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Grand Canyon e Lake Powell, dove si respira lo spirito del Far West

Nel giro del mondo in quaranta giorni non si poteva non potevo non passare per i territori di Lonesome Dove, il libro che ho recensito in Biblioteca liberale recentemente, che meglio di mille saggi rende lo spirito del Far west e un po’ quello americano. E dunque Arizonan e Utah. Ovviamente si devono fare i giri canonici della Monument Valley e del Grand Canyon e del Lake Powell. Quest’ultimo forse per me è stato il più inaspettato. Una gigantesca diga che ha prodotto un lago.

L’intervento dell’uomo che ha modificato la natura a metà degli anni 60. E sullo sfondo quella centrale a carbone – pensate un po’ voi – da 2,5 Megawatt con le sue tre ciminiere, donate alla riserva indiana. L’uomo non può vincere con la natura, la deve assecondare, ma la può dirigire verso i suoi bisogni. Quella diga costata 280 milioni di dollari (agli attuali valori 2,5 miliardi) non solo si è ampiamente ripagata producento 3,6 miliardi di dollari di energia elettrica. Ma ha permesso ad alcune zone, vaste ed aride, di poter avere una propria economia, grazie a sistemi di pompaggio dell’acqua che hanno permesso la coltivazione di terre prima deserte.

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A Phonenix, capitale dell’Arizona, all’inizio del ‘900 vivevono poche centianaia di persone, oggi più di due milioni. All’epoca l’Arizona era invivibile. Oggi ha milioni di abitanti e un’economia che tira, anche grazie al turismo (e all’introduzione dell’aria condizionata). Non c’è una morale, ci sono i cowboy che hanno forzato la natura e per ora hanno portato a casa un risultato che è tutto là da vedere.

Nicola Porro, 22 agosto 2019

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8 Commenti

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  1. Caro Tullio,nn arretro dalla mia convinzione di un Bolsonaro “armato” dal regressismo mondiale legato alle logiche di conservazione di un potere che si autosostenta attraverso politiche a profilo,quando va bene,oligarchico.
    Nelle politiche di Lula,ribadisco,il lume che ha mosso l’azione politica era rivolto verso il progresso della parte maggioritaria,poverissima,in chiave di libertà di impresa e orientata verso il libero mercato.
    Partendo da sinistra,ma ciò è indifferente in codesto caso.
    Ciò che turba è l’ascesa di Bolsonaro cavalcando l’imchiesta “lava jato” di cui il giudice Moro sta sempre più emergendo essere il dominus incontrastato in ogni passaggio.
    Essere entrato come superministro nel governo Bolsonaro con delega a giustizia e sicurezza pubblica,è ovviamente un premio al suo operato.
    Operato che la Fohla di San Paolo dietro l’inchiesta di Glenn Greenwald,sta demolendo pezzo per pezzo.
    Lula era in testa a tutti i sondaggi,il carcere a breve per il rappresentante del pt dovrebbe terminare e per Bolsonaro,l’evento,porterà in dono tempi difficili.
    L’economia era ben equilibrata e sempre attenta a nn insistere sulla ricchezza distintivo di infamia sociale. Difatti la classe alta del Paese è sempre stata tutelata e financo sgravata fiscalmente sugli investimenti.
    Comunque nn mi ritengo interessato ad una disamina ferrea su dettagli tecnici per svelare la miglior ricetta economica atta al miglioramento umano.
    Resto del parere che attraverso una breve tratta di leggi sia possibile stabilire in una società il tessuto sociale idoneo al sostentamento di ogni individuo.
    Ma il tema è esteso e io volevo soltanto far risaltare una tua visione di Bolsonaro molto lontana da un’ottica liberale.

    • Gentile Orio,

      ero ben disposto e stavo per scrivere una lunga risposta, contestando, punto per punto, le sue ingenue osservazioni, ma credo che non ne valga la pena, ciò che lei sostiene, mi scusi, ma non è assolutamente serio:

      leggere che Lula era in testa in tutti i sondaggi…

      leggere che Lula ha fatto una politica di libero mercato…

      leggere che Sérgio Moro ha agito in mala fede…

      leggere che lei fa riferimento alla FOLHA DE SÃO PAULO, alias, FOICE DE SÃO PAULO (Falce di San Paolo) come ormai la chiamiamo da queste parti, quella che ha pubblicato una valanga di falsità grottesche e ridicole, perdendo la credibilità che aveva prima chela sinistra la gonfiasse di denaro, salvandola dal fallimento; ma lei sa che ha perso la maggior parte dei suoi lettori???

      Ancora iena volta, le chiedo di scusarmi, ma io non ho stomaco per leggere certe cose assurdità.

      Pertanto, mi spiace, non merita davvero ulteriori commentari… mi perdoni, ma se lo lasci dire: lei è assolutamente fuori strada, totalmente disinformato; ripete quello che continuano a dire i sostenitori dei delinquenti che ora sono – purtroppo solo in parte – giustamente finiti in galera o che in troppi, grazie alla generosa corte suprema – nominata da Lula e da Dilma – permette che scontino le rispettive condanne a domicilio.

      Legga piuttosto qualcosa di serio:

      – O ANTAGONISTA https://www.oantagonista.com

      oppure

      – CROSUÉ https://crusoe.com.br

      Poi, quando sarà un po’ meglio informato sul Brasile, possiamo discutere a livelli similari.

      Cordialmente, Tullio

      • Caro Tullio,hai fatto bene a nn lanciarti verso excursus dei quali si continuerebbe a cogliere un tuo integralismo identitario.
        Ho dato un’occhiata ai link che mi hai consigliato per “erudirmi” e debbo dire che nn sono rimasto per nulla sorpreso delle tue convinzioni.
        È stato un piacere leggerti,comunque.
        Nn posso prometterti di nn interagire ancora con te.
        Aldilà di tutto,sei una persona preparata che sta sul pezzo senza sviare su vie chiagnifottiste…e per un italiano dell’oggi è una rarità.

        • Gentile Orio,

          Senza alimentare la polemica sulle nostre profonde divergenze relative alle rispettive opinioni su Bolsnaro, Lula e Sérgio Moro, mi permetto di indicarle alcuni nomi di prestigiosi giornalisti brasiliani, davvero seri ed esenti da indottrinamenti; tutti – chi più e chi meno – di franca inclinazione liberale.

          In più di un’occasione non hanno risparmiato critiche nemmeno a Bolsonaro, principalmente per la sua eccessiva spontaneità e del suo sovente poco conciliante modo di esprimersi…

          Tuttavia, NESSUNO di loro, oserebbe mai sottoscrivere ciò che lei commenta su Bolsonaro ma soprattutto su Lula – che unanimemente definiscono un vero delinquente -, mentre Sérgio Moro è considerato da loro (senza esagerazione) un autentico eroe nazionale:

          – ALEXANDRE GARCIA
          – AUGUSTO NUNES
          – CLAUDIO DANTAS
          – DIOGO MAINARDI
          – FELIPE MOURA BRASIL
          – FERNANDO MITRE
          – JOSÉ MARIA TRINDADE
          – JOSÉ PINTO NÊUMANNE
          – JOSÉ ROBERTO GUZZO
          – MARCO ANTONIO VILLA
          – MÁRIO SABINO
          – RODRIGO CONSTANTINO
          – WILLIAM WAAK

          Cordialmente, Tullio

  2. Caro Tullio,debbo riconoscerti grande cultura dedotta da alcuni tuoi articoli letti sul tuo blog.
    D’altronde anche al Meluzzi riconosco tale erudizione “venduta” al,questo è un mio parere dedotto dalla sua ondivaga azione nell’alveo politico,miglior offerente.
    Nn sono in grado di ritagliarti un ruolo nelle dinamiche della politica e se ciò ti appartenga, oppure se ti diletti come battitore libero infatuato dei tuoi scritti.
    Ma ciò nn è dirimente,ma era per spiegarmi nello stroncare la tua visione edulcorata del Bolsonaro.
    Sono rimasto basito dalla tua visione brasiliana orientata verso la sua distruzione di una foresta fluviale di sicuro interesse mondiale,chiusa in una ordinazione complottista dove,novello colonizzatore,vorresti far passare le tue moderne collanine offerte ai tempi ai pellerossa e da te oggi descritte in una visione regressista imposta ai nativi di cui la privazione della civilizzazione consumista appare,tragicamente,uno sgarbo che soltanto una realtà bolscevica nega.
    Ma davero,davero?!?
    Bolsonaro è il Salvini brasiliano. Un servo sciocco di uno status quo reazionario per difesa dei propi fortilizi finanziari indispensabili per continuare a decidere le sorti del Mondo e che come AD del “gruppo multinazionale” ha messo il sig. Trump.
    Sicuramente Lula nn è stato un liberale,ne un liberalsocialista. Ma nemmeno un leader massimalista.
    La sua è stata una azione veramente legata allo sviluppo del propio Paese,ha dato una dignità diversa alle politiche di sinistra sganciandole dalle derive massimaliste che hanno sempre incistato le stesse.
    Il Brasile nn è divenuto una dittatura sudamericana “di sinistra” come tutte le altre che si rifanno alla stessa ideologia.
    Il Brasile di Lula ha costruito una economia di mercato in cui la redistribuzione era obbligata come unico dazio da pagare alla creazione di una classe media svincolata da una appartenenza partitica.
    Ci sono sempre state elezioni libere e il successo di Lula è,paradossalmente,l’attuale presidente Bolsonaro che ha come ministro della giustizia il giudice che ha “sterilizzato” lo stesso Lula e il suo partito.
    Comunque va bene così,il potere troppo a lungo detenuto crea discrepanze e rendite di posizione tramutabili facilmente in corruzione.
    Comunque portare il Brasile all’attuale livello economico-sociale,dopo anni di dittatura di destra estrema in cui il Paese era,al pari di Argentina e Cile fermato nello sviluppo da dettami USA,con una politica socialdemocratica nn mi pare da sottostimare.

    • Gentile Orio,

      intanto mi scuso se devo dilungarmi, ma il tema lo conosco fin troppo bene; inoltre, la ringrazio dell’apprezzamento che certamente non merito. Io non sono mai stato in politica, ma ho parenti che hanno fatto lunghe carriere in politica sia amministrative come parlamentari (di Sinistra) proprio qui in Brasile dove vivo da più decenni. Pertanto, mi deve scusare se credo di avere gli attributi per fare le mie affermazioni sia su Lula che su Bolsonaro che non ha molto in comune con il vostro Salvini che molti di voi consideravano un genio e che gli ultimi avvenimenti dimostrano che la sua prepotenza non gli ha affatto giovato.

      Allora, Bolsonaro – al quale ho riservato una lunga dedica http://www.liberalismowhig.com/2018/11/30/bolsonaro-2018/ –
      posso affermare che – fra i suoi eccellenti ministri – ha scelto un superministro dell’economia – Paulo Guedes – noto in tutto il Sudamerica per le sue posizioni liberali ad oltranza; infatti, è della Scuola economica di Chicago che è già un riferimento molto solido. È pure l’economista più prestigioso del Brasile ed ha anche partecipato all’organizzazione economica del Cile che, come sappiamo, è la più efficiente del Continente. Fra l’altro, proprio ieri, ha annunciato le prime 17 privatizzazioni delle oltre 130 società pubbliche, tutte regolarmente deficitarie ed apparecchiate a partire dai semi collettivisti di Fernando Henrique Cardoso e dai delinquenti comunisti arrivati al potere dopo di lui, e che giustamente ora scontano decenni di condanne anche in galera – non tutti ancora – ed in attesa di altre 5-6 ulteriori condanne per il miliardi e miliardi rubati ed altrettanti ricevuti dai “patrimonialisti” protetti e conniventi da tutto il deleterio sistema di corruzione meticolosamente organizzato della Sinistra corrotta che ha governato il Brasile negli ultimi 30 anni.

      Sui governi del quasi analfabeta Lula e l’analfabeta funzionale Dilma, poi ci sono già numerose pubblicazioni in circolazione che includono anche agghiaccianti storie di assassinati e non solo degli anni ’60 ma anche recenti (solo una decina morti) dei propri “compagni” che si erano accordi che qualcuno – e si sa anche chi – si metteva in tasca le estorsioni destinate al partito.

      Che Lula abbia fatto del bene al Brasile è la solita banale tesi esclusiva della Sinistra. Invece è il campione mondiale della corruzione organizzata; una corruzione mai vista in nessun altro Paese al mondo, in cui ricorrevano a metodi che in Europa nessuno commenta: perfino di urne elettorali elettroniche prodotte in Venezuela; “reddito di cittadinanza” a decine di milioni di Brasiliani, fra cui solo oltre mezzo milione di soggetti che magari circolavano con macchine di lusso importate (in Brasile queste costano oltre il doppio che in Europa)…
      Il BNDES (banca pubblica di sviluppo) captava capitali sul mercato internazionale a circa 15-16%/anno di interessi e Lula/Dilma li concedevano agli amici/compagni per opere pubbliche di cui il Brasile ha urgenza, ma le destinavano a Paesi socialisti (da Cuba al Venezuela, Angola, al Nicaragua ecc. ecc.) che non pagheranno MAI, di finanziamenti concessi alle società amiche ad interessi di 5-6%/anno; senza contare quelli che servivano per l’acquisto degli aerei personali degli amici de l”re”… Se non bastasse le rapine ai fondi di pensione ridotti al fallimento; tutto perfettamente documentato. Uno dei figli di Lula – modesto funzionario in un giardino zoologico, improvvisamente diventa azionista principale di niente meno che una importante società telefonica dal valori di miliardi…

      Insomma, potrei andare avanti per delle ore e non è per caso che Bolsonaro senza un vero partito, con tutti i media contrari, senza tempo in TV, mentre gli altri candidati avevano un tempo enorme per fare la loro pubblicità, con gli istituti che pubblicavano sondaggi pagati dalla Sinistra che davano Bolsonaro perdente contro tutti, quando la gente accoglieva a “uovate” per le strade le ricche carovane rosse di Lula (dei sindacalisti e del MST a pagamento), il solitario Bolsonaro era “ovazionato” dal pubblico che gridava di essersi riunito a suo favore gratuitamente… Tutti sapevano che avrebbe vinto le elezioni, tanto è vero che hanno cercato di assassinare anche lui: c’è mancato poco…

      Ma se lei non crede a ciò che sostengo, sul radicalismo dei governi passati, la consigli di informarsi un po’ su cos’è il FORO DEÃ PAULO che riunisce non solo i governi della Sinistra sudamericana, ma perfino i terroristi delle FARC colombiane ecc.

      Il Brasile stava per emulare il disastro del Venezuela e non è nessuna esagerazione; l’ultimo governo di estrema sinistra (dell’ex terrorista e dei suoi ministri ex terroristi) aveva già prodotto 14 milioni di disoccupati; sa cosa vuol dire tanta gente senza lavoro? decine di milioni di poveracci senza alcuna rendita; ragione per cui, eravamo finiti in una recessione mai conosciuta in tutta la storia del Brasile…

      Naturalmente, i detrattori di Bolsonaro lo hanno dipinto come razzista, fascista, omofobo e quant’altro; tutte sciocchezze perché difende la sua fede cristiana che un suo diritto, e detto da me che sono agnostico; difende inoltre la famiglia tradizionale e le scuole che educano e non indottrinano…

      Per ciò che concerne l’Amazzonia che da ex militare Bolsonaro conosce molto bene, sa benissimo ciò che succede nelle zone dove agiscono le ONG, pagate da gente come Soros ed altre fondazioni sotto l’egida dell’ONU, UNESCO ecc. sulle quali ci illustrano oltremodo bene le pubblicazioni di Pascal Bernard.

      Sugli ambientalisti, poi, c’è tutta una letteratura a parte che dimostra come si tratta di vera nuova religione carica di miti e grandi falsità alle quali ho dedicato più di una pagina in www.liberalismowhig.com

      Cordialmente, Tullio

      • C O R R E Z I O N E

        1) legga FORO DE SÃO PAULO

        2) Pascal Bernardi autore di:

        – MACHIAVEL PDEDAGOGUE: https://livre.fnac.com/a947163/Pascal-Bernardin-Machiavel-pedagogue#omnsearchpos=1

        E

        – L’EMPIRE ECOLOGIQUE OU LA SUBVERSION DE L’ECOLOGIE PAR LE MONDIALISME https://livre.fnac.com/a305810/Pascal-Bernardin-L-empire-ecologique-ou-La-subversion-de-l-ecologie-par-le-mondialisme

  3. Sì, sono zone bellissimi e diventate prospere anche con il turismo, senza compromettere l’ambiente, anzi.

    Ed i cattocomunisti del mondo intero, con le loro altamente politicizzate ONG vorrebbero che l’immenso interno del Brasile quasi disabitato, rimanesse selvaggio con gli indigeni vivendo come esseri miserabili e primitivi.

    Così, criticano il presidente Bolsonaro che vuole integrare zone quasi inesplorate e scarsamente abitate (meno di un abitante per chilometro quadrato), mentre i “globalisti”, eredi del collettivismo fallito, insieme alla ONU &C. vorrebbero mantenere le tribù protette dalla “corruzione” della civiltà capitalista e consumista, mantenendo gente che, invece, come noi ,aspira al progresso, gli gli altri che si dicono loro protettori, vorrebbero conservarle “intatte” come in un museo antropologico vivo.

    Per fortuna che è arrivato l’incorrotto Bolsonaro che darà anche agli indigeni l’opportunità di progredire, sviluppando attività economiche sostenibili, sfruttando le proprie ricchezze del suolo e le bellezze naturali e vivere la modernità con scuole, ospedali, energia elettrica come la maggioranza del resto del Paese, mentre la Chiesa – del nostro papa socialista – ed i soliti sinistri mancini di piantone, alleati agli indottrinati ambientalisti, vorrebbero destinare una zona più più vasta della stessa Europa ad una Popolazione sono il mezzo milione di abitanti che dovrebbero continuare a vivere nella primitività in capanne di paglia e di fango…

    In realtà, dietro al loro marchingegno c’è ben dell’altro: il progetto delll’internazionalizzazione dell’Amazzonia, con la creazione di nuove Nazioni indigene indipendenti da manovrare a piacimento.

    Ma l’ambiguo gioco è stato scoperto ed è finito; tuttavia, certi attivisti delle ONG ora, dopo aver perso i finanziamenti pubblici e i loro privilegi, pare si stiano vendicando, appiccando fuoco alle foreste, accusandone il nuovo governo liberale, colpevole, fra l’altro, di aver sconfitto i neo bolscevichi, in parte già in galera per i loro giganteschi miliardari scandali di corruzione.

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