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Gli 8 consigli politicamente scorretti contro l’inquinamento

Son lustri che ci riempiamo la bocca promettendoci misure strutturali per migliorare la qualità dell’aria urbana, e lustri che non si conclude nulla se non targhe-alterne-un-giorno-a-settimana, domeniche-a-piedi, blocchi estemporanei e simili palliativi, tanto fastidiosi quanto inutili. Fastidiosi perché la gente prende l’auto per bisogno, inutili perché le auto incidono per appena 1/3 all’inquinamento, e fermarle parzialmente e saltuariamente neanche sfiora il problema, vero o presunto che sia. Un altro terzo abbondante viene dal riscaldamento degli edifici, e il resto da attività industriali alle periferie e poi anche fattori naturali. Cosa fare, allora, per migliorare significativamente la qualità dell’aria cittadina? Ecco alcune misure strutturali.

1. Riavviare il nucleare. Se a Caorso ci fosse un reattore nucleare in funzione, Milano potrebbe riscaldarsi con l’elettricità, e l’inquinamento dell’aria d’inverno si ridurrebbe di un buon terzo.

2. Le grandi città italiane non hanno la rete di metropolitane delle compagne europee. Roma ha solo due linee e mezza. Milano è messa meglio, ma la rete non è capillare come dovrebbe. Lo fosse, una consistente frazione d’automobilisti troverebbe più conveniente spostarsi in metrò, e sarebbe come avere targhe alterne H24, 7 giorni su 7. Quindi, avviare grandi opere di ampliamento di reti di metrò.

3. Molti, clima permettendo, gradirebbero usare la bicicletta. Ma, volendo rientrare vivi a casa, non lo fanno. Nelle città ove ci sono, le piste ciclabili sono state pensate come il balocco della domenica: attraversano parchi o collegano la città con la frazione vicina. Bisognerebbe ripensarle. Esse devono essere: capillari, continue, ovunque protette e devono attraversare il cuore pulsante delle città, cosicché chi crede può sbrigare i propri affari in bici. Ho scritto “chi crede”: ognuno deve essere lasciato libero di usare il mezzo che preferisce, e se usa l’auto avrà i suoi buoni motivi. Non abbiamo bisogno di uno stato salutista che rammenti che pedalare fa bene alla salute. Cosa che non è sempre vera. È sufficiente uno stato che consenta, a chi vuole pedalare, di farlo in sicurezza. Ripeto: piste capillari, continue, e ovunque protette. Nella città dove lavoro, Modena, ce ne sono tantissime, ma tutte prive delle tre caratteristiche dette: quanto basta per scoraggiare molti potenziali ciclisti, a cominciare dai diecimila studenti universitari. Quindi, piste ciclabili à gogo in quelle città che si sviluppano in pianura (nessuno vuole arrivare al lavoro sudato).

4. Prive di adeguati parcheggi multipiano o sotterranei, le nostre città sono caotici garage a cielo aperto. Togliere le auto ferme dalla strada favorisce un flusso costante, che riduce l’inquinamento. Col beneficio aggiuntivo di avere un traffico snello. Nel complesso, le misure strutturali dette – nucleare, metrò, parcheggi multipiano o interrati, piste ciclabili ­– ridurrebbero l’inquinamento del 50-60%.

Inoltre:

5. Abbassare i limiti di velocità in città da 50 a 35 km/h. E farli rispettare! Se il flusso oltre a essere costante fosse anche più lento, l’inquinamento sarebbe vieppiù ridotto. Col beneficio aggiuntivo di guadagnarci in sicurezza: se un’auto t’investe a 60 km/h, è come se stramazzassi al suolo da 15 metri e la morte è quasi certa, se t’investe a 30 km/h è come se cadessi da poco più di 3 metri e te la cavi con un’ingessatura. Un minimo d’aritmetica dovrebbe convincerti che il guadagno di tempo è minimo: se percorri in città 10 km a 100 all’ora, arrivi in 6 minuti; se li percorri a 50 km/h arrivi in 12 minuti. Il guadagno di pochi minuti non vale la vita di un malcapitato pedone.

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