Mi rendo conto che non è facile da ammettere specie per i tanti che sfilano senza conoscere la storia, e persino la geografia. Ma urlano. E come urlano. Questo breve articolo ha tuttavia una dedica particolare…a chi ha fatto il giuramento di Ipocrita, scusate il refuso, intendevo Ippocrate e in linea teorica dovrebbe essere addetto a salvare vite umane, persino con quell’antibiotico, la streptomicina, che Selman Waksman, medico e ricercatore ebreo in Ucraina, nel 1952 mise a punto consentendo di debellare la tubercolosi da gran parte del mondo.
Ventuno sono i Nobel per la medicina assegnati a studiosi, ricercatori e dottori di origine ebrea dal 1908 a oggi, considerando quindi anche il periodo della Shoah. Un quinto sui circa 200 passati alla storia per aver salvato vite umane grazie al loro cervello e alla loro dedizione alla ricerca. Fra loro anche l’italiana Rita Levi Montalcini, scopritrice del fattore di crescita nervoso. La ricerca, nella gran parte dei casi, è figlia della libertà di travalicare i limiti, spesso in contrasto con i dogmi e le prescrizioni religiose. E certo questa deve essere una delle cause, abbinate a un occidentalismo di fondo alla radice delle nominations, per cui nella lista dei Nobel per la medicina non figura un singolo ricercatore o medico proveniente da paesi a prevalente confessione islamica.
Israele ha avuto due vincitori diretti: Aaron Ciechanover e Avram Hershko nel 2004. E i ricercatori con la stella di David hanno certo potuto contare sulle grandi risorse destinate alla ricerca dalla comunità ebraica mondiale. In antitesi, non strumentale ma testimoniato anche dal dramma della Striscia di Gaza, con l’utilizzo di fondi e aiuti in grado teoricamente di garantire un trend di vita da alta-media borghesia europea a ogni cittadino di Gaza, dirottati su armi e un labirinto di 500 km di tunnel superiore per estensione alla metropolitana di New York.
A beneficio di chi ha fatto il giuramento di Ipocrita (ci risiamo con lo sbaglio), ma anche di chi quotidianamente ha bisogno di cure, altri due dati balzano in evidenza, anche frequentando l’ultimo e più sfigato presidio medico italiano. La stragrande maggioranza degli apparecchi bio-medicali e diagnostici è stata inventata e progettata in Israele: grazie alla combinazione di università di ricerca, ospedali avanzati e start-up, il paese ha prodotto farmaci, dispositivi medici e tecnologie digitali che oggi sono usati a livello globale.
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Le cure più avanzate per la cura della sclerosi multipla, del Parkinson e dell’Alzaimer sono frutto di ricerca made in Israel; così la prima nanomedicina approvata dalla FDA (doxorubicina liposomiale) contro il cancro; e ancora ReWalk – esoscheletro robotico per paraplegici, che monitora e assiste la deambulazione, la Nano Retina – impianto retinico per restituire la vista a pazienti non vedenti o OrCam – occhiale intelligente che legge testi e riconosce oggetti/volti per ipovedenti. Quindi TytoCare – kit diagnostico domestico connesso, che permette di inviare dati a medici da remoto, K Health – piattaforma di telemedicina basata sull’intelligenza artificiale, ElMindA – sistema non invasivo per mappare l’attività cerebrale e diagnosticare patologie neurologiche prevenendo le emergenze. Ultimo in ordine di tempo, Brainsway, un caschetto che produce impulsi elettrici, in grado di aiutare depressi, ma anche persone dipendenti da alcol e droghe, a uscire dal vortice della loro crisi.
Negli ultimi dieci anni in Israele sono stati approvati circa 1.300 nuovi farmaci.
Alla lista vanno aggiunti i supporti diagnostici, come la PillCam – capsula endoscopica ingeribile che fotografa l’apparato digerente (Given Imaging), evitando il frequente ricorso all’endo e alla colonscopia (Check-Cap – capsula a raggi X per screening del cancro al colon). E ancora WatchPAT (Itamar Medical) – diagnostica domiciliare dell’apnea notturna, EarlySense – sensore non invasivo per il monitoraggio continuo di battito e respiro, Sight OLO (Sight Diagnostics) – analizzatore ematico portatile per emocromi rapidi e MeMed – test che distingue infezioni batteriche da virali.
Per concludere con Zebra Medical Vision – intelligenza artificiale applicata a RX/TAC/RM per diagnosi automatica che segna secondo molti l’apertura di una nuova frontiera diagnostica frutto della collaborazione fra AI e diagnostica tradizionale.
L’elenco richiederebbe pagine e pagine web. Può essere utile scorrerlo per chi cestina le medicine made in Israel, ma anche per chi al supermercato verifica che pompelmi e kiwi non provengano dalla Galilea. E’ sempre una scelta: per non essere infettati da farmaci israeliani, uno può anche decidere di lasciarsi morire… ma la scelta è leggermente piu’ impegnativa rispetto a una spremuta di pompelmo.
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