Esteri

Ho analizzato l’intervista a Lavrov (e ho capito perché il Corsera l’ha censurata)

Il Corriere ha torto marcio. E per capirlo bisogna leggere punto per punto tutto il testo

intervista a lavrov Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il fatto è noto: il Corriere della Sera chiede un’intervista al Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. Costui la concede, riceve le domande, invia le sue risposte, ma il Corsera sceglie di non pubblicare più nulla adducendo che «le risposte erano piene di accuse e tesi propagantistiche»; che è un modo come un altro per dire menzognere. Dopo aver letto l’intera intervista e il battibecco tra le parti, son giunto alla conclusione che il Corsera ha torto marcio e che nulla di menzognero v’è nelle parole di Lavrov. Vediamo perché.

Il Corsera ha torto perché, anche quando avesse riscontrato affermazioni non vere nelle risposte di Lavrov, avrebbe potuto: 1) fargliene notare prima di pubblicare ed eventualmente fargli correggere le risposte; 2) accompagnare l’intervista con un articolo di puntualizzazione; 3) intervistare in modo indipendente il contraddittorio che Lavrov rifiutava (e che il Corsera proponeva solo dopo aver letto le risposte del Ministro). Inoltre, come vedremo, se qualcosa di poco veritiero c’è, questo è nelle domande del Corsera. Ma procediamo con le parole del Ministro che potrebbero essere considerate non solo «di parte» (com’è ovvio che fossero), ma menzognere. Se non diversamente specificato, il virgolettato che segue sono parole di Lavrov.

  • «Violento colpo di stato anticostituzionale a Kiev, organizzato dall’amministrazione Obama nel febbraio 2014». La frase è vera: con verdetto dell’ottobre 2023, lo stesso Tribunale di Kiev riconobbe che i fatti di Euro-Maidan del febbraio 2014 furono un colpo di Stato. E fu la stessa responsabile agli affari euroasiatici, Victoria Nuland, sia in conferenza pubblica che in telefonata privata (intercettata e pubblicata nei quotidiani americani) con l’Ambasciatore americano a Kiev, Geoffrey Pyatt, a togliere ogni dubbio sul coinvolgimento USA sia di quei fatti del 2014 che delle rivoluzioni Arancioni del 2004.
  • «Il regime di Kiev aveva etichettato come “subumani”, e “terroristi” gli ucraini del Donbass e delle regioni separatiste». Non so specificamente a quando risale l’appellativo di “subumani” lamentato da Lavrov, però Petro Poroshenko, presidente ucraino eletto a valle del colpo di Stato del 2014, in pubblico comizio (tuttora ascoltabile su Youtube), pronunciava queste parole: “Noi avremo un lavoro e loro no. Noi manderemo a scuola i nostri figli, loro li dovranno nascondere nelle cantine”, dove “noi” sono gli ucraini-ucraini e “loro” gli “ucraini-russofoni separatisti”. E con decreto presidenziale n.875/14 predisponeva la sospensione di qualunque trasferimento economico (stipendi, pensioni, sussidi sociali, pensioni) agli abitanti delle regioni che, dopo il colpo di Stato, pensarono di separarsi dal governo centrale. E, in effetti, il governo centrale tra il 2014 e il 2022 bombardava il Donbass, considerato covo di “terroristi”.
  • «Piuttosto che verso una pace duratura e stabile i padroni europei di Zelensky stanno trascinando verso il cessate il fuoco, a causa della loro ossessiva intenzione di ottenere un po’ di tregua e iniettare al regime nazista più armi per continuare la guerra contro la Russia». Anche questa frase è vera. La Ue – questa è cronaca, non fantasia di Lavrov – ha respinto ogni proposta di pace della Russia e che la stessa Russia garantiva come soluzione duratura e stabile. Il mantra Eu è sempre stato quello di “cessare il fuoco”, cioè di arresto momentaneo del conflitto in vista di una sua ripresa.
  • Alla domanda del Corsera del «perché la Russia non sembra riuscire a sferrare un attacco decisivo», la risposta di Lavrov è: «L’operazione militare speciale non è una guerra per i territori, ma un’operazione per a) salvare la vita di milioni di persone che la giunta di Kiev cerca di sradicare legalmente, proibendone la storia, la lingua e la cultura, e fisicamente, utilizzando armi occidentali; e b) garantire la sicurezza della Russia. Noi stiamo risparmiando le persone. Le nostre forze armate stanno sferrando attacchi ad alta precisione esclusivamente contro obiettivi militari e le relative infrastrutture di trasporto ed energetiche». Naturalmente noi non sapremmo se questa affermazione sia veritiera o meno, se non fosse che sono gli stessi media occidentali che danno notizie del tipo: “la Russia ha lanciato centinaia di droni e decine di missili contro Kiev e dintorni, provocando 3 morti e 15 feriti”. L’ultima del 14 novembre è: “la Russia ha lanciato 430 droni e 18 missili: 6 morti e 34 feriti.” Se centinaia di droni e decine di missili causano le dette perdite, allora è evidente che la Russia non colpisce a caso e non mira a uccidere persone. Il che, tra l’altro, spiega la lentezza con cui il fronte si muove. Per paragone: il 19 luglio del 1943 Roma fu bombardata dalle forze Alleate (cioè dagli Usa): oltre 1500 morti e oltre 10.000 feriti.
  • Il Corsera ha da ridire anche sulla «felpa [di Lavrov] con la scritta “URSS”, vista come una conferma dell’ambizione di Lavrov di ricreare l’ex spazio sovietico». Domanda tipicamente levantina e provinciale, quella del Corsera. Risponde Lavrov: «Ho anche una maglietta con lo stemma nazionale dell’Impero russo, ma questo non significa che voglia restaurarlo».
  • Il Corsera insiste: «se uno degli obiettivi dell’operazione militare speciale era di riportare l’Ucraina sotto l’influenza russa…». Chiarisce Lavrov: «Non si tratta di sfere di influenza, ma del ritorno dell’Ucraina a uno status neutrale, non allineato e non nucleare: questi obblighi sono stati sanciti dalla Dichiarazione di Indipendenza dell’Ucraina del 1990 e dalla sua Costituzione, ed è stato proprio in vista di questi obblighi dichiarati che la Russia ha riconosciuto l’indipendenza dello Stato ucraino». Ecco perché il Corsera non ha voluto pubblicare l’intervista: veniva sbugiardato il mantra occidentale sulle mire espansionistiche di Mosca. Come scrivevamo qui già oltre un anno fa, il nodo cruciale della questione sta nella “Dichiarazione del 1990” (16 luglio), ove l’Ucraina aveva “solennemente” assicurato neutralità militare, cosa ribadita nella Costituzione del 1996. Fu in base a questa “solenne” promessa che Mosca fu la prima a riconoscere indipendenza, sovranità e integrità territoriale.
  • «L’Unione Europea, si sta rapidamente trasformando in un blocco militare aggressivo». E come dargli torto? Abbiamo il piano Rearm-EU da 800 miliardi di Ursula von der Leyen.
  • «Germania, Italia e Giappone, hanno recentemente iniziato a votare contro la risoluzione annuale dell’Assemblea Generale sull’inaccettabilità dell’esaltazione del nazismo». Forse Lavrov mente su questo? Non lo so: bisognerebbe cercare tra gli archivi dell’Onu su queste votazioni.
  • «È possibile ripristinare i rapporti con l’Europa?» chiede il Corsera. Risponde «Lavrov: «Quando questa ossessione russofoba – non riesco a trovare un’espressione migliore – svanirà, saremo aperti ai contatti». Forse Lavrov s’inventa «l’ossessione russofoba»? Direi di no se solo si pensa agli eventi culturali che solo in Italia sono stati cancellati perché avevano personaggi russi tra i protagonisti.
  • Domanda del Corsera: «L’Italia porta con sé l’etichetta di Paese ostile, come lei ha ripetuto più volte». Sergey Lavrov: «Per la Russia, non ci sono nazioni o popoli ostili, ma ci sono paesi con governi ostili. E poiché questo è il caso di Roma, le relazioni tra Russia e Italia stanno attraversando la crisi più grave della storia del dopoguerra. Non siamo stati noi a dare il via alla questione. La facilità e la rapidità con cui l’Italia si è unita a coloro che scommettevano sull’infliggere quella che definivano una sconfitta strategica alla Russia, e il fatto che le azioni dell’Italia siano contrarie ai suoi interessi nazionali, ci hanno davvero sorpreso. Finora, non abbiamo visto alcuna iniziativa significativa per cambiare questo approccio aggressivo. Roma persiste nel fornire il suo sostegno a tutto tondo ai neonazisti di Kiev. Il suo risoluto tentativo di recidere tutti i legami culturali e i contatti con la società civile è altrettanto sconcertante. Le autorità italiane hanno annullato le esibizioni di eminenti direttori d’orchestra e cantanti lirici russi». Le parole di Lavrov hanno conferma nei fatti di cronaca come ci sono raccontati dai nostri media. Gli attacchi di Sergio Mattarella a Mosca sono memorabili.

In conclusione: il Corriere non ha pubblicato perché non aveva obiezioni da controbattere e Lavrov ha demolito tutta la narrazione dallo stesso Corriere sostenuta per oltre tre anni.

Franco Battaglia, 16 novembre 2025

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