Caffè avvelenato

Iglesias, il wokista epurato dal woke

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Qui al bar siamo sempre stati garantisti, anche quando di mezzo, più che reati, ci sono contestazioni legate alla condotta lavorativa. In questo caso, imprenditoriale. Parliamo della vicenda di Pablo Iglesias, già leader di Podemos, già parlamentare europeo, già vicepresidente del governo di Madrid.

Un sindacato di matrice anarchica (noi, qui al bar, non abbiamo manco la Cgil, figuriamoci gli anarchici) gli ha infatti mosso accuse pesanti: nella Taberna Garibaldi, il locale che Iglesias ha fondato nel quartiere popolare di Madrid chiamato Lavapiés, si svolgerebbero turni estenuanti, anche da 14 ore, con cambi di organizzazione continui e comunicati con scarsissimo preavviso. Addirittura, sarebbero stati registrati episodi di “trattamento degradante” dei dipendenti da parte di alcuni responsabili della struttura. Ciliegina sulla torta: mancherebbe un protocollo contro le violenze machiste.

Sì, proprio così: le violenze machiste. Forse ci troviamo dinanzi all’ennesimo esempio di un puro epurato dai più puri, di un eroe del woke che cade sul woke. Un’altra figurina perfetta per promettere alla gente di scardinare il sistema (ve li ricordate i pentastellati e le scatolette del tonno?) che dal sistema si lascia fagocitare. Il ristorante di Iglesias doveva essere una specie di collettivo e il suo trasferimento in uno spazio più grande di quello originario è stato reso possibile da una campagna di crowdfunding.

Al momento, le contestazioni della Confederación Nacional del Trabajo restano non comprovate; ma l’imbarazzo è palpabile, visto che l’ennesimo santino costruito sull’epopea degli Indignados, ora, inciampa sull’indignazione dei suoi compagni. Un po’ come Zapatero, il paladino della giustizia sociale beccato con la cassaforte col bottino.

Ve li ricordate, appunto, i pentastellati e il Parlamento da aprire come una scatoletta di tonno? Qualcuno, il tonno, ha finito per mangiarselo.

Il Barista, 19 giugno 2026

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