Cultura, tv e spettacoli

Giannini ne ha pestata un’altra: l’intervento sui disabili è miserabile

Il giornalista a Di Martedì discetta di longevità del governo ma scivola sulla vita "inutile" dei disabili in sedia a rotelle

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Ci sono frasi che oltrepassano il confine della polemica politica e precipitano in qualcosa di molto più misero: il disprezzo della dignità umana. Le parole pronunciate da Massimo Giannini nel corso della trasmissione La7 DiMartedì sulla vita “inutile” di chi trascorre anni su una sedia a rotelle non sono soltanto infelici. Sono culturalmente povere, moralmente sbagliate e profondamente offensive.

E lo sono ancora di più perché arrivano mentre l’Italia continua a portare nel cuore il ricordo di Alex Zanardi, uomo che ha rappresentato esattamente il contrario di quella visione cinica e degradante della vita. Zanardi non è stato un simbolo “nonostante” la disabilità. È diventato un simbolo proprio attraverso la sua capacità di trasformare il dolore in forza, la tragedia in esempio, la fragilità in energia.

Ridurre l’esistenza di una persona in carrozzina a una condizione di “inutilità” significa non aver compreso nulla né della disabilità né, soprattutto, della dignità umana. Significa ignorare milioni di persone che ogni giorno lavorano, studiano, amano, crescono figli, costruiscono relazioni, praticano sport e contribuiscono alla società convivendo con limitazioni fisiche spesso durissime. Persone che non chiedono pietà, ma rispetto.

La lezione di Zanardi era esattamente questa: il valore di una vita non si misura dall’efficienza fisica, ma dalla capacità di rialzarsi, di reagire, di continuare a dare qualcosa agli altri anche dopo essere stati travolti dal destino. Dopo l’incidente che gli cambiò la vita, avrebbe potuto scegliere il silenzio e il ritiro. Invece tornò a vincere, a sorridere, a motivare milioni di persone. Non cercava compassione: trasmetteva forza. Ed è per questo che gli italiani gli hanno voluto bene come a pochi altri. Perché incarnava un’idea alta, quasi eroica, dell’umanità.

Per questo certe parole non possono essere archiviate come una semplice “battuta infelice”. Nel dibattito pubblico si può attaccare un governo, criticare un avversario, contestare una scelta politica. Ma quando per colpire qualcuno si finisce per umiliare milioni di persone, si precipita in un livello indegno. Non è satira. Non è provocazione intelligente. Non è libertà di parola. È cattivo gusto trasformato in scorciatoia retorica.

C’è poi un’altra grande ipocrisia che non può passare inosservata. Se una frase simile fosse stata pronunciata da un opinionista appartenente a un’altra area culturale o politica, avremmo assistito a giorni di indignazione nazionale, editoriali scandalizzati, accuse di barbarie e richieste di ostracismo mediatico. Sarebbe stato evocato il fascismo, il linguaggio dell’odio, la deriva culturale. In questo caso, invece, molti minimizzano, sorvolano, giustificano.

Ma qui, sia chiaro, non c’entra la destra o la sinistra. Non c’entra l’ideologia. Qui c’entra qualcosa di più elementare: la sensibilità umana. E quando manca quella, resta soltanto la miseria.

Salvatore Di Bartolo, 7 maggio 2026


Questa la frase incriminata di Giannini:

Questa la sua risposta alle polemiche:

“Apprendo con sorpresa e amarezza di una polemica che mi riguarda, a proposito di una mia frase pronunciata a diMartedi, su La7. Chiunque la riascoltasse, può rendersi conto che, parlando dell’azione del governo rispetto alle emergenze del Paese, sono partito dall’accostamento fatto da Luca e Paolo tra ‘longevità’ e ‘immobilità’. Il mio ragionamento sulla vecchiaia, e sulla qualità della vita di chi attraversa quella stagione, non presupponeva in alcun modo un giudizio di disvalore nei confronti delle persone, in qualunque condizione si trovino”. A precisarlo è Massimo Giannini, che replica così alle critiche sollevate, tra gli altri, dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli. “Per capirlo – spiega il giornalista – basta ascoltare le mie parole, senza l’autotune del pregiudizio politico e ideologico, che invece usano a piene mani gli agit-prop del governo, col supporto dei soliti gazzettieri di complemento. Che la mia riflessione venga trasformata in un insulto ai disabili, o addirittura in un inno implicito all’eugenetica, qualifica solo chi ha voluto declinarla in questo modo”. “Se qualcuno in ogni caso si è sentito offeso, me ne scuso”, sottolinea ancora. “Ma vorrei che fosse chiara la strumentalità di certe accuse. Conosco la vera disabilità, anche per ragioni familiari. E il peso che ne porto, sul cuore e sulla coscienza, non mi consentirebbe mai di mancare di rispetto a chi la vive ogni giorno, con dolore e con amore”

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