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Grand Canyon e Lake Powell, dove si respira lo spirito del Far West

Nel giro del mondo in quaranta giorni non si poteva non potevo non passare per i territori di Lonesome Dove, il libro che ho recensito in Biblioteca liberale recentemente, che meglio di mille saggi rende lo spirito del Far west e un po’ quello americano. E dunque Arizonan e Utah. Ovviamente si devono fare i giri canonici della Monument Valley e del Grand Canyon e del Lake Powell. Quest’ultimo forse per me è stato il più inaspettato. Una gigantesca diga che ha prodotto un lago.

L’intervento dell’uomo che ha modificato la natura a metà degli anni 60. E sullo sfondo quella centrale a carbone – pensate un po’ voi – da 2,5 Megawatt con le sue tre ciminiere, donate alla riserva indiana. L’uomo non può vincere con la natura, la deve assecondare, ma la può dirigire verso i suoi bisogni. Quella diga costata 280 milioni di dollari (agli attuali valori 2,5 miliardi) non solo si è ampiamente ripagata producento 3,6 miliardi di dollari di energia elettrica. Ma ha permesso ad alcune zone, vaste ed aride, di poter avere una propria economia, grazie a sistemi di pompaggio dell’acqua che hanno permesso la coltivazione di terre prima deserte.

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A Phonenix, capitale dell’Arizona, all’inizio del ‘900 vivevono poche centianaia di persone, oggi più di due milioni. All’epoca l’Arizona era invivibile. Oggi ha milioni di abitanti e un’economia che tira, anche grazie al turismo (e all’introduzione dell’aria condizionata). Non c’è una morale, ci sono i cowboy che hanno forzato la natura e per ora hanno portato a casa un risultato che è tutto là da vedere.

Nicola Porro, 22 agosto 2019

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