Chiesa

I lefebvriani rispondono al Papa: la lettera per evitare lo scisma

Il superiore generale: "Fare il possibile per ricucire". Il nodo della consacrazione dei vescovi prevista per domani

Papa Leone XIV
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La Fraternità San Pio X rompe il silenzio e risponde direttamente all’appello di Papa Leone XIV, che aveva chiesto ai lefebvriani di fermarsi prima della consacrazione dei quattro nuovi vescovi prevista a Écône, in Svizzera. Un passaggio considerato delicatissimo, perché rischia di riaprire una ferita mai completamente rimarginata tra Roma e il movimento fondato da monsignor Marcel Lefebvre. E dare il via allo scisma.

Se nelle ultime ore si era diffusa l’ipotesi di uno strappo definitivo, la lettera inviata dal Superiore generale della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani, prova invece ad abbassare i toni e a chiedere tempo al Pontefice. “La ringrazio moltissimo per la lettera che mi ha indirizzato . Sono toccato dalla Sua sollecitudine paterna”, esordisce Pagliarani, spiegando che avrebbe desiderato incontrare personalmente Leone XIV “per manifestarLe il nostro desiderio sincero di servire la Chiesa“.

Il superiore della Fraternità chiede al Papa di non prendere decisioni affrettate. “Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, che non è per nulla fittizia”, scrive, aggiungendo che, “paradossalmente”, proprio nel contesto attuale il loro dovere sarebbe quello di “ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico”. Da qui l’appello più esplicito: “Non è troppo tardi”. Pagliarani invita infatti Leone XIV a prendersi “il tempo necessario per questo discernimento” prima di pronunciarsi definitivamente sulla Fraternità.

“Non vogliamo separarci dalla Chiesa”

Il passaggio centrale della lettera è però quello in cui viene respinta con forza l’accusa di voler rompere con Roma. “Lungi da noi l’idea di separarci dalla Chiesa Romana”, scrive il superiore della Fraternità. “Al contrario, la vogliamo servire attraverso mezzi eccezionali, come una Madre in difficoltà, che ha bisogno di un aiuto particolare, che non è capito da tutti”. Parole che sembrano voler rassicurare il Pontefice proprio mentre cresce l’attesa per le consacrazioni episcopali, considerate dalla Santa Sede un gesto potenzialmente destinato a provocare una nuova frattura canonica.

Il precedente del 1988

Pagliarani richiama poi quanto accaduto quasi quarant’anni fa. La Fraternità, ricorda, “è già stata dichiarata scismatica nel 1988, per ragioni e in circostanze assolutamente analoghe a quelle attuali”. Eppure, osserva, oggi il Papa stesso si rivolge ai lefebvriani “come un padre a suo figlio”, esortandoli a evitare uno scisma. Da qui la domanda rivolta direttamente a Leone XIV: “Non pensa che forse questo Suo stesso atteggiamento sia la prova che la Fraternità non sia scismatica né ostile alla Chiesa?”. A sostegno della propria tesi, il superiore ricorda anche il lavoro svolto negli anni da due vescovi incaricati dalla Santa Sede di mantenere il dialogo con la Fraternità, monsignor Vitus Huonder e monsignor Athanasius Schneider, i quali – secondo Pagliarani – avrebbero riconosciuto pubblicamente il carattere “profondamente cattolico” della Fraternità.

L’appello finale al Pontefice

Nella parte conclusiva della lettera, Pagliarani richiama anche le migliaia di fedeli che frequentano le opere della Fraternità San Pio X. “Queste anime non hanno che un desiderio: quello di salvarsi attraverso questo strumento che la Provvidenza ha messo a loro disposizione”, scrive, dicendosi convinto che “un gesto di comprensione” da parte del Papa “non potrà che manifestare davanti al mondo la Sua preoccupazione per l’unità e la Sua bontà di padre”.

Infine il riferimento personale a Leone XIV: “Da tanto tempo, sin da prima della Sua elezione, prego Santa Rita per la questione attuale. Ho visto un segno di speranza nell’elezione di un papa agostiniano. Per favore, ci benedica”.

Resta ora da capire se questo scambio epistolare potrà incidere sugli sviluppi delle prossime ore. La consacrazione dei quattro nuovi vescovi resta infatti il nodo decisivo: è proprio quel gesto che Roma considera incompatibile con la disciplina della Chiesa e che potrebbe riaprire formalmente uno dei capitoli più delicati nei rapporti con la Fraternità San Pio X.

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