Politica

Governo nel mirino, ultimo atto: “Segnalato per crimini di guerra”

La mossa di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni: denunciare Meloni&co. all'Ufficio della Corte Penale Internazionale per quello che succede a Gaza

Giorgia Meloni pensierosa davanti Palazzo Chigi Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Ormai è evidente: Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, i due leader di Alleanza Verdi-Sinistra, si svegliano ogni mattina con la brama di scoprire sempre nuovi e mirabolanti modi per attrarre consensi, ignari (o forse no) che talvolta questa attività disperata finisce per renderli delle caricature.

Questa volta però niente sassi in Parlamento o poster sventolati dai balconi… Peggio, molto peggio: la coppia ha annunciato l’intenzione di denunciare il governo italiano all’Ufficio della Procura della Corte Penale Internazionale (CPI) per complicità in presunti crimini di guerra legati al conflitto a Gaza.

Sì, avete letto bene: crimini di guerra. Come se l’Italia stesse bombardando civili o violando la Convenzione di Ginevra, mentre nella realtà si limita (come ogni altro Paese europeo) a mantenere relazioni diplomatiche con Israele e a fare ciò che ogni Stato fa da sempre: schierarsi con chi ritiene essere il partner migliore (o il meno peggio). E fra uno Stato democratico e un territorio in cui le ultime elezioni sono state vinte da Hamas

Ma torniamo all’invettiva dei gemelli del gol del nostro emiciclo: l’idea di portare un governo democraticamente eletto davanti a un tribunale internazionale per una linea politica condivisa da gran parte dell’Occidente non è solo giuridicamente infondata, ma sfiora l’assurdo. La Corte Penale Internazionale, nata per giudicare genocidi e crimini contro l’umanità, non è minimamente uno strumento da impugnare a mo’ di clava contro l’avversario politico. Eppure, in un’Italia dove certa sinistra ha ormai smarrito la capacità di fare opposizione sui contenuti tutto diventa pretesto per demonizzare, criminalizzare, delegittimare.

Siamo di fronte all’ennesima estrema manifestazione del “giustizialismo“, fenomeno tanto caro a una certa sinistra che, invece di confrontarsi sul merito delle scelte politiche, preferisce imboccare la scorciatoia giudiziaria. È una prassi vecchia, stanca e notoria. Il bottone che spesso viene schiacciato quando i compagni sono in apprensione.

Succede con l’attacco ridicolo a Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per aver bloccato uno sbarco di migranti: un processo spettacolarizzato, con tanto di tifoserie militanti e cortei di solidarietà, sfumato per il momento nel nulla giudiziario ma che vede la Procura accanirsi con il ricorso in Cassazione. Succedeva con il feroce linciaggio politico-mediatico nei confronti di Silvio Berlusconi, trasformato per anni in un bersaglio giudiziario permanente, con un tale accanimento da far sembrare la giustizia un surrogato del dibattito parlamentare.

Il principio è sempre lo stesso: non avendo idee né una reale visione della società attuale e dei suoi bisogni, la sinistra tenta di eliminare l’avversario con ogni mezzo. E così oggi tocca al governo Meloni, reo di non legittimare o coccolare dei banditi terroristi che hanno ridotto alla fame i palestinesi. Accusare il Governo di avere una corresponsabilità in dei crimini di guerra è una pantomima grottesca che scredita non solo chi la propone, ma l’intero concetto di responsabilità politica e getta discredito sulla nostra nazione, destra, sinistra o centro poco importa. Ma Bonelli e Fratoianni questo forse lo sanno già: e per questo cercano lo scalpore, l’indignazione, la copertina di qualche quotidiano rosso vergogna.

Perché confrontarsi sulla gestione dell’economia, dell’immigrazione o del lavoro quando puoi rifugiarti nella denuncia, nel tribunale, nell’accusa iperbolica? E così avanti tutta, con assoluta determinazione: il circo AVS è aperto, venghino siori venghino, sino alla prossima denunzia.

Alessandro Bonelli, 6 agosto 2025

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