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Il caso Mattei. Salvini & Renzi (Massimiliano Lenzi)





Difficile in Italia trovare un libro che parli di attualità politica in modo liberale, senza pregiudizi o ideologie narrative a far da contorno e da condizionamento al lettore. Il caso Mattei. Salvini & Renzi, di Massimiliano Lenzi (Aliberti Editore) ci riesce, facilitato in questo dal tema svolto: la storia dei due Mattei, il leghista e il rottamatore. Quello che hanno fatto, quello che hanno detto e quello che potrebbero fare Renzi e Salvini, due leader diversi ma omonimi, non solo nel nome ma per destino.

La stessa vocazione maggioritaria, lo stesso gusto di matare in scena, dalla televisione al web, una certa solidarietà generazionale (i due son separati solo da due anni di età), un piacere dell’azzardo politico e quella tendenza a giocarsi sempre tutta la posta in gioco, fosse il referendum costituzionale (per Renzi) o il colpo di scena di mettere su un governo con i grillini (per Salvini). Laicamente il libro tiene dentro anche le divisioni politiche fondamentali tra i due, su tutte I’immigrazione ed il rapporto con l’Europa.

Assai liberale, in questo pamphlet di Lenzi, anche l’idea di non bastare a sé stesso per sviluppare l’argomento. Una apertura che lo ha portato ad arricchire il libro con sei interviste sui Mattei. Per il tema del rapporto con il potere, a Luigi Bisignani; per capire come ragionino Renzi & Salvini, a Paolo Crepet; sulla filosofia politica, a Massimo Cacciari. E ancora: sull’economia, a Oscar Farinetti; sull’immaginario, all’architetto Massimiliano Fuksas e sulla religione (dal Rosario di Salvini ai riferimenti di Giorgio La Pira per Renzi), a Clemente Mastella, uno che di fede e di cattolici in politica se ne intende. Il libro, al fondo – oltre a un racconto politico con Renzi e Salvini protagonisti (oggi più che mai attuale, con i due che rivaleggiano cercando un antagonismo che li renda il nuovo bipolarismo italiano) – tira fuori anche un certo pessimismo e per un liberale, eterna minoranza in questo Bel Paese di cattolici e comunisti, non poteva essere altrimenti.

Un pessimismo che vita la sagacia di Indro Montanelli, uno che gli italiani ha saputo raccontarli come pochi altri. Perché, Mattei o no, d’Italia la vediamo realisticamente qual è: non un vivaio di poeti, di santi e di navigatori, ma una mantenuta costosa e scostumata: ma è la sola che riesce a riscaldare il nostro letto e a farci sentire uomini, anche se cornuti». Buona lettura.

Nicola Porro, Il Giornale 6 ottobre 2019

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2 Commenti

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  1. Bella l’idea di consigliare buone letture. Se posso chiedere, mi piacere chiedere in consiglio su un bel libro di storia italiana, magari incentrato sul periodo che va dal dopoguerra agli anni 50-60, e/o uno sugli anni 70-80, per chi li ha vissuto ma era troppo piccolo per interessarsi, preferendo un pallone e quattro calci con gli amici all’attualità.

  2. Il nostro, purtroppo, è un Popolo conservatore. Infatti, tanto Salvini quanto Renzi, ognuno a modo suo, sono due tipici conservatori.

    Ecco una delle ragioni per cui il Liberalismo non è capito; non è conosciuto, anzi è avversato e temuto. Infatti, il Liberalismo non può limitarsi alla semplice conservazione; certo che si preoccupa a conservare ciò che risulta positivo, ma il liberale è un progressista nel vero senso del termine; infatti, il Liberalismo non può essere statico; è mutazione perché il progresso è movimento, cambiamento, sviluppo, evoluzione e noi temiamo i cambiamenti.

    Non solo il grande Montanelli con il suo delizioso sarcasmo, ma anche Leo Longanesi, Giuseppe Prezzolini e, più recentemente anche Antonio Caprarica, hanno fornito interessanti critiche descrizioni dell’Italiano medio, tipico conservatore e principalmente provinciale.

    Noi siamo contenti di vivere nel nostro piccolo mondo; indifferenti a ciò che avviene e cambia nel resto dell’Universo. Al massimo, possiamo scimmiottare qualche superficiale moda passeggera, proveniente da fuori; ma per il resto, resistiamo ad integrarci in un mondo esteso; e ci neghiamo addirittura di osservare concretamente ciò che avviene all’esterno del nostro bozzolo; meglio casa nostra perché fuori tutto cambia, mentre noi tendiamo a stare fermi, e temiamo di diventare cittadini del Mondo; non abbiamo niente da imparare dagli altri: siamo i migliori, il nostro è il più bel Paese al mondo (che non conosciamo); ma siamo il Popolo più colto; la nostra storia è la più antica; abbiamo la migliore cucina ecc. ecc., per cui, preferiamo compararci fra noi stessi chiusi nelle nostre piccole province che sono il nostro vero limitato Universo.

    Insomma, per dirla con Tomaso di Lampedusa de IL GATTOPARDO, ci preoccupiamo a cambiare tutto affinché tutto possa mantenersi inalterato.

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