Esteri

I 3 veri motivi per cui nessuno pesta i piedi a Netanyahu

Usiamo dall'ipocrisia sullo stop al memorandum tra Italia e Israele. Se nessuno ferma Bibi, c'è una spiegazione

Benjamin Netanhyahu e i motivi della guerra Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Usciamo dall’ipocrisia. Visto che la sospensione del memorandum per gli scambi militari tra Italia e Israele è argomento dibattuto in questi giorni, penso sia giusto ricordare come ci siano almeno tre motivi per cui, come ormai abbiamo capito tutti, a nessuno interessi realmente dei palestinesi, di Gaza, già scordata, o del Libano e dei libanesi bombardati a tappeto in questi giorni, mentre a molti interessi non pestare troppo i piedi a Israele. O meglio, a Netanyahu.

Il primo motivo è economico. Il Netanyahu di cui sopra, ha finanziato la “guerra” di Gaza e tutte le successive operazioni, ivi comprese quelle di questi giorni, emettendo i cosiddetti war bond, per un importo che, aggiornato alla fine del 2025, era di 19 miliardi di dollari. Questi bond adesso ovviamente stanno in pancia alle principali banche e assicurazioni occidentali. Traete le vostre conclusioni.

Il secondo motivo è militare. Israele è produttore e fornitore dei sistemi informatici di difesa di mezzo Occidente. E noi non siamo nell’altra metà. Si veda Sanchez, che passa per paladino dalla parte giusta, che a settembre scorso ha proclamato un embargo militare verso Israele, e poi, sfruttando la clausola “motivi di interesse nazionale”, lo ha violato il 23 dicembre, aumentando di 2 miliardi la spesa militare. Tempo fa ho letto un articolo in cui si concludeva che Israele abbia la possibilità di rendere vulnerabile la difesa di chi vuole, da queste parti. Aggiungo che il Mossad è forse l’intelligence migliore del mondo. Non benissimo, insomma.

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Il terzo motivo è geopolitico. Israele è a tutti gli effetti il 51° Stato americano. Un avamposto yankee in Medio Oriente. Attaccare frontalmente Israele significa attaccare frontalmente gli Stati Uniti. E non se la sente nessuno, ovviamente. Ma in quanto tale, in quanto 51° Stato degli USA, gli unici che possono realmente fermare Netanyahu senza correre particolari rischi, sono proprio gli Stati Uniti. Sì, avete capito bene: l’unico che potrebbe davvero fermare tutto, è Trump. Pensate come stiamo messi.

E qui veniamo al motivo per cui nessuno avrebbe fatto nulla di sostanzialmente diverso rispetto a quanto fin qui fatto da Meloni, rispetto a Trump. Che non è un motivo militare, in questo caso è prettamente economico. Vi dò solo un dato: 70 miliardi di euro. A tanto ammonta il valore annuo dell’export dall’Italia agli Stati Uniti. Significa che se realmente l’Italia arrivasse allo scontro con gli USA e Trump proclamasse un embargo nei nostri confronti – e vi sfido a dirmi che non ne sarebbe capace – il sistema economico italiano perderebbe in un colpo solo 70 miliardi di euro. All’anno. Parliamo di qualcosa come quattro o cinque manovre finanziarie. Ci troveremmo gambe all’aria da un giorno all’altro. Il punto è tutto qui, c’è poco da fare.

Ma a sto punto, quale sarebbe la soluzione? Per me l’Europa. Ma non quella che vediamo oggi, quanto la nascita di un vero insieme di Stati Uniti d’Europa, capace di porsi come potenza economica, sociale e anche militare, unita, libera dai lacci e i lacciuoli lasciati dalla seconda guerra mondiale. Ma questo non può accadere dall’oggi al domani. E men che meno con slogan e cori da stadio, che son buoni solo per fare campagna elettorale e mandare al potere chi, in politica estera, sarà costretto a seguire lo stesso spartito di sempre. E dovremmo esserne tutti coscienti.

Guglielmo Mastroianni, 17 aprile 2026

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