Due formule della propaganda statalista, tanto vaghe quanto utili a giustificare il Leviatano statale. Il “turboliberismo” serve a inventare un nemico: il mercato, la proprietà privata, il profitto, la libertà economica. Il “bene comune” serve a santificare il potere: lo Stato che tassa, confisca, vieta e impone, pretendendo persino di essere ringraziato.
Il meccanismo è diabolico nella sua semplicità: prima si demonizza la libertà, poi si presenta la coercizione come una necessità morale.
Il “turboliberismo” è lo spauracchio. Il “bene comune” è l’alibi. Il primo criminalizza chi produce ricchezza. Il secondo assolve chi se ne appropria per redistribuirla secondo convenienza politica.
Ecco il capolavoro del Leviatano: trasformare chi lavora e produce in un colpevole e chi esercita il potere fiscale in un benefattore dell’umanità. Il “bene comune” è una truffa. E quando lo Stato pretende di sapere meglio di te cosa sia il tuo bene, il risultato è sempre lo stesso: tu paghi, lui comanda, la sua oligarchia gode. Maledetti statalisti, ladri e parassiti.
Andrea Bernaudo, 3 novembre 2026
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