascicoli dei processi del 2009 davanti al gup Stefano Vitelli, del 2011 per la Corte d’assise d’appello di Milano, in Cassazione nel 2013, nell’appello bis del 2014 e nuovamente nella Cassazione definitiva del 2015”. Tali intercettazioni – sempre secondo quanto riportato nell’articolo, dimostrerebbero il “coinvolgimento dell’ex Generale dell’Arma dei Carabinieri e Comandante dei RIS, Luciano Garofano, nella diffusione di materiale riservato, nel mentre si svolgevano le indagini sulla morte di Chiara Poggi”.
Piuttosto blanda la reazione di Garofano, il quale, intervistato da LaPresse “ha fatto sapere di aver già inoltrato il materiale al proprio legale per le valutazioni del caso e ha parlato di registrazioni ‘decontestualizzate’”.
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In realtà, sebbene le conversazioni siano tutte da verificare, il loro contenuto e le persone coinvolte hanno un peso rilevante in questo colossale pasticcio giudiziario.
In particolare, ve ne sono due che risultano quanto meno imbarazzanti, ad essere molto cauti. Riportiamo per precisione il testo originale di parte di una telefonata trascritto dai carabinieri tra l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, avvocato della parte civile, e Rita Preda, la madre della povera Chiara Poggi: “Avvocato Tizzoni chiama Rita e Rita gli chiede delle foto che sono state pubblicate e l’avvocato gli dice che è stato il Col Garofano dei Ris di Parma che è amico della giornalista che ha fatto il servizio. Tizzoni si lamenta di tutte queste cose e – dice alla signora Preda – che comunque non bisogna dire niente a nessuno perché viene tutto frainteso e comunque – aggiunge Tizzoni- la loro primaria preoccupazione è quella di arrivare ad una soluzione”.
Difatti la soluzione sembra che poi arrivò, con la condanna a 16 anni, su una labile base indiziaria, di un ragazzo che era stato assolto per due volte consecutive. Tuttavia ancor più interessante è la seconda conversazione tra Tizzoni e la signora Preda, di cui riportiamo integralmente un breve passaggio in cui quest’ultima si rivolge al suo legale: “Quel giornalista lì del Tg5, venerdì mattina aveva cercato di far parlare mio marito, no? Ma mio marito gli ha detto: no guardi mi dispiace , io non ho niente da dire. E allora glielo dico io – riferendosi allo stesso giornalista – e gli ha detto tutto: ‘guardi secondo me è stato Alberto, perché ho parlato con il colonnello Garofano, insomma e gli ha spiegato tutto lui, tutta la sua teoria’”.
A mio avviso si tratta di materiale piuttosto scottante, qualora se ne dimostrasse la veridicità, per cui lascio al lettore la facoltà di trarre le sue conclusioni.
Mi limito solo a sottolineare per la centesima volta che tutto ciò che sta emergendo dal porto delle nebbie della prima indagine sta delineando un quadro sempre più inquietante. Un quadro prettamente shakespeariano che ci porta a dire che pare ci sia veramente del marcio in Lomellina.
Claudio Romiti, 23 febbraio 2026
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