Politica

Gramellini in cerca di umanità (nelle case degli altri)

Lo sfratto di Bologna e il racconto (distorto) di certi media. Quell'appartamento è di un proprietario che ha tutto il diritto di farci ciò che vuole

gramellini
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Nel mare magnum di perbenismo strappalacrime sorto a seguito dell’esecuzione di un paio di sfratti effettuati a Bologna per restituire alcuni immobili ai legittimi proprietari, ci si imbatte da ormai un giorno in una sequela di personaggi più o meno illustri che condannano la presunta violenza utilizzata e la veemenza delle forze dell’ordine, unitamente ad un millantato cinismo dei proprietari, accusati di essere avidi speculatori.

Uno dei leader del partito dei sentimentali indignati è sicuramente Massimo Gramellini che, nel caffé (sua rubrica quotidiana per il Corriere della Sera) di ieri mattina, si è lanciato in una intemerata contro i metodi delle forze dell’ordine, contro i proprietari delle case e persino contro le Istituzioni.

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’incipit; il titolo dell’editoriale è “A picconate”.

A leggerlo di primo acchito sembra quasi un’esclamazione di soddisfazione, come a suggerire che sia un bene prendere a picconate le occupazioni abusive. Ecco, se qualcuno, ieri mattina, si è fermato alla sola lettura del titolo e si è dato questa interpretazione, ha sicuramente passato una giornata migliore di chi ha letto tutto l’articolo. Perché la tesi di Gramellini fa davvero cadere le braccia: ‘’Mi rattrista il video dei tutori dell’ordine che sfondano a picconate la parete di un appartamento dove vive una madre single con tre figli”. Sicuramente il celebre scrittore non sa che chi ha preso a picconate il muro è stato niente meno che il proprietario dell’immobile, a riprova di quanto fosse evidentemente logorato per la situazione e per non poter disporre di un bene insindacabilmente e incontrovertibilmente suo. Suo, suo, suo. Non bisogna mai smettere di dirlo: a disporre di un bene deve sempre essere il proprietario. Non viviamo in un regime comunista, socialista, anarchico, grazie al cielo: la proprietà privata è sacra!

Poi parte la sferzata al famigerato “capitalismo abitativo”. Così, giusto per strizzare l’occhio a chi si lamenta perché non trova un bilocale in centro a Milano e piagnucola chiedendo prezzi calmierati, cercando una longa manus statale che ucciderebbe il libero mercato. Subito dopo però, il nostro buon Gramellini si fa un autogol perché scrive che “la signora pagava regolarmente l’affitto”. Fermi tutti! Se pagava l’affitto, allora ciò significa che non versava in una condizione di estrema indigenza; ergo avrebbe potuto attivarsi e trovare un altro immobile senza far scadere il suo contratto di locazione e occupare la casa, o no?

Nel periodo successivo lo scrittore compie un capolavoro di cerchiobottismo, ricordando che la settimana scorsa ha criticato Ilaria Salis per aver strumentalizzato la tragedia dei carabinieri uccisi. Almeno questo… Il problema è che questa bastonata viene sferzata solo per dare ai Salisiani una bella carota: “Davvero non si poteva offrire un’alternativa a quella famiglia disagiata che non fosse una camera d’albergo a 40 km?”. Il tripudio dello statalismo: le istituzioni si erano premurate per tempo di trovare una sistemazione, ma gli occupanti hanno rifiutato perché quaranta chilometri sembrano una distanza siderale quando evidentemente ci si può barricare dentro una casa non propria.

Sul resto, come la critica all’orario dello sfratto (forse Gramellini pensava che gli occupanti potessero selezionare l’opzione “late check out” come in hotel), si può facilmente glissare. Una cosa giusta, però, la dice: “25 righe sono poche per affrontare l’argomento”. Sì, soprattutto se lo si affronta con questo vittimismo, tipico di chi condanna uno sfratto solo perché la casa da riconsegnare non è la sua. Perché in tal caso altro che mancanza di umanità… Vero?

Alessandro Bonelli, 25 ottobre 2025

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