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Gli Italiani vogliono una Europa più forte davanti alla crisi. La ricerca di Changes Unipol

Fonte: Unipol
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Economia, difesa, politica estera: gli italiani desiderano che lUnione Europea eserciti maggiormente il proprio peso nelle tre grandi partite strategiche che vedono Stati Uniti, Russia e Cina mostrare i muscoli per dominare lo scacchiere internazionale. Lappello emerge dalla ricerca Instabilità globale. Europa sotto esame”, realizzata da Changes Unipol in collaborazione con Ipsos.

Il 60% vuole una Ue più solida
A chiedere un rafforzamento del ruolo dellUnione sono sei italiani su dieci, percentuale che sale al 70% tra i  Baby Boomer. Alla base, tuttavia, non c’è un moto di entusiasmo europeista, quanto piuttosto la diffusa consapevolezza che nessun Paese del vecchio continente possieda da solo la forza necessaria per affrontare le crisi globali. A dimostrarlo, anche con severe ricadute sulle nostre tasche, sono stati non solo il conflitto in Ucraina o la crisi dello stretto di Hormuz, ma anche i dazi imposti da Donald Trump.

Insomma, lUnione Europea ricorda spesso il vaso di terracotta circondato dai vasi di ferro evocato da Alessandro Manzoni, perché i suoi Stati si muovono in ordine sparso, rinunciando a giocare alla pari con chi, invece, come Stati Uniti, Russia e Cina, ragiona da potenza globale.

Ecco perché, sempre in base alla ricerca realizzata da Changes Unipol, oltre un terzo del campione (36%) vorrebbe una maggiore integrazione tra i Paesi del Vecchio Continente. Non manca però chi, allopposto (26%), è contrario a cedere ulteriore sovranità a Bruxelles, soprattutto tra le generazioni più giovani, che preferiscono fare leva sulla cooperazione tra gli Stati membri.

Fonte: Unipol

Italia più vulnerabile a causa di Bruxelles
Lo studio scandaglia quindi la percezione che gli italiani hanno dellUnione Europea. È interessante notare come, per il 38%, lappartenenza allUe aumenti la vulnerabilità del Paese, mentre soltanto il 26% la consideri una fonte di sicurezza. La forbice si allarga se si osservano tre fattori chiave: il peso internazionale dellItalia, la stabilità economica e il problema del caro energia. Molto incide lo spaccato generazionale.

Questa percezione non si traduce però in un rifiuto del progetto europeo, quanto nella richiesta di unevoluzione verso unEuropa più capace di agire. Non a caso, la priorità indicata trasversalmente da tutte le fasce detà riguarda il rafforzamento dellautonomia strategica dellUnione, in particolare nei settori dellenergia, delle materie prime e dei farmaci. A sostenerlo è il 41% degli italiani.

Preoccupa il caro vita
A orientare giudizi e preoccupazioni è soprattutto il caro vita (71%) con punte dell’82% tra i Baby Boomer. A questa paura diffusa si sommano poi timori specifici legati alle diverse fasi della vita come l’aumento delle tensioni sociali, gli attentati terroristici, la perdita di valore dei risparmi, laumento dei flussi migratori e vedere limita la libertà di viaggiare.

Fa riflettere che, a differenza del passato, quasi la metà degli italiani non si sente al sicuro né in Italia né in Europa e la sensazione peggiora verso i Paesi extraeuropei. A sentirsi più vulnerabili sono soprattutto i Baby Boomer: quasi uno su due in Italia e il 91% quando si considera il contesto globale. Opposto è la visione dei più giovani: il 60% della Generazione Z afferma di sentirsi sicuro in Italia e il 27% estende questa percezione allo scenario internazionale.

Tutto questo porta a una crescente fiducia verso le istituzioni percepite come più vicine e concrete. Protezione Civile e Forze dellOrdine rappresentano i principali punti di riferimento in caso di crisi. Resta centrale anche la NATO, che raccoglie la fiducia del 45% degli italiani, una quota particolarmente elevata tra i giovani.

Fonte: Unipol

 

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