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Giro d’Italia: la prova che siamo schiavi del Covid

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“C’è tutto un mondo intorno che gira ogni giorno e che fermare non potrai”, così recita un verso di una celebre canzone dei Matia Bazar scritta nel 1979.  Ma noi sembra proprio che non c’è siamo ancora accorti, dal momento che stiamo letteralmente vivendo dentro una bolla di regole e protocolli sanitari di una dimensione sconosciuta. È tale l’assuefazione alla nuova normalità dettata da Speranza, Ricciardi, Galli, Crisanti, Locatelli e chi più ne ha più ne metta, che abbiamo letteralmente perso il contatto con ciò che accade al di fuori dei nostri confini.

Tant’è che, nel corso della diretta Rai di domenica dedicata al Giro d’Italia, i due ottimi conduttori, il giornalista Francesco Pancani e l’ex ciclista Giada Borgato, sono letteralmente caduti dal pero non appena la carovana rosa è sconfinata in Slovenia. Notando che a bordo strada c’erano  numerosi assembramenti, con migliaia di appassionati privi persino della mascherina, è sfuggita loro più di una esclamazione di stupore. Qualcosa di simile a quella che deve aver espresso il primo uomo quando ha scoperto l’acqua calda. Ciò dimostra che più passa il tempo e più un intero Paese rischia di perdere completamente il contatto con la realtà, sprofondando in un delirio di massa il quale, anche a causa di una informazione in gran parte impresentabile, ci porta a leggere il mondo con gli occhiali distorti di un catastrofismo sempre più italiano.

Evidentemente, penserà chi continua a bersi le pozioni tossiche di chi continua raffigurare il Sars-Cov-2 come un implacabile raggio mortale, il nostro virus è così differente che non varca neppure i confini nazionali. Un virus che, per qualche strana congiunzione astrale, ha deciso di accanirsi in modo particolare contro gli italiani; ma solo quelli che vivono in patria.