Chiaramente l’elezione di un nuovo Papa è un momento di grande vivacità per tutti, credenti e non credenti. Gli errori che, però, non dobbiamo commettere in questo momento sono sostanzialmente due, ossia:
1) cercare di dare etichette: progressista, conservatore, tradizionalista, etc. Il Papa è il successore di Pietro, non il successore di chi lo ha preceduto, indipendentemente da chi sia stato il predecessore
2) cercare di mettere sulla bocca del Papa parole o idee che nulla hanno a che fare con quanto Egli dice, ossia non cercare di allineare il pensiero del Papa al nostro, a quello che ci fa comodo. Semmai dovremmo essere noi, o almeno i cattolici, ad allineare il nostro pensiero a quello del Pontefice.
Quanto ho sopra richiamato vale per tutti, indipendentemente da chi siede sul trono di Pietro ma forse ancor di più per Leone XIV. Da quanto ho avuto modo di capire e di apprendere leggendo la sua biografia, il Papa è innanzitutto uomo di profonda spiritualità, una persona di finissima cultura, con lauree e titoli di studio di altissimo livello, è un uomo cui piace ascoltare chi gli sta davanti, un uomo che non nega la propria emozione, come abbiamo visto, un uomo che ha un’esperienza davvero a 360°: dalle missioni, al governo del proprio Ordine a quello di una diocesi. Sono esperienze altamente significative che costruiscono profondamente l’uomo, la persona, la segnano nel profondo.
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Per questo io sono certa del fatto che la storia del mondo cambierà, soprattutto il cambiamento partirà dal nostro Occidente che potrà in lui trovare una nuova guida, anche a livello politico. È esattamente ciò che accadde il 16 ottobre 1978: la scelta cadde su un cardinale polacco, l’unico che conosceva il comunismo dall’interno, sulla propria pelle, l’unico che poteva ottenere il risultato di interloquire direttamente con i governi oltrecortina, portando l’ostpolitik vaticana, quella del cardinale Villot e di mons. Casaroli (poi cardinale segretario di Stato) a reale successo. La ricaduta politica dell’elezione di Wojtyla fu immensa: in poco più di dieci anni i governi comunisti europei decaddero.
Ora è il turno di Prevost, l’unico che può parlare agli Stati Uniti di Trump, all’Europa, ai suoi governi. Per questo sono convinta che è inutile, oltreché intellettualmente disonesto, cercare di tirare il Pontefice dalla propria parte. La pace si costruisce attraverso i ponti, ponti che il passato di Prevost dimostra che egli li ha saputi costruire. In questo senso le parole pronunciate oggi durante l’udienza alla stampa mondiale dicono molto bene il pensiero del Papa. Su questi ponti noi dobbiamo fare affidamento e dobbiamo collaborare, soprattutto la politica, nazionale e internazionale, perché ascolti i richiami alla responsabilità, di essa in questi ultimi anni abbiamo avvertito la mancanza. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L’Occidente con Leone XIV troverà se stesso e sarà in grado di intessere relazioni con tutti. Ne sono certa: è nata una nuova era, per la chiesa e per il mondo.
Suor Anna Monia Alfieri, 13 maggio 2025
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