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I reels di Instagram sono il nuovo Oracolo

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Una volta si doveva andare fino a Delfi, si consultava l’oracolo e si poteva intuire quale direzione dare alla propria esistenza, anche se una cattiva interpretazione avrebbe potuto causare dei veri disastri. Oggi è più semplice, si fa per dire, basta scorrere i reels motivazionali di Instagram, quelli che ti danno delle chicche esistenziali importantissime e che proprio mentre sei lì, teso a carpire la parola magica che cambierà la tua esistenza, si bloccano e i sottotitoli non procedono, lasciandoti nell’agonia di aver perso il suggerimento che avrebbe potuto dare una svolta alla tua vita. Ogni volta che incappo in uno di questi mi accorgo di averne azzeccate ben poche:

“Il coraggio è quello delle tre del mattino” e a quell’ora dormo sempre.

“Mai, assolutamente mai, prendere decisioni nei momenti difficili” e praticamente le uniche scelte che ho fatto sono quelle.

La vita ha un tasso di mortalità del 100%”, ora che lo so, sono più serena.

“Chi ha successo nella vita non ascolta nessuno”, su questo ci sono, ma non credevo fosse una qualità.

 “Dimmi quali sono le cinque persone che frequenti di più e ti dirò chi sei”, allora sono fregata.

“Per avere una cosa bella, devi faticare” … ma no?

“Devi fallire, per far bene”, allora farò benissimo.

“L’unica salvezza consiste nell’azione” leggo annuendo, stravaccata sulla poltrona.

“Preferisco essere circondato da persone che non mi elogiano” dice con convinzione il motivatore, antitesi esasperata del fantozziano Calboni di “È un bel direttore!”.

Una dopo l’altra quei vaticini mi impallinano e, al posto di raddrizzare il tiro delle mie decisioni, creano un traffico caotico nella mia mente che opta, ingolfata, di posticipare il momento della scelta risolutiva.

Queste indicazioni, infatti, rispondono a grandi domande che, tuttavia, spesso non ci siamo posti, vuoi perché siamo in un’altra fase dell’esistenza, vuoi perché il milieu d’appartenenza ci ha preparati ad altro, vuoi perché dobbiamo conoscerci ancora un po’; il rischio è dunque che diventino frustranti, se non abbiamo una vera esigenza, condizione necessaria per accogliere piccole e grandi rivelazioni.

Meglio allora dare il via a un’indagine onesta su di sé, a una ricerca in cui osservandosi in azione si possa poi, in uno spazio silenzioso, lasciare agire domande e risposte per vedere che cosa c’è di noi alla fine di ogni giornata. Fino a che, scrostando l’intonaco un poco alla volta, si arrivi stupiti all’affresco originale che si rivela sempre più ampio, bello e sensato.

Non esiste un cocktail motivazionale uguale per tutti, ci sono principi validi e condivisi socialmente, ma la strada per arrivare al proprio quid è talmente unica per ciascuno di noi che forse, prima di cimentarci in uno stage diving scriteriato sulla rete, varrebbe la pena partire da uno dei primi moniti filosofici che, ante Instagram, veniva pubblicizzato a caratteri cubitali sul frontone del tempio di Apollo a Delfi: “Conosci te stesso”.

Fiorenza Cirillo, 20 giugno 2022