A seguito della pubblicazione presso la stampa israeliana delle 55 pagine di documentazione relativa ai giorni, mesi e anni precedenti il massacro del 7 ottobre 2023 ho avuto la possibilità di pubblicare sul quotidiano Il Tempo di Roma un articolo nel quale ho potuto spiegare e commentare le parti che a mio avviso sono fra le più importanti. In questi documenti sono raccolte le varie fasi dei contatti fra il governo e l’ufficio del Controllore di Stato che con 300 ispettori, esperti di varie materie, già da tre anni indaga sul massacro raccogliendo prove e interrogando persone informate sui fatti al fine di avere un dossier quanto più accurato nel momento in cui verrà creata la Commissione d’inchiesta che dovrà dare colpe e spiegare i motivi sulla totale impreparazione della sicurezza israeliana in quel giorno maledetto.
Ho letto con attenzione le 55 pagine che raccolgono in gran parte le domande del Controllore di Stato e del suo staff al primo ministro Benjamin Netanyahu e le risposte di quest’ultimo che, dati alla mano, ha messo in chiaro le situazioni e come, secondo lui, si sono venute a creare nel corso degli anni contesti mal gestiti dalla politica e dalla sicurezza interna dello Stato (controspionaggio). E anche la lettera del premier che accompagnava la loro divulgazione. Solo dopo aver tradotto ho riportato e commentato le parti che a mio avviso sono le più importanti. Considerando che da anni collaboro anche con il giornale online Nicolaporro.it, è utile a mio avviso che anche i lettori che mi seguono su questo sito abbiano chiaro il motivo della pubblicazione di queste pagine e perché, al di là del fatto in sé, sia necessario spiegare ulteriormente, anche a costo di essere ripetitivi, questa mossa del governo israeliano.
La pubblicazione di questi documenti riveste un’importanza particolare nell’ottica dello scontro fra la magistratura e il governo dello Stato Ebraico, un vero scontro frontale che, inutile girarci intorno, per molti aspetti è simile a quelli che da anni affrontano diversi governi di democrazie occidentali. Il canovaccio è lo stesso e ciò che è accaduto in Israele è già successo o, ne siamo convinti, accadrà altrove sotto forme diverse ma simili fra loro. Il fulcro della questione, la chiave di volta che va oltre l’importanza delle informazioni rivelate è l’intervento dell’Alta Corte di Giustizia che è entrata a gamba tesa e ha emesso un’ordinanza provvisoria e poi una condizionale che interrompe l’attività del Controllore di Stato sui fatti del 7 ottobre. Queste ordinanze che in altri momenti storici sarebbero sembrate barzellette, perché nessuno, neanche la magistratura, può arrogarsi il diritto di interrompere i contatti fra due organi dello stato miratamente a una questione così importante come fare chiarezza sulle domande di 1200 famiglie che hanno perso i loro cari, di quelle che hanno avuto i loro cari rapiti e sottoposti a violenze di tutti i tipi e di quelle che hanno perso mariti, padri e figli durante la guerra ancora in corso.
Quella della Corte Suprema è stata una presa di posizione che ha lasciato sconcerto perché il potere giudiziario non aveva mai bloccato un organo dello Stato, non si era mai verificata una situazione del genere e sono molti i giuristi convinti che questa mossa non sia legalmente valida perché il Controllore di Stato può, ma soprattutto deve, agire liberamente nell’interesse della nazione. Secondo queste ordinanze il governo avrebbe dovuto bloccare il passaggio di queste informazioni al Controllore di Stato e impedirne la pubblicazione. Questa posizione assunta contro tutte le regole di trasparenza è probabilmente il motivo che ha portato il premier Netanyahu a fare il perfetto contrario, mossa la sua che ha sbaragliato la fragile copertura e ha messo allo scoperto parti importanti che ora non potranno essere ignorate, insabbiate o annacquate. Che il colpo sia stato potente lo abbiamo registrato dalle reazioni della stampa, è bene mettere in chiaro che in Israele i più importanti canali televisivi e la quasi totalità delle testate giornalistiche sono a senso unico e hanno la convergenza che butta a sinistra e ora non potendo smentire i file pubblicati, si sono arrampicati sugli specchi andando a cercare il classico pelo nell’uovo in quelle pagine di documentazione che per motivi di sicurezza nazionale erano state censurate in parte o in toto.
La controaccusa al governo si è principalmente basata sul fatto che il premier non aveva dato il permesso di eliminare i capo terroristi di Hamas come Yahya Sinwar, il fratello Mohammed Sinwar e Mohammed Deif dimenticando che Israele in quei giorni era a un passo dal firmare la normalizzazione con l’Arabia Saudita per mezzo degli Accordi di Abramo e che l’eliminazione di quei soggetti avrebbe fatto saltare il tavolo di trattative. Lo scontro fra governo e magistratura è paragonabile a un frontale ad alta velocità dove da una parte c’è un organo dello Stato eletto democraticamente e dall’altra una sorta di casta che si occupa di politica senza che nessuno le abbia dato mandato per farlo. Il prossimo scontro, ne siamo sicuri, lo vedremo nel momento in cui dovrà essere composta la commissione d’inchiesta sui fatti del 7 ottobre.
La magistratura vuole arrogare a sé, come ha sempre fatto in passato, la decisione della composizione mentre il governo vuole che sia il parlamento, cioè i rappresentanti del popolo, a farlo. Non possiamo fare altro che attendere le prossime elezioni politiche generali, ci saranno nel 2026, per capire come tutto questo evolverà.
Michael Sfaradi, 15 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


