Gli estremisti antirazzisti e arcobaleno rovinano la democrazia

Due anni fa Sheri Berman, docente del Barnard College (Columbia University) e autrice di un importante saggio su Democracy and Dictatorship in Europe (Oxford U.P., 2019), pubblicò su The Guardian un articolo che mi è venuto in mente in queste settimane, Why Identity Politics Benefits the Right more than the Left. L’enfasi sull’identità e le differenze – era la sua tesi – sia pure dettata dalla sincera passione politica di chi si fa paladino dei gruppi discriminati (donne, neri, gay etc.), non rafforza la partecipazione autentica di cui ha bisogno una sana democrazia liberale ma esaspera la conflittualità in modo pericoloso. La differenza, infatti, diventa la linea attorno a cui si dispongono tutte quelle appartenenze trasversali che garantiscono, in una società moderna, come insegnò il geniale Georg Simmel, la convivenza civile.

Se a definire la nostra identità etico-sociale, ad esempio, è soprattutto la razza o la religione, tutti gli altri ruoli e tutti gli altri rapporti interpersonali passano in secondo piano. È questo, però che si propongono i seminatori di zizzania di cui parla il Vangelo secondo Matteo. Per loro, finché c’è guerra civile, c’è speranza e proprio per questo diventano i custodi gelosi dei simboli intesi a terrorizzare gli avversari (no pasaran!) e gli officianti dei riti civili delle tante feste celebrative. In Italia, grazie all’Anpi e alla “filosofia delle scuole italiane” ispirata ai valori dell’antifascismo e della Resistenza, non c’è quasi giornata in cui non si debba ricordare qualcosa e qualcuno, inginocchiarsi davanti a un monumento, deporre corone di fiori in qualche sacrario. Forse di nessuna tragedia storica si è tanto parlato – e si continua a parlare – come del fascismo, e, in particolare, del suo patetico epilogo saloino.

Un’alluvione continua di testimonianze: dall’ultima sopravvissuta dei Lager, divenuta quasi una nuova madonna pellegrina, al vecchio contadino che riuscì a salvarsi dal rastrellamento nazista, dalla denuncia di ciò che fecero le SS alle complicità (peraltro reali) dei loro camerati repubblichini. Ho l’impressione che questa demonizzazione se può dare un supplemento d’anima – e la canzone Bella ciao! – a movimenti effimeri come le sardine, può, altresì, avere un effetto contropro-ducente e per due ragioni. La prima, di ordine romantico, sta nel fascino dei vinti, si tratti dei Troiani o dei Sudisti, quanti di noi non hanno simpatizzato con Ettore o col generale Robert E. Lee? La seconda, di natura psicopatologica, sta nell’attrazione per il dannato, per il trasgressivo, per il Male. Indossare la camicia bruna ed esibire la svastica può dare al giovane nevrotico, introverso e complessato, un senso di superiorità, farlo sentire membro di una setta satanica che si abbatterà, implacabile, su quanti lo hanno umiliato. Sia i neo romantici che gli alienati mentali gratificano se stessi e danno lavoro ai “sentinelli” dell’antifa che, sia detto incidentalmente, hanno una conoscenza del fascismo storico pari a quella dei loro nemici mortali.

Tornando a Sheri Berman, un fenomeno analogo a quello italiano – e di cui dovrebbero venire spiegate le ragioni profonde – si sta verificando negli Stati Uniti. Qui non si lotta contro un fantasma del passato (il fascismo) ma contro qualcosa di ben più persistente e drammatico, il razzismo. Sennonché per la studiosa – antitrumpiana e di sinistra – non serve a nulla alzare barricate riversando su una metà dei cittadini statunitensi accuse di suprematismo omicida. La mera denuncia delle minacce all’identità inventate ad arte non porta lontano. I gruppi sociali che temono (a ragione o a torto) di veder scomparire il loro habitat culturale, per recuperare lucidità e sicurezza, debbono vedersi non isolati: «per limitare al meglio la loro intolleranza contro i diversi, debbono esaltare la loro identità», sentirsi tanti, uniti e forti.

Insomma, per fare un esempio facile, i Bavaresi, astenendosi dai cortei per ridurre la presenza di turchi e islamici, dovrebbero ritrovarsi, con genuino spirito comunitario, tutti all’Oktoberfest. È un’identità forte e sicura che neutralizza l’intolleranza non una rinuncia all’identità che si richiami ai valori universalisti e illuministi diffusi nelle classi colte. Berman, facendo tesoro di serie ricerche di psicologi e sociologi, che conoscono bene la società nordamericana, scrive che «chiamare le persone razziste quando non si vedono tali è controproducente». Escludendo i veri fanatici, che pure ci sono, «gli studi dimostrano che non tutti coloro che mostrano un comportamento intollerante hanno un animus razzista.

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12 Commenti

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  1. Questi signori che protestano “contro la violenza” mettendo a ferro e fuoco le città, sono la versione americana dei nostri rinomati “antifascisti”. Stessa incoerenza, ipocrisia, retorica, doppia morale, arroganza che qui in Italia ci sorbiamo da decenni.
    Quella gente per cui il principio base del vivere civile non è, come capisce chiunque con un minimo di raziocinio e genuino senso democratico, la libertà e l’essere contro la violenza, la sopraffazione, la dittatura in QUALUNQUE forma; ma essere solo e unicamente contro il “fascismo”, punto.
    Comportarsi come o peggio dei fascisti, appoggiare dittature come o peggio del fascismo, essere violenti, intolleranti, antidemocratici, commettere le peggiori porcate (Porzus, partigiani bianchi, etc), distruggere città (black bloc, centri sociali, etc), insultare brigate ebraiche va tutto benissimo, l’importante è essere “anti-fascisti”!!
    Quello che è riassunto perfettamente nella famosa frase di Flaiano (Maccari): “in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”.
    Questi in USA sono della stessa ipocritissima pasta e oltretutto, come i nostri fenomeni, sono talmente ottusi da non capire che questa continua caccia alle streghe anti-tutto è controproducente per la causa stessa che dicono di perseguire, perchè non fa altro che esasperare finanche i più moderati e civili, che per reazione sono portati su posizioni più estreme.
    Se vieni continuamente accusato di essere fascista, razzista, violento, maschilista, suprematista, bla bla bla e nel 90% dei casi non lo sei per nulla, puoi essere pure calmo e tollerante come Gesù o Buddha, ma alla fine ti cominciano a girare, è inevitabile…

  2. Siamo fortunati!…conosciamo tipo in confidenza con portinaia che annovera tra suoi inquilini signora la cui cugina ha una vecchia amica il cui nonno ha conosciuto il fratello di un parroco che era confessore di un…partigiano!…quindi sembrerebbe confermato siano esistiti (seppur ora estinti) per davvero!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  3. Intanto a Seattle si registra il fallimento, quasi comico, della comune antifascista. Come sempre, il modo migliore per annullare i compagni è lasciarli fare.

  4. Il razzismo dell’antirazzista.
    Il grande filosofo cattolico Augusto Del Noce, parlando del comportamento di una parte degli antifascisti e della violenza brutale ed omicida che hanno esercitato contro i fascisti o presunti tali dopo il 25 aprile e a Liberazione già da tempo avvenuta, scriveva che c’erano i fascisti e i fascisti-contro, mettendo tra questi ultimi una parte di quelli che si proclamavano antifascisti: adottavano, rovesciati, gli stessi metodi e contenuti dei primi.
    C’è il bianco che è razzista se discrimina gli altri per la razza, ma è razzista anche il nero se adotta lo stesso schema razzista verso chi è di razza diversa dalla sua, invocando la lotta al razzismo.
    Sono razzisti e razzisti-contro.
    La lotta alla discriminazione propria non può avvenire con la discriminazione degli altri.
    È discriminazione di razza pure questa.
    Cristoforo Colombo è Cristoforo Colombo.
    Non è Cristoforo Colombo “bianco”.
    Mandela è Mandela, non è Mandela “nero”.
    Poi si discute di tutto e di tutti.
    A partire da una base storica, di merito. Liberamente.

  5. Complimenti all’autore dell’articolo.
    Se uno nasce liberale tollerante e in vecchiaia si ritrova razzista, sovranisti, nazionalista, ecc., che sarà successo? O si sbaglia lui o la società ha preso una cattiva strada.

  6. Chissa’ se i Raimo, le Murgia, i Pedulla’, i Travagli sempre in travaglio perpetuo, i trolls penta-comunisti, e pure un tantino lavativi di questo forum, riusciranno a comprendere anche il 10% di questo stupendo intervento di Cofrancesco?

    • Sarei soddisfatto se codesti tristi figuri da lei citati: “Raimo, le Murgia, i Pedulla’, i Travagli” a cui vanno doverosamente aggiunti i pentagrulli, ne comprendessero il 2,00%.
      Vana speranza.

      • I personaggi citati trovalo la motivazione esistenziale (ed anche il pane quotidiano) nella tensione in cui vive la nostra società. Se fosse improvvisamente pacificata, tutti questi personaggi sparirebbero dalla scena. Se anche capissero l’intervento di Cofrancesco, si guarderebbero bene da trarne profitto.

        • Sig. Nicoletti concordo con lei. Sicuramente per i più convinti sinistrati l’articolo può non essere di facile comprensione ma a ben vedere importa poco. Come da Lei affermato l’unico scopo di certa parte politica e di pensiero, indipendentemente dal fatto che si definiscano “pacifisti”, è lo scontro sociale. Incapaci di proporre soluzioni costruttive in qualsiasi campo, sia esso sociale, politico od economico, l’importante è trovare un nemico a cui affibbiare tutte le colpe e le responsabilità del mondo arrivando, spesso e volentieri, a contraddirsi. Non per nulla gli antisovranisti di oggi erano i no-global di ieri, oppure se il primo giorno esaltano l’intoccabilità della donna, in quello dopo si inchinano alla ricchezza culturale degli immigrati e dell’Islam mentre, il terzo giorno, quando l’immigrato islamico violenta una donna considerata essere inferiore, vanno in cortocircuito e sanno solo piagnucolare addebitando le colpe ai soliti avversari di sempre.

          • Il Creatore si riposó il settimo giorno. Il nostro guaio é che il cretino di sinistra, anche violando le sacre norme sindacali, non riposa mai.

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