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Governo Meloni, i veri numeri dell’eredità di Draghi

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Mario Draghi ha lasciato il posto a Giorgia Meloni raccomandando di “tenere i conti pubblici in ordine” perché “i mercati potrebbero punire ogni passo falso”, come ha appena dimostrato la caduta nel giro di un mese di Liz Truss nel Regno Unito.

Allora, sotto il governo Draghi in meno di due anni il debito pubblico è salito, grazie a deficit del 7% l’anno, al 150% del PIL. Nel 2011 Draghi e Trichet fecero cadere il governo Berlusconi con Tremonti al Tesoro e Salvini e la Meloni (in posizioni non di rilievo) con la famosa lettera del 5 agosto 2011 in cui lo criticavano perché non portava a zero il deficit annuo più in fretta. Draghi e Trichet dicevano che Berlusconi avrebbe dovuto tagliare la spesa pubblica e ridurre un deficit pubblico che all’epoca era del 2,8% del PIL. Il debito pubblico totale allora era di 1,900 mld e circa il 118% del PIL.

Sotto Mario Draghi, è bene ripeterlo, abbiamo ora un deficit annuo intorno al 7% del PIL nel 2022 e il debito pubblico totale ha raggiunto i 2,700 mld, che sono il 150% del PIL.

Quindi con il centrodestra di Berlusconi ci fu la “crisi della spread”, istigata dall’attacco senza precedenti della Bce alla politica economica di un governo europeo (il nostro) quando il debito pubblico era il 118%. Con Draghi siamo al 150% del PIL come debito pubblico, con un aumento di oltre 25 punti percentuali dal 2019 dovuto ai lockdown adottati dal governo Conte, ma anche da Draghi. E quest’anno sfondiamo un deficit pubblico che è già al 7% per le sanzioni alla Russia promosse da Draghi (sua, tra l’altro, l’idea di sequestrare 450 miliardi di conti russi) che hanno creato un’esplosione dei costi dell’energia e anche di altre materie prime.

Con Draghi, oltre ad un debito pubblico al 150% e un deficit che non si vedeva da inizio anni ‘90 abbiamo anche inflazione al 9% dovuta oltre che alla crisi energetica alle politiche della BCE di Draghi di tassi a 0 per sette anni e di finanziamento dei deficit tramite la politica di QE (comprare BTP stampando euro).

Per tutti gli anni dell’euro, Draghi prima a Bankitalia e poi a Goldman Sachs e poi alla Bce ha predicato che non si poteva sforare il 3% di deficit annuo e anzi andava portato al pareggio tagliando la spesa e aumentando le tasse.

Poi sono stati imposti i lockdown chiudendo mezza economia (cosa inutile, come mostra l’esperienza della Svezia che non ne ha fatti) e improvvisamente tutti i vincoli finanziari sono spariti. Poi si è costruita l’emergenza energetica grazie alle sanzioni alla Russia, cioè sostituendo il gas russo che costerebbe meno di 20 euro per Mwh con quello liquefatto che arriva dall’America ed è costato finora tra 100 e 280 euro per MWh.

Al momento però la Banca Centrale Usa e quella inglese, causa inflazione al 9 o 10%, hanno smesso di stampare dollari e sterline per comprare i titoli di stato sul mercato (finanziando enormi deficit). La Bcenon ha smesso e l’euro è affondato, ma ora sta per smettere anche lei.

Abbiamo quindi per effetto delle politiche della Bce degli ultimi anni, delle politiche di lockdown e della politica di sanzioni, inflazione ai massimi da 40 anni e debito pubblico al 150% del Pil con deficit al 7%. Se non paghi in parte le bollette a famiglie e aziende ci sarà depressione e forse anche rivolte popolari, se ne paghi anche solo una parte il deficit va al 10%. In Uk Truss voleva spendere e l’hanno sostituita perché i bond inglesi sono saliti di rendimento dal 2 al 4,6%. Quelli italiani sono già al 4,5% e ora Meloni cosa farà? Se imita Truss rischia anche lei l’attacco speculativo sui Btp, se non fa niente affonda l’economia (mentre la Germania invece ad es spende 150 o 170 mld).

Siamo quindi in trappola e la colpa è delle politiche della Bce degli ultimi anni, delle politiche di lockdown e della politica di sanzioni. Cioè delle politiche promosse e suggerite e appoggiate in toto da Mario Draghi. Non si capisce come queste verità, elementari ed evidenti, siano assenti dal dibattito politico e si continui a fingere che Draghi abbia fatto qualcosa di diverso da danni, lasciando da gestire al nuovo governo una situazione disastrosa.

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, 25 ottobre 2022