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Il brindisi rinviato per la morte di Trump

Quanta ipocrisia nella condanna per l'attentato fallito al presidente Usa. Il popolo del "ma anche" era pronto a festeggiare

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Li abbiamo sentiti tutti: “Condanniamo la violenza, ma anche Trump se l’è cercata con i suoi toni”. Oppure: “L’attentato è orribile, ma bisogna anche capire l’esasperazione del clima politico”. E, per venire ai fatti di casa nostra: “Condanniamo gli insulti alla Brigata ebraica che sfilava a Milano per il 25 aprile, ma non doveva esibire la bandiera di Israele”; “Condanniamo le offese ai partigiani ucraini, ma la loro presenza non era concordata”.

Che si parli dell’America o di fatti nostri, è il solito giochino intellettuale per non ammettere l’ovvio: l’odio politico, quello vero, quello che arma la mano degli assassini e dei violenti, oggi parla la lingua di chi si autoproclama “buono” e “democratico”. Fateci caso: nel linguaggio della sinistra c’è sempre un “ma” di troppo quando si tratta di scegliere da che parte stare: “Quello che Putin ha fatto in Ucraina è grave, ma anche l’Occidente…”; “Il sette ottobre Hamas ha fatto una cosa orribile, ma Israele”; “In Iran c’è un regime sanguinario, ma le bombe di Trump sono inaccettabili”.

E allora diciamo noi le cose come stanno. Il popolo del “ma” sta con Hamas e contro Israele, sta con gli ayatollah e contro Trump, sta con Putin e contro l’Ucraina. E in cuor loro sono rimasti delusi che l’ennesimo attentato a Trump sia fallito. Lo champagne è stato rimesso in fresco, pronto per un brindisi liberatorio, tipo quello che nei salotti bene di Milano venne fatto quando le BR gambizzarono Indro Montanelli: “grande giornalista, ma anche no”.

Alessandro Sallusti, 27 aprile 2026

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