Commenti all'articolo Gli ultimi trenta Natali senza mio padre

Torna all'articolo
Avatar
guest
8 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
ARMANDO TERRAMOCCIA
ARMANDO TERRAMOCCIA
26 Dicembre 2019 14:02

Ho 70 ( settanta) anni , ho trascorso solo un Natale ( che non ricordo ) con mio padre deceduto quando avevo 18(diciotto)mesi. Ritengo fortunati tutti coloro che hanno potuto godere la vicinanza di un padre oltre quei 18mesi. Lei è stato un uomo fortunato. Io , se ne fossi capace , potrei scrivere cosa significhi vivere senza l’affetto ed i consigli di un padre.

giupor
giupor
25 Dicembre 2019 22:30

Caro dott. Serino,

Sento forte il suo sentimento di amore per suo papà. Empatia la mia forse derivata da esperienza simile. Mio padre morto il giorno del mio 14mo compleanno 55 anni fa ma sempre presente ad ogni passo importante della mia vita. Il rammarico di non averlo potuto conoscere a fondo perché ero troppo giovane per approfondire e fargli domande. L’ho conosciuto e rispettato anche grazie ai racconti che mi hanno fatto di lui i suoi amici, parenti e commilitoni partigiani delle nostre valli. In questi giorni ho visto il docufilm su Mario Gastaldi detto Bisagno, anche lui partigiano non comunista come fu mio padre, anche lui rispettoso della vita, anche dei nemici, e alla ricerca della Libertà. Mi è così ritornata alla mente una affermazione di mio padre: “Nonostante la guerra e la lotta partigiana sono stato furtunato a non aver mai ucciso un uomo…”. Nella sua breve vita è stato di esempio per i suoi figli e per quelli che lo hanno conosciuto. Povero forse ma rispettato. Buon Natale.

wisteria
wisteria
25 Dicembre 2019 18:22

Il Natale col passar degli anni diventa un po’ triste perché ogni anno si allunga la lista di quelli che ci hanno lasciato, ma se riusciamo a vederla come una festa religiosa possiamo passarla almeno serenamente.

Elisabetta
Elisabetta
25 Dicembre 2019 14:45

Stavo pensando se scrivere oppure no. Provai a raccoglire delle foto dei miei defunti per incastonarle dentro una cornice e porle su un ripiano. Non ce l’ho fatta. Quelle foto esistono ma chiuse dentro un album rinchiuso a sua volta dentro un armadio.e questo dopo almeno 20 anni dalla morte de mio padre e 30 da quella di mia madre. I loro oggetti di utlizzo quotidiano sono stati il giorno stesso del funerale portati via, tenendo solo alcuni che si potevano chiudere dentro i cassetti o armadi ripostiglio. La mobilia me la sono” persa” nei traslochi. Quello che mi rimane non lo voglio accostare a loro come ricordo ma come presenza mai persa. Loro sono qui, non sono mai andati via. Tant’è che questa non è la mia casa ma casa dei miei, tant’è che di mio ci sono gli arredi le suppelletili ma resta casa dei miei. Io sono un passaggio, un ospite, una figura casuale e transitoria con la funzione di custode dei ricordi ma dei loro, non dei miei, che ho rimosso. Gli psicologhi la chiamano rimozione da trauma. Ma sarebbe meglio definirla come dei files che metti nel cestino poi clicchi su elimina ma restano lì inaccessibili per chi non trova la chiave di accesso, ed io non la voglio trovare! Solo se penso al passato… Leggi il resto »