Politica

Gaza: Landini, Albanese e Pro Pal nel panico. E ora per cosa si sciopera?

A certi personaggi diventati famosi con la guerra nella Striscia servirà il "reddito di propallanza"

Maurizio Landini e Francesca Albanese Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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In queste ultime ore è accaduto qualcosa che fino a qualche giorno fa sembrava lontanissimo, improbabile, irrealizzabile: Israele e Hamas hanno firmato la prima fase degli accordi di pace. Il primo step consiste nel ritiro delle truppe dalla striscia e nella restituzione degli ostaggi israeliani. Sì, i terroristi islamici consegneranno gli ostaggi ridotti alla fame da due anni nei tunnel di Gaza.

Insomma: Hamas si è rivelato più moderato e aperto alla diplomazia rispetto a tanti nostrani filosofi da piazza che, tra una consegna e l’altra delle chiavi di città, sostenevano una linea dura non solo senza paventare la possibilità di scambiare i prigionieri, ma addirittura facendo promettere a chi sosteneva questa idea di non dire più una simile eresia. Avete capito di chi si parla, no?

Ebbene, dobbiamo dirlo, alcune personalità, alcuni commentatori, alcuni santoni che in questi mesi sono diventati il punto di riferimento di una certa cultura del paese, sono legati col cordone ombelicale al conflitto di Gaza. A Gaza devono la loro notorietà, il loro andare in giro come Madonne Pellegrine tra applausi scroscianti e Kefiah utilizzate per asciugare i lacrimoni.

E quindi, un dubbio sorge spontaneo: che ne sarà di loro adesso? Qualora la pace dovesse davvero essere realtà, Israele e la Palestina imparare a coesistere, queste star dei nostri palinsesti, che faranno?

La vicenda ricorda a grandi linee il declino dei virologi dopo la fine della pandemia Covid. Si specializzeranno in altro? Rimarranno nell’ombra dei palinsesti e dentro l’urne dello share in vigile attesa? Chi può dirlo, vedremo. Eppure dai toni utilizzati anche in queste ore pare che molti membri dell’intellighenzia Pro Pal la pace non la vogliano proprio. Idealismo puro o mero spirito di sopravvivenza mediatico?

E poi ci sono i politici di sinistra e i sindacati. Parliamo di personaggi che durante le elezioni regionali, per racimolare qualche voto in più, hanno fatto a gara per riconoscere la Palestina. A livello regionale. Una mossa senza senso e di pancia, promesse che neanche Cetto la Qualunque avrebbe fatto a cuor leggero.

Parliamo di gente che non ha avuto nessun pelo sullo stomaco a condividere le piazze con chi ha esaltato il massacro del 7 ottobre, di gente senza scrupoli che non ha storto il naso nel vedere bandiere di Hamas ed Hezbollah sventolare nelle piazze di Roma, di Milano, di Bologna, di gente che pur di cercare di arrecare un danno all’esecutivo attuale non ha avuto alcuna preoccupazione nel titillare il radicalismo islamico e la violenza ormai sempre più affioranti nelle nostre città.

Ecco, che ne sarà di loro?

Si sta raggiungendo una pace nel Medio Oriente e tutti a cuor leggero guardano dall’altro lato del Mediterraneo, senza preoccuparsi dei problemi che avremo qui. Senza neanche accennare alle migliaia di persone, dai leader di partito agli studentelli dei collettivi, che avranno la necessità di essere ricollocati su altri temi, su altre professioni. E dovranno farlo in fretta, per non far capire all’elettorato e all’opinione pubblica che si è rotto il loro giocattolino.

E quindi, chi sta pensando a loro?

Per questo, dal profondo del cuore giunge una richiesta spassionata: il Governo prenda atto della crisi che investirà il settore delle piazze e introduca celermente il reddito di propallanza per far fronte alla perdita dell’impiego di tantissimi liberi professionisti tra sventolatori di bandiere, capetti politici, creatori di striscioni, graffitari antigovernativi, tenori da megafono.

Alessandro Bonelli, 9 ottobre 2025

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