Jean Cocteau diceva: “Gli americani sono gente buffa: prima tu li sciocchi, dopo loro ti infilano in un museo”. Aveva ragione: il comunismo è robaccia museale, vasellame della storia anche se cercano sempre di rinnovarlo, puntualmente nel peggio. Perché il comunismo non è ideologia di fratellanza ma di odio, esattamente come l’islamismo con cui oggi si aggroviglia: si trovano, sono fatti della stessa crudeltà e della stessa falsità. E allora, se la rivoluzione non riesce affidandola al proletariato, la si scarica sui dannati della terra, se falliscono anche quelli si transa sulle “minoranze” gender, se non va ancora si usano i mocciosi non imputabili e non punibili. Nel mentre, si continua ad occupare “le fortezze e casematte”, per dire i centri della cultura, della burocrazia, insomma l’ “orga”, come i brigatisti chiamavano l’organizzazione, la struttura: e le casematte determinano il pensiero, lo plasmano e lo obbligano. Una gip propal manda a casa un casinista propal in forti sospetti di terrorismo (ulteriormente svelati da una nuova inchiesta del “Giornale”) e lo fa con 37 pagine di motivazioni assai poco giuridiche, del tutto ideal-ideologiche che servono a puntellare le ragioni di diritto: ecco le casematte. Ma il comunismo, se pure cambia i suoi colori, da rosso a verde a arcobaleno, rimane quel grigiore là, quella roba là, e, un bel giorno, è come se tutta quella polvere sottile venisse brutalmente scrollata dalle spalle della Storia e rivelasse altro. Il trionfo del capitalismo che il comunismo voleva, vorrà sempre abbattere, ma per finta; ma domani; perché domani è un altro giorno.
La sede, tetra, minacciosa, potente, delle Botteghe Oscure, il tempio del più grande partito comunista dell’occidente, il nostro. È diventata un hotel a 5 stelle (ci finirà pure la nomenklatura grillina, per coerenza e attrazione fatale?). E più comunismo vuoi respirare, più devi pagare: 600 euro per dormire dove c’era l’ufficio del segretario Berlinguer: è sempre carta di credito. Il vecchio Bottegone, ultima thule dei trinariciuti, è stato affittato da Angelucci a un’azienda americana che ne ha fatto alberto extra-extra-extralusso tra un busto di Gramsci e l’androne di Giò Pomodoro; lo racconta, immaginiamo con sconsolazione d’ordinanza, Concetto Vecchio su Repubblica: “Il balcone da cui si affacciava Enrico Berlinguer è quello della stanza 207 al terzo piano. L’ufficio del segretario, compatto e sobrio, è diventato una camera d’albergo del Thompson Rome, hotel a cinque stelle in via delle Botteghe Oscure, che ha appena aperto i battenti proprio nel palazzo che nel Novecento ha ospitato, per quasi cinquant’anni, la sede del Pci. Proprietà americana. Design da riviste patinate. Librerie. C’è anche un libro su Maradona. Profumi delicati. Musica fusion soffusa. Ore 17. Ricchi stranieri consumano drink in quella che qui chiamano la lobby lounge. «Il signore gradisce qualcosa?».
Ahi, querida, che dolores. Ibàrruri. Roba americana, per giunta: neanche cubana, neanche messicana, altro che Zapata, come minimo le stanze offriranno pregiatissimi dipinti di Frida Khalo o le serigrafie costosissime di Mao by Warhol, uno che aveva capito tutto. Com’è che si dice? Corsi e ricorsi storici? La storia che si presenta due volte, la prima in tragedia la seconda come farsa? Noi preferiamo la cara vecchia Nemesi ovvero: c’è sempre un puro più puro che ti depura. Il resto della cronaca è un racconto tra luxury e nostalgia, che da patetico si fa ridicolo: i compagni Togliatti e Iotti che si amavano, clandestini, in un sottotetto: e adesso c’è il roof, l’austera libreria Rinascita, presumibilmente sostituita da maxischermi e tentazioni all’intelligenza digitale (almeno quella, dopo tanto comunismo…), le sacre rimembranze dei reduci, che nel frattempo han fatto tutti fortuna e capitalistica fortuna, spazzate via dal vento della storia e del business. Perché, se ci fate caso, c’è ultimamente un patetico filone memorialistico a invadere le vetrine delle librerie, tutto un “Siamo stati comunisti”, “Eravamo comunisti”, “Com’era bello col comunismo”, “Diario di un comunista”, che non si sa, primo chi andrà a leggere una tale rottura di coglioni e secondo se i languorosi autori vogliono più vantarsene o giustificarsi o prender le distanze da loro stessi, dai loro yacht e scarpette altoartigianali per i loro delicati piedini non più da mugiki.
Là dove c’era l’erba della rivoluzione proletaria, ora c’è: “800 metri quadri, sette piani, un super albergo di 69 camere e due suite”. In fondo, non è cambiato poi molto: è noto che il comunismo è sempre stata la religione più classista e dannatamente ingiusta della terra e della storia. Prendi l’Unione Sovietica, la Cina, la stessa Cuba: dittatori con relative corti nel lusso più osceno, in tutti i sensi, la classe operaia che, in attesa di venire spedita in paradiso, marciva letteralmente nell’inferno del brutalismo dei casermoni muffosi, fortezze cascanti, a mangiar foglie di cavolo. E per di più si sentivano ripetere che non erano abbastanza comunisti, e li portavano via, da dove non sarebbero più tornati. Continua Vecchio, sempre più desolato: “Se volete passare una notte nelle stanze deluxe preparatevi a sganciare tremila euro, su internet le altre stanze partono da seicento euro, ma in hotel assicurano «da 380 in su». Cazzo, non ho una lira, sono sempre stato sottoproletario ma quasi quasi spacco una vetrina e rivendendo il maltolto ci vado. Con una amante comunista (che, ovviamente, accetterebbe subito entusiasta): l’esperienza della vita.
“Ai proprietari del Thompson, Hyatt Hotels Corporation, non pare vero tutta questa pubblicità, grazie al vecchio Pci, anche se nel lancio, ripreso anche da qualche sito online, si tace dei comunisti limitandosi a dire che la struttura sorge «in una delle strade più significative della città, legata anche alla storia politica italiana del secondo dopoguerra». Ma infatti. Il comunismo, metafisica perdente, che ha richiesto centinaia di milioni di cadaveri per imporsi, salvo franare sempre e ovunque, non poteva che sopravvivere come mitologia, infernale ma mitologia, e la mitologia finisce sempre per tirare gli affari. È Hollywood, bellezza. Hotel PCI. Botteghe Luminose, ma non come Sendero. Il sol dell’avvenir che illumina la suite. Ciao Berlinguer, salutaci la tua famosa austerità. Tanto era chiaro che finiva così. Una cattedrale nell’utopia feroce che diventa cattedrale della concretezza elitaria. In Unione Sovietica circolava, e gira ancora, una battuta: “Il capitalismo è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. E il comunismo? Il contrario”.
Max Del Papa, 3 novembre 2026
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