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“I suprematisti sparano ai migranti”. Ma lo scoop era falso

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Il settimanale tedesco Spiegel è al centro di una polemica causata dalla spregiudicatezza di un suo cronista, Claas Relotius, che è stato più volte insignito del premio Reporter per gli audaci scoop di cui è stato autore. Fra i colpi giornalistici di Relotius si annovera il servizio sui migranti illegali latino-americani fermati ai confini degli Stati Uniti da gruppi di volontari clandestini con il grilletto facile e inclini alla violenza.

Il reporter dello Spiegel, dall’alto della sua autorità mediatica, ha confezionato un’inchiesta giornalistica, premeditando l’alterazione della verità e renderla, così, accattivante e spendibile dal mainstream celebrante le gesta di chi conferma lo stereotipo razzista dell’uomo bianco. Il prestigioso cronista ha raccontato di essersi infiltrato nelle ronde clandestine che pattugliavano i confini statunitensi, fornendo immagini e nominativi che, tuttavia, suscitarono perplessità in un suo collaboratore, Juan Moreno. Ma i dubbi sollevati sull’inchiesta vennero respinti dalla direzione dello Spiegel.

Il freelance Moreno, figlio di immigrati andalusi, non ha desistito ed ha raccolto prove inoppugnabili sulla mistificante narrazione, smascherando la bufala impacchettata dal cronista pluripremiato. Relotius si è rivelato un fraudolento propagatore di menzogne ed un prevaricatore dell’etica giornalistica che dovrebbe venerare la “sacra” verità dei fatti. Approfondimenti successivi hanno accertato l’abituale fabbricazione di notizie plasmate dalla fervida immaginazione del cronista tedesco. Un duro colpo per il settimanale tedesco, come sarebbe stato per qualsiasi altro giornale, che fonda la sua credibilità sul racconto della verità e sulla verifica dei fatti.