La questione spinosa del passaggio all’auto elettrica in sostituzione della storica macchina a motore endotermico divide l’opinione pubblica da molto tempo. Conoscete ormai la mia posizione sul tema. Personalmente ho criticato più volte il cambiamento dall’endotermico all’elettrico come strada obbligatoria entro una data prefissata. Questo metodo potrebbe generare effetti avversi sull’ economia dei singoli cittadini, costretti ad acquistare un nuovo veicolo. Inoltre, il settore automobilistico con le filiere collegate subiranno con estrema probabilità una perdita di posti di lavoro tradizionali in determinati settori.
Un’altra questione spesso sottovalutata riguarda lo smaltimento delle batterie esauste. Senza tralasciare ovviamente il rischio di un eventuale blackout totale e gli effetti collaterali sulla mobilità. Oltretutto è prevedibile un incremento delle tasse per coprire i costi elevatissimi della transizione verde. In precedenti articoli ho anche segnalato il rischio della sicurezza informatica, infatti, ogni colonnina di ricarica rappresenta un endpoint dell’ecosistema IoT, ovvero un oggetto connesso alla rete, che può essere utilizzato come porta di ingresso per i cybercriminali. Non dimentichiamo i tempi di ricarica molto lunghi.
Ma, oltre le opinioni parlano i dati. Secondo l’Eurostat la crescita dell’auto elettrica procede, ma con forti rallentamenti e, l’Italia si posiziona addirittura al 27° posto per diffusione dei veicoli elettrici. Il calo d’interesse non riguarda solo la nostra nazione. Nel 2024 il mercato europeo ha subito il 6,1% di immatricolazioni in meno. Tante case automobilistiche stanno tornando alla produzione di macchine a motore endotermico come dimostra il recente caso della Porche Macan.
Non solo. Porsche in Germania ha avviato la procedura per un licenziamento collettivo nella controllata Cellforce Group GmbH, l’azienda che produce batterie di alta performance che doveva essere la svolta alla strategia elettrica del costruttore. Si parla di circa 200 dipendenti in meno nello stabilimento di Kirchentellinsfurt, vicino a Tubinga, su un totale di 286.
Il problema centrale resta quello economico. Però, esiste anche una questione culturale. Europei ed italiani sono anche affezionati alle proprie automobili, non dimentichiamo i famosi raduni storici. I soldi non sono tutto, quindi, gli incentivi non potranno sostistuire quel patrimonio di sentimenti connessi alla storia e alla vita dei veicoli tradizionali, compagni tecnologici di viaggio per uomini e donne. La transizione green dovrà risolvere non solo i problemi legati all’economia, ma anche quelli di una coscienza collettiva.
Carlo Toto, 24 agosto 2025
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