Tutti liberi gli ostaggi vivi
Il 13 ottobre 2025 è stato un giorno importante per Israele e la Striscia di Gaza. Tutti i 20 ostaggi israeliani ancora in vita, rapiti durante l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, sono stati liberati. La consegna è avvenuta in due fasi: i primi sette ostaggi sono stati rilasciati alle 7 ora italiana, mentre gli altri tredici sono stati consegnati un paio d’ore dopo. Gli ostaggi, recuperati dalla Croce Rossa Internazionale, sono stati poi trasferiti al personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e portati a Re’im per visite mediche e il ricongiungimento con le loro famiglie.
Nomi e storie: chi sono gli ostaggi liberati
Tra i liberati ci sono diverse persone con storie di grande sofferenza. Guy Gilboa-Dalal, 24 anni, e Alon Ohel, 24 anni, erano stati rapiti mentre partecipavano al festival musicale Nova. Omri Miran, 48 anni, è stato sequestrato nel kibbutz Nahal Oz, dove anche la sua famiglia era stata tenuta prigioniera. Eitan Mor, guardia di sicurezza al festival Nova, aveva aiutato a evacuare persone ferite durante l’attacco.
Fra gli altri ostaggi rilasciati si trovano Matan Zangauker, rapito insieme alla sua ragazza dal kibbutz Nir Oz, e i gemelli Gali e Ziv Berman, di 28 anni, catturati nel kibbutz Kfar Aza. Altri nomi noti sono Maxim Herkin, ritornato dall’Ucraina appena una settimana prima della cattura, e Matan Angrest, un soldato di 22 anni in servizio lungo il confine con Gaza il giorno dell’attacco.
La piazza degli ostaggi: gioia e commozione
A Tel Aviv, in Piazza degli Ostaggi, grandi schermi hanno permesso ai partecipanti di seguire il rilascio in diretta. La piazza era gremita di cittadini israeliani, familiari e amici degli ostaggi. Molti tenevano in mano bandiere israeliane e cartelli di ringraziamento, mentre si applaudiva e si gridava di gioia a ogni nuova notizia. Durante l’evento sono state trasmesse alcune videochiamate tra ostaggi e le loro famiglie, che non li vedevano da due anni. “Stai tornando a casa. La guerra è finita”, ha detto Einav, madre di Matan Zangauker, al figlio durante una delle chiamate.
Trump: “Un nuovo inizio”
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato una figura chiave nella mediazione dell’accordo che ha portato alla liberazione degli ostaggi. Trump, atterrato in Israele la stessa mattina, ha definito questo evento “l’alba di un nuovo giorno”. Dopo aver parlato alla Knesset, il Parlamento israeliano, Trump si è recato a Sharm el-Sheikh per la cerimonia di firma ufficiale dell’accordo di pace, cui hanno partecipato anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu e altri leader arabi e mondiali.
Nel suo discorso Trump ha promesso che il piano di pace porterà stabilità nella regione e ha assicurato che la ricostruzione di Gaza inizierà immediatamente. “Questa potrebbe essere la cosa più importante che abbia mai fatto”, ha dichiarato il presidente statunitense ai giornalisti.
Scambio e tregua: i dettagli dell’accordo
Nell’ambito dell’accordo di pace, Israele ha garantito il rilascio di circa 2.000 prigionieri palestinesi, inclusi 250 ergastolani. Hamas, da parte sua, ha anche acconsentito a riconsegnare i corpi di 28 ostaggi israeliani deceduti durante i due anni di prigionia. Le prime fasi dello scambio hanno preso il via nella tarda mattinata, con prigionieri palestinesi già in movimento verso la loro liberazione.
Il cessate il fuoco, parte centrale del piano di pace, prevede inoltre la consegna di aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza. I leader mondiali, inclusi il presidente francese Emmanuel Macron e la premier italiana Giorgia Meloni, hanno salutato il rilascio degli ostaggi e l’inizio di questo nuovo percorso con dichiarazioni di speranza per una pace duratura.
La liberazione dei primi ostaggi
Alle 7:07 del mattino, dopo 736 giorni di prigionia, Hamas ha iniziato a rilasciare i primi ostaggi israeliani. Un momento storico che segna l’inizio di un delicato processo di scambio, mediato a livello internazionale, tra Israele e il movimento palestinese. I primi sette ostaggi sono stati consegnati alla Croce Rossa Internazionale e trasferiti all’IDF, l’esercito israeliano. A partire dalle 9, una seconda fase prevede la liberazione di altri 13 prigionieri.
Nel frattempo, decine di migliaia di palestinesi sfollati hanno cominciato a fare ritorno nei loro quartieri nella Striscia di Gaza, grazie alla temporanea tregua e alla ripresa del corridoio umanitario.
L’accordo di Sharm el Sheikh e il ruolo degli Stati Uniti
La liberazione degli ostaggi rientra nell’accordo di pace siglato a Sharm el Sheikh, con la mediazione di Egitto, Stati Uniti e altri attori internazionali. Proprio oggi, i presidenti Abdel Fattah al-Sisi e Donald Trump presiedono un “Vertice della Pace” nella località egiziana, con la partecipazione annunciata di oltre venti leader mondiali.
Il presidente Donald Trump, a bordo dell’Air Force One, ha seguito in diretta il rilascio dei primi ostaggi e ha dichiarato: “La guerra è finita”. Ha anche affermato di voler mettere piede a Gaza nei prossimi giorni e ha anticipato la creazione di un “consiglio di pace” per la ricostruzione dell’enclave palestinese.
Israele, dal canto suo, ha annunciato che conferirà a Trump la più alta onorificenza civile del Paese, come segno di riconoscenza per il suo ruolo chiave nella trattativa.
Le tappe del rilascio e i protagonisti
Il rilascio è avvenuto in due fasi. I primi sette ostaggi liberati sono:
-Gali Berman
-Ziv Berman
– Matan Angrest
– Alon Ohel
– Omri Miran
– Eitan Mor
– Guy Gilboa-Dallal
Le famiglie degli ostaggi, alcune radunate nella cosiddetta “Piazza degli Ostaggi” a Tel Aviv, sono state avvertite e hanno potuto parlare con i loro cari al telefono, dopo oltre due anni di silenzio.
Al contempo, 1.966 detenuti palestinesi sono stati preparati per il rilascio dalle prigioni israeliane, tra cui 250 condannati per terrorismo. Le squadre della Mezzaluna Rossa palestinese hanno cominciato i trasferimenti, in coordinamento con la Croce Rossa.
La scena a Gaza e Tel Aviv
A Deir al-Balah, i veicoli della Croce Rossa hanno effettuato i primi prelievi degli ostaggi. A Tel Aviv, sulla spiaggia, un enorme cartello di ringraziamento a Trump campeggia visibile anche dall’alto, per essere visto dal presidente americano durante l’atterraggio.
Sul piano umanitario, le Nazioni Unite hanno segnalato “progressi reali” nell’ingresso degli aiuti a Gaza. Dopo mesi di blocco, sono entrate forniture essenziali come farina, frutta, carne e gas per cucinare.
Scontri interni a Gaza
Nonostante il clima di tregua, tensioni interne persistono. Decine di morti sono stati registrati in scontri tra Hamas e il clan locale Doghmush, accusato di collaborazionismo con Israele. Tra le vittime, anche il giornalista Saleh Al-Jafarawi.
Un fragile cessate il fuoco
Trump ha ribadito di essere fiducioso sulla tenuta del cessate il fuoco: “Penso che reggerà”, ha dichiarato. Ma la situazione sul campo rimane estremamente fragile, con l’Iran che ha annunciato che non parteciperà al vertice di pace, accusando gli Stati Uniti di ostilità.


