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La guerra in Ucraina

I russi cambiano obiettivo: su cosa si concentreranno ora

Prosegue la guerra in Ucraina: l’esercito di Putin ha conquistato l’intera regione di Lugansk

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Altri nove civili uccisi nella notte, più di 800mila edifici danneggiati da febbraio, oltre 750 miliardi di dollari che l’Ucraina (e l’Occidente) dovranno sborsare per la futura ricostruzione del Paese. Sono queste le ultime cifre che accompagnano l’avanzata russa nel Donbass, dopo aver conquistato Lysychansk, l’ultimo baluardo della resistenza nella regione orientale di Lugansk. L’invasore, infatti, continua ad estendere il proprio controllo nei territori separatisti e, ora, punta alla presa di Seversk, cittadina da poco più di 10mila abitanti nell’oblast di Donetsk.

La Russia conquista Lugansk

Nel frattempo, la vittoria russa viene festeggiata anche nello spazio. Come riportato da Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, gli astronauti di Mosca si sono fatti fotografare con in mano le bandiere delle regioni separatiste del Donbass, affermando come “questo sia il giorno tanto atteso, che i residenti delle aree occupate stavano aspettando da otto anni. Siamo fiduciosi che il 3 luglio 2022 finirà per sempre nella storia della repubblica”.

Seppur comincino i primi trionfi dai canali d’informazione del Cremlino, il presidente Volodymyr Zelensky non sembra voler mollare la presa. Ancora ieri, Kiev ha annunciato come l’obiettivo ultimo sia il ripristino dell’intera sovranità ucraina in tutto il Paese, Crimea, Lugansk e Donetsk annesse. Il fine sembra però difficile da raggiungere, se non quasi impossibile: la Crimea è una penisola ormai occupata dal 2014, oggi collegata ai territori conquistati dall’armata russa nel sud del Paese. In Donbass, invece, prosegue l’avanzata di Mosca, che si trova a controllare quasi l’intero territorio. Insomma, sembra che quel 20 per cento di occupazione possa ulteriormente estendersi nel giro di poche settimane, se non giorni.

Nonostante l’espansione ad est delle forze di Vladimir Putin, anche la Russia comincia a segnare qualche sconfitta sul campo. Per ultimo, quella più rilevante rimane la riconquista ucraina dell’Isola dei Serpenti, territorio di meno un chilometro, ma decisivo per la sua posizione strategica all’interno del Mar Nero. Il Cremlino ha annunciato la ritirata per “raggiungimento degli obiettivi”, mentre Kiev vanta una conquista bellica, con l’annientamento delle basi russe attraverso un attacco effettuato per mezzo dei droni Bayraktar TB2.

Continua il sostegno occidentale

Nel frattempo, è in corso a Lugano la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, in presenza anche della presidente della Commissione Europa, Ursula Von Der Leyen. La leader dell’Ue ha ribadito il pieno sostegno occidentale alla causa di Kiev, specificando come Zelensky non debba uscire vittorioso solo dalla guerra, ma anche dalle condizioni di pace che saranno stipulate a fine conflitto. Insomma, l’obiettivo dell’alleanza atlantica è chiaro: l’Ucraina deve raggiungere una posizione tale da non soccombere nei negoziati, non accettando un trattato che, nei fatti, si tradurrebbe in un armistizio, in una implicita e schiacciante vittoria russa.

Nonostante tutto, il nodo da sciogliere rimane sempre lo stesso: fino a quando e in che condizioni Nato ed Ue potranno supportare militarmente la resistenza? Fino a quanto potrà estendersi l’aiuto militare, prima che arrivi una risposta russa, ben più grave rispetto alle velate minacce di questi ultimi quattro mesi? Mosca, almeno sulle tensioni tra Lituania e Kaliningrad, sembra attenuare i toni belligeranti: l’obiettivo è quello di far “prevalere il buon senso”, ha dichiarato il portavoce della presidenza russa, Dmitry Peskov, a proposito dello stop al trasporto via terra di beni, soggetti a sanzioni Ue, dalla Russia all’exclave di Kaliningrad, che si affaccia sul Mar Baltico.

Questi toni non sembrano però applicarsi al territorio ucraino, dove la guerra, successivamente alla conquista russa di Lugansk, rimane sempre più aperta, aspra e cruenta che mai.

Matteo Milanesi, 4 luglio 2022