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La guerra al terrorismo

Genova, arriva da rifugiato e invece è un terrorista

La procura di Genova ha smantellato un’organizzazione terroristica di 14 pakistani. Ora, sono sotto custodia cautelare in carcere

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Genova, prime ore del 7 giugno 2022. La procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo – ha concluso con successo una nuova operazione antiterroristica, portando all’arresto di 14 persone, tutte di origine pakistana.

L’operazione della procura di Genova

I fermati appartenevano al gruppo islamista di Hassan Zaher Mahmood, attentatore ventisettenne che, due anni fa, tentò di assaltare la vecchia sede parigina del giornale satirico Charlie Hebdo – già teatro delle atroci violenze del 7 gennaio 2015 – ferendo due persone a colpi di mannaia.

Come riportato dalle intercettazioni delle forze dell’ordine, i fondamentalisti appartenevano al gruppo “Gabar”, cellula terroristica con collegamenti in altri Stati europei, Francia e Spagna su tutti. Tanto per comprendere la rilevanza di questo movimento, essa sarebbe dietro la pianificazione dell’attacco del 25 settembre 2020, compiuto da Mahmood stesso. Il gruppo, due mesi prima degli arresti, si era anche scattato una foto sotto la Tour Eiffel, rivendicando quello che, ad oggi, suonerebbe come un vero e proprio monito: “Abbiate un po’ di pazienza. Ci vediamo sui campi di battaglia”.

L’operazione rimane tra le più importanti degli ultimi anni. L’Italia, quindi, mantiene il suo primato in termini di sicurezza antiterrorismo. Dal 2009 ad oggi, il nostro Paese è stato oggetto di un solo attentato, il 12 ottobre 2009, per mano del cittadino libico, Mohamed Game, contro la caserma Santa Barbara, ma senza causare alcuna vittima.

Proprio su tale “anomalia”, numerosi analisti internazionali si sono interrogati. Le operazioni terroristiche sono state sempre esigue, quasi nulle, nonostante la potenziale e pericolosa presenza della Città del Vaticano, inglobata nel nostro territorio, e le rivendicazioni contro la sede del pontefice. Tra le più importanti, nel 2016, in un’operazione congiunta tra polizia e carabinieri, quattro membri dell’Isis, residenti a Milano, vennero arrestati con l’accusa di voler pianificare un attacco contro il Vaticano. Anni prima, nel 2010, le forze dell’ordine intercettarono la telefonata dell’imam di Bergamo, Muhammad Hafiz Zulkifal, il quale affermava come “era importante eliminare il capo”, per poi scoprire che si trattava proprio di Papa Benedetto XVI.

Insomma, seppur i pericoli continueranno sempre a correre, il tasso di radicalizzazione rimane limitato, soprattutto rispetto all’esplosione di casi dei cugini francesi. In realtà, però, c’è anche un altro aspetto, non trascurabile, che necessita una doverosa analisi. Se è vero che l’Italia non è mai stata colpita direttamente dalle stragi islamiste, è altrettanto evidente come la nostra penisola sia stata il ponte tra Nordafrica ed il resto d’Europa. La stessa organizzazione terroristica, legata all’imam Bilal Bosnic, trovava nell’Italia settentrionale un suo fulcro logistico e militante, addestrando ed indottrinando più di 50 jihadisti.

Da rifugiato a terrorista…

Tutto ciò è rilevante anche per il caso in questione: uno dei pakistani del gruppo Gabar risiedeva in Italia, addirittura con lo status di rifugiato dal 2015. Tra le sue funzioni principali, vi erano l’acquisto di armi ed il reclutamento di nuovi terroristi. Proprio come avveniva con Bilal Bosnic.

Gli investigatori hanno presentato il fondamentalista sotto le iniziali T.Y. L’uomo era già stato perseguito dalla giustizia italiana con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – aggiungiamo noi: magari, proprio per alimentare quel ponte che l’Italia forma tra Africa ed Europa?

Numerosi video, pubblicati con la piattaforma Tik Tok, rappresentavano la cellula islamista, mentre usava coltelli ed armi da fuoco, mimando il segno del taglio della gola, tristemente famoso tra i militanti jihadisti. Nelle immagini, le forze dell’ordine hanno ravvisato messaggi con chiari riferimenti terroristici: “Tra due mesi compriamo armi”. E ancora: “Ora bisogna andare in ogni città e trovare quelle dieci persone che mi servono, più saremo, meglio è”.

Attualmente, tutti i soggetti sono sotto custodia cautelare in carcere, con l’accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale. Lo stesso capo della Direzione centrale polizia di prevenzione, Diego Parente, ha parlato di “una delle operazioni contro il radicalismo islamico tra le più importanti in Italia. Ha una dimensione europea”. Ancora una volta, una vittoria importante per il nostro Paese.

Matteo Milanesi, 8 giugno 2022