Francesca Albanese finisce al centro di un nuovo corto circuito politico-scolastico. È sempre lei. Stavolta il terreno di scontro non è un’aula parlamentare o un convegno internazionale, ma alcune scuole toscane. E come spesso accade, la domanda di fondo è una sola: dove finisce il confronto e dove inizia l’indottrinamento?
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha chiesto agli organi competenti di avviare un’“immediata ispezione” dopo gli incontri tenuti dalla Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, in due istituti scolastici. Il punto, per il ministero, non è il titolo della relatrice ma il contenuto degli interventi. Valditara spiega infatti “di aver letto su organi di stampa che la relatrice avrebbe rilasciato dichiarazioni che, se comprovate, potrebbero costituire ipotesi di reato. Le ispezioni – spiega – mirano a verificare la realtà dei fatti e la eventuale responsabilità degli organi scolastici coinvolti”.
Non è un’iniziativa isolata. A sollevare il caso è stato anche Alessandro Amorese, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione Istruzione alla Camera, secondo cui durante un webinar con oltre 150 classi Albanese “non solo ha tacciato il governo di essere complice di genocidio, ma ha invitato le classi ad occupare gli istituti per Gaza, istigando così un’ampia platea di studenti a commettere un reato”.
Accuse pesanti, che però vengono respinte dal Comitato docenti del Liceo Eugenio Montale di Pontedera. Per gli insegnanti “si è trattato di un’attività formativa condivisa con gli studenti, inserita nel quadro delle iniziative promosse dalla scuola per favorire la partecipazione democratica, la conoscenza delle istituzioni internazionali e il dialogo tra studenti e professionisti impegnati in contesti globali. È quindi del tutto infondata qualsiasi narrazione che veda la presenza della dott.ssa Albanese all’assemblea d’istituto degli studenti”.
Nel frattempo, dal ministero arriva anche una circolare firmata dalla capo dipartimento Carmela Palumbo, che richiama una nota del 7 novembre scorso. In quella comunicazione si “sottolineava l’importanza che la scelta di ospiti e relatori fosse volta a garantire il confronto tra posizioni diverse e pluraliste per consentire agli studenti di acquisire una conoscenza approfondita dei temi trattati e sviluppare il pensiero critico”. Un principio ribadito “anche alla luce di alcune recenti iniziative scolastiche che non sono apparse in linea con l’indicazione fornita, da intendersi quale direttiva per i dirigenti scolastici”.
Apriti cielo. Per l’opposizione si tratta di censura mascherata. Le deputate Pd Manzi e Malpezzi parlano di un provvedimento che “si limita la libertà delle scuole e impedisce che al loro interno si possano svolgere attività educative e di approfondimento in piena autonomia. Non si tratta di norme di buon senso, ma un vero e proprio bavaglio preventivo”. I Cinque Stelle rincarano la dose: “Non abbiamo certezze su cosa abbia detto Francesca Albanese, però questa improvvisa operazione di Valditara puzza parecchio di propaganda mascherata da zelo istituzionale”. Per la Rete degli studenti, le ispezioni rappresentano “una grave minaccia alla libertà di insegnamento nelle scuole”.
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C’è poi chi alza ulteriormente il tono. Laura Boldrini accusa il ministro di comportarsi come un “epuratore” e dichiara: “Il modello Valditara per la scuola punta a limitarne sempre più l’autonomia… Un’iniziativa da polizia politica, più che da ministro dell’istruzione… Ci opporremo a questa logica da regime in tutte le sedi necessarie”. Sulla stessa linea Arturo Scotto, che parla di “prove generali di un regime”.
A spegnere – almeno in parte – l’incendio ci prova il ministro della Difesa Guido Crosetto, che da Atreju sposta il fuoco della discussione: “Non sono per non far parlare Francesca Albanese perché tutte le volte che parla ci regala dei voti […] Penso che il governo italiano ha il dovere di difendere tutti i cittadini italiani”.
E forse è proprio questo il punto politico della vicenda: non chi può parlare, ma cosa è giusto dire davanti a studenti minorenni. Il resto, come spesso accade, è rumore di fondo.
Franco Lodige, 13 dicembre 2025
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