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Grande idea Schlein: “Facciamo la tassa Mamdani”

Schlein lancia la sua “tassazione vera” sui patrimoni e sogna l'imposta a livello europeo

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C’è un’idea che non muore mai, una specie di riflesso condizionato della sinistra italiana: la patrimoniale. Basta pronunciare la parola “ricchezza” e subito, come per magia, si materializza la proposta di mettere una tassa in più a chi “ha troppo”. Non passa mese senza che nel Partito Democratico qualcuno, da Elly Schlein in giù, torni a parlarne come se fosse la soluzione di tutti i mali.  Ecco, proprio la segretaria dem è tornata alla carica.

L’ultima occasione è arrivata con la suggestione della cosiddetta “tassa Mamdani”, una minipatrimoniale che piace molto agli ambienti progressisti internazionali. Il nuovo idolo della sinistra vuole introdurre un aumento del 2% dell’imposta sui redditi per chi guadagna più di 1 milione di dollari all’anno e un rialzo l’aliquota fiscale sulle società dal 7,25% all’11,5%.. E naturalmente, Elly non si è tirata indietro: “Nella mozione unitaria fatta con le opposizioni c’è una tassazione vera sugli extraprofitti, non solo sulle banche ma anche sulle società energetiche e quelle del comparto della difesa. Qualcuno in questi anni ha continuato a fare extraprofitti. Noi siamo a favore di una tassazione a livello europeo sulle persone che hanno milioni a disposizione. Cioè una tassazione sui miliardari”.

Insomma, il sogno di una patrimoniale globale. La Schlein lo chiama “tassazione vera”, ma il concetto è sempre lo stesso: colpire chi ha di più, nella speranza che da lì sgorghi la giustizia sociale. È una vecchia ossessione che in Italia ricompare a ogni stagione elettorale, quando la sinistra cerca un nemico chiaro da indicare al proprio elettorato. E i ricchi, si sa, funzionano sempre. Non è la prima volta che la leader del Pd lo dice esplicitamente. In più di un’intervista ha ribadito che “la patrimoniale non è un tabù” e che serve una “tassazione equa sui grandi patrimoni”. Persino a livello internazionale il tema è diventato bandiera: Lula in Brasile e Sánchez in Spagna ne hanno parlato, e Schlein cita questi esempi come modelli da seguire.

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Peccato che la realtà sia, come sempre, più complessa. La patrimoniale, in tutte le sue versioni, non è una tassa “sui miliardari”: è una tassa sul risparmio, sulla proprietà, su chi ha costruito qualcosa nel tempo. E quando viene introdotta, alla fine, a pagarla non sono i grandi paperoni globali, che hanno società in mezzo mondo e consulenti pronti a spostare capitali in un click, ma la classe media. Quella che ha una casa di proprietà, qualche risparmio, magari un piccolo investimento.

La sinistra però continua a coltivare il mito della redistribuzione, anche se ogni volta che si prova a farla i conti non tornano. Non è un caso che in Francia, dove la patrimoniale è stata introdotta e poi in parte abolita, migliaia di imprenditori abbiano fatto le valigie. Eppure, niente: per il Pd l’idea rimane romantica, quasi ideologica. Nicola Fratoianni, ad esempio, ha recentemente ribadito che “è urgente farla, perché il tema della redistribuzione della ricchezza non può più essere eluso”. E da Avs a parte dei Cinque Stelle, il coro è lo stesso: tassare, redistribuire, riequilibrare.

Parlare di patrimoniale, in un contesto come l’Italia, suona come una provocazione. E soprattutto è un messaggio sbagliato: invece di incentivare chi investe, si manda il segnale che accumulare, costruire, risparmiare è un peccato da espiare. La Schlein lo presenta come un tema “di equità”, ma dietro quella parola si nasconde l’eterna ossessione della sinistra: non creare ricchezza, ma redistribuirla. È la differenza tra chi guarda al futuro e chi si aggrappa al passato. In un Paese che ha bisogno di lavoro, crescita, meno tasse e più fiducia, l’idea di una nuova imposta sul patrimonio somiglia più a un riflesso ideologico che a un progetto di governo.

La verità è che ogni volta che la sinistra parla di giustizia sociale, finisce per parlare di tasse. È la sua comfort zone, il suo linguaggio familiare. Solo che, alla lunga, le tasse non fanno giustizia: fanno solo scappare chi produce ricchezza. E quella sì che è una perdita che non si recupera più.

Franco Lodige, 6 novembre 2025

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