Cronaca

I ‘figli’ impiccano Meloni, i ‘genitori’ esultano. Gli sms choc: “Avrà ciò che merita…”

Al liceo classico Carducci di Milano le foto del premier e di Valditara a testa in giù. Gli ex alunni esultano: “Meloni scherza col fuoco”

Cronaca

Il liceo classico Carducci di Milano sta in via Beroldo, d’angolo col viale Brianza, a una manciata di passi dalla fatale piazza Loreto. Nei suoi 90 anni di attività, che ricorrono proprio in questo 2023, si è sempre considerato un istituto dalla forte connotazione di sinistra e allo stesso modo è perceo nella vasta trama di licei cittadini, ciascuno la sua leggenda, la sua tradizione, il suo ruolo, un po’ come le squadre di calcio.

Uno dei più schierati il Carducci, insieme al Virgilio e al Parini dal quale sorgeva la prima contestazione giovanile affidata al foglio interno la Zanzara che nel ’66 apriva le danze della sovversione studentesca. Il Carducci non ha rango di liceo nobile al pari di quello o del Berchet, è sempre stato inteso come liceo proletario, con le virgolette del caso, senza che questo ne abbia inficiato il prestigio: essere stato un carducciano ha sempre significato qualcosa a Milano, come minimo una garanzia di valore, una expertise che conta, che pesa. Dai suoi banchi sono passati tra gli altri Mario Monicelli, il regista comunista, Franco Battiato, Bettino Craxi al cui socialismo guadente anche il Carducci si andava adattando, con una serie di presidi, uno lo chiamavano J. R., il cattivo di “Dallas”, negli anni Ottanta da bere.

Riformista ma memore delle radici: la sua leggenda parla di lezioni sotterranee, in mezzo alle bombe, di professori veramente antifascisti. Più avanti, tra i docenti spiccheranno Salvatore Guglielmino, quello della celeberrima “Guida al Novecento”, Mario Zambarbieri, Franco Vedovello, il critico d’arte che amava l’arte e, da esteta, le studentesse notevoli. Io stesso ebbi insegnanti fortemente coinvolti nell’intellighenzia militante ed altri pure di sicuro valore come Sandra Bigi, prima allieva e poi moglie di Emilio, il famoso dantista.

Per approfondire

Chi scrive ha sempre nutrito un certo snobismo di casta avendolo frequentato il Carducci tra il 1978 e il 1983, dalla coda lunga delle escandescenze militanti al riflusso edonistico, da Moro ai Righeira. Era dura e si studiava sul serio malgrado lo sciopero settimanale, le okkupazioni, i picchettaggi continui, le assemblee deliranti dove il sostegno alle brigate rosse era a maggioranza bulgara e veniva orchestrato dai rampolli delle famiglie tra le più ricche – non facoltose, proprio ricche – e in vista della metropoli. Per dire che i ritratti ribaltati di Giorgia Meloni e del ministro Valditara non sono niente di speciale, almeno agli occhi di chi ci passò; anzi nel mio tempo disegni e volantini erano molto più truci, più violenti. Più fanatici, ma c’era almeno l’alibi, parziale fin che si vuole, della temperie.

Lo sanno anche i miei coetanei, i carducciani genitori dei coglioni di quest’ultima bravata: lo sanno e li difendono e se ne esaltano. L’attuale preside ha stigmatizzato, il Pd cittadino e nazionale si è dissociato, non senza una discreta coda di paglia, ma chi scrive ha intercettato alcuni messaggi di una chat di ex studenti, miei coetanei, dagli stessi poi rimossi “perché passibili di denuncia”: la sintesi è la seguente: il Carducci sarà sempre antifascista (sic), stanno per tornare i vecchi tempi, il governo fascista “avrà quello che si merita”, la preside Savino di Firenze va difesa senza riserve, la Meloni “scherza col fuoco”, i “nuovi carducciani digitali” (sic) sono l’esempio, sono il meglio. Altri, per fortuna, prendevano le distanze, ma certi messaggi bastano e avanzano, ne riproduco integralmente uno: “Io apprezzo comunque che il Carducci sia scuola antifascista che si riaggancia al passato”.

Quale passato, compagni? Quello delle assemblee romantiche in cui si diceva, si ordinava di “capire le ragioni delle brigate rosse” che avevano appena trucidato Moro e i 5 della scorta? Predicato da gente con la magione in Foro Buonaparte? Quale passato, quello delle intimidazioni e delle spranghe? Quello che, per puro atto dimostrativo di una cosca di universitari di Medicina alla Statale, scoperchiava a colpi di chiave inglese il cranio del povero Sergio Ramelli nel non lontano Largo Murani col murale di Jimi Hendrix e le scritte “fasci a morte”? Col Consiglio comunale che, alla notizia del decesso dopo una agonia straziante di 47 giorni, si levava in piedi per il più sconcio degli applausi? Nell’esultanza rivoltante di Dario Fo, nelle rivendicazioni morali miserabili dell’Unità, giornale del PCI, nell’ambiguità generale, nessuno che condannasse davvero, nelle scritte per la città “dieci cento mille Ramelli con la riga rossa tra i capelli”? Questo è il passato che si attende, compagni, e non di scuola?

Al Carducci io debbo gli anni più importanti della mia formazione, per certi versi i più belli, di sicuro i più rimpianti: tutto sporcato, travolto 40 anni dopo dallo squallore di chissà chi, però esaltato da troppi miei compagni. Ero un carducciano, orgoglioso, romantico. Oggi mi vergogno.

Max Del Papa, 6 marzo 2023

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