La cultura dell’individualismo statalista: c’è un problema? La soluzione è l’intervento statale

Il cattocomunismo in salsa grillina ci sta rovinando

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In Italia i problemi non si risolvono, marciscono. Secondo Francesco Cossiga, ad esempio, la questione centrale della politica e delle istituzioni italiane è la giustizia che andrebbe riformata dividendo le carriere di pubblici ministeri e giudici ma è molto più facile che un cammello entri nella cruna dell’ago. Un nuovo patto fiscale è non solo vitale ma conveniente per tutti, sia per lo Stato sia per i cittadini, ma è molto più facile che nevichi in agosto. La riforma della Rai, con la fine della retorica intorno al mistero glorioso del “servizio pubblico”, è cosa decente ma è molto più facile che le cortigiane ridiventino illibate.

Cosa dire, poi, della scuola? Son più di cinquant’anni che il modello della scuola di Gentile, imperniata su liceo classico, scientifico e istituti professionali, è finita senza che si sia riusciti a dare un minimo di senso alla scuola di massa che, per paradosso, è tenuta su dallo stesso fattore che la butta giù: il diploma legale. Appunto, in Italia i problemi non si risolvono, marciscono.

Il marcio è dato non semplicemente, come si potrebbe esser portati a immaginare, dalla cultura statalista bensì dal perverso connubio tra individualismo e statalismo per cui da un lato i singoli e le categorie chiedono allo Stato protezione e assistenza e dall’altro lo Stato, cioè i partiti politici che di volta in volta governano, è ben lieto di allungare le mani su ogni cosa. Risultato? Lo conoscete benissimo: il fallimento di una nazione.

La cultura dell’individualismo statalista, come l’ho definita in un mio libretto, non solo ci impedisce di risolvere i problemi ma persino di vederli. L’individualista statalista pensa e agisce con un riflesso condizionato: se c’è un problema, allora, la soluzione è l’intervento statale. Non è mai sfiorato dal dubbio non solo che il problema abbia origine nella soluzione da lui invocata, ma che proprio il potente intervento statale sia in realtà impotente. Lo Stato, infatti, altro non è che un’azione violenta concordata – la forza della legge, la legalità – il cui scopo non è fare ma garantire la possibilità che gli altri, ossia la vita civile, facciano liberamente.

Quando lo Stato è portato fuori da questa sua specifica funzione accade che da un alto si cada nell’abuso e nel sopruso e dall’altro nella inconcludenza e nella vacuità. Lo si è visto in modo evidente, sempre per chi ha occhi intellettualmente onesti per vedere, anche nella crisi sanitaria del Covid-19 che proprio l’intervento statale ha trasformato prima in un abuso di potere con la negazione delle libertà e poi in un tragico festival dell’insipienza in cui è stata smarrita la sola cosa che andava e poteva essere garantita: la minima sicurezza sanitaria.

Le radici dell’individualismo statalista sono il cattolicesimo e il comunismo. Queste due culture, le più importanti del Novecento italiano, credono all’esistenza di istituti salvifici. Per il cattolicesimo è la Chiesa. Per il comunismo è il Partito. Ai loro occhi lo Stato è un potere che va conquistato per essere messo al servizio della salvezza. Il grillismo, che è l’ultimo prodotto della subcultura massificata della scuola di massa, è l’erede del catto-comunismo. Nasce così lo Stato-chiesa o lo Stato-partito, ma invece di avere la salvezza si ottiene la dannazione, come è naturale che sia quando si mischia sacro e profano o si vende l’anima al diavolo.

Ma tutto ciò che è pubblico non è statale: è altro rispetto allo Stato. La vita statale, diceva mirabilmente Croce, è moralmente angusta. E noi possiamo dire che è anche economicamente e culturalmente angusta, piccina, fino a diventare paradossalmente privatistica, feudale. Ecco perché noi non usciremo mai e poi mai da questo che Saverio Vertone, già ai tempi della Prima repubblica, chiamava l’ultimo manicomio perché la stessa cultura – scuola, informazione, Rai, ordini professionali – che alimenta il dibattito intorno ai problemi sociali e statali chiede a gran voce sempre un aumento del potere dello Stato e mai una sua limitazione.

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18 Commenti

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  1. Ha contenuti interessanti…ma gira a vuoto…è il solito discorso di contrapposizione tra pubblico e privato e si va da un estremo all’altro; in sostanza Giancristiano Desiderio analizza il problema individuando dei punti nodali veri ma si dimentica di dare la soluzione di dire concretamente e formalmente cosa si dovrebbe fare.

  2. Che il cattocomunismo sia imperante da decenni è lapalissiano. Non sono d’accordo sul fatto che lo Stato ne tragga forza e potere. Nelle culture cattolica e comunista lo stato è considerato una entità negativa, da abbattere o da sottomettere alle proprie esigenze.

  3. Ottimo pezzo, come sempre.
    Dovrebbe tenere delle lezioni alla nostra classe politica, almeno a coloro che vagano incerti nel centrodestra senza sapere cosa sia la libertà, cosa sia e come funzioni lo stato.

  4. Fa schifo pensare che personaggi alla Ricciardi possano criticare per fini politici la gestione sanitaria della Lombardia al Covid in modo così squallido e irrispettoso dei morti.
    Purtroppo leggendo i commenti sul Fake Quotidiano, non solo lui ma altri hater si sprecano in una litania anti Fontana contro una sanità all’ avanguardia in Italia e nel mondo.
    Se da domani dovessero fare una legge per cui ogni cittadino si debba e possa curare solo nella propria regione, voglio vedere tutti questi eruditi cosa diranno.
    Grande Mentana che ha postato su Facebook: “Se non fosse un eletto le direi che è un cogli***, ma temo di essere querelato, dagli incolpevoli testicoli”

  5. Però signori, siamo onesti! Prima del coronavirus la situazione dell’imprenditoria e dell’impresa italiana non erano certo così solide e strategicamente pronte alle sfide del futuro.
    Affermare che il responsabile della crisi del sistema Italia è stato il governo sotto la pressione dell’epidemia è come nascondersi dietro un dito (il mignolo).

    • Ma ha letto l’articolo? Dove si dice che il responsabile della crisi attuale è il covid? Il Covid è un ulteriore esempio dei danni del catto-comunismo. Mi sembra un po’ capra mica il sal che la capra adora.

  6. Complimenti per l’articolo: mi entusiasma l’idea del connubio (perverso) tra individualismo e statalismo. Io aggiungerei che la spirale di decadenza senza fine nella quale si sta avvitando l’Italia dipende dalla crescente ignoranza della classe dirigente, che non sa gestire le pulsioni di un popolo incapace di programmare il domani. Le vecchie classi dirigenti, quelle uscite dalla scuola di Gentile e dalla guerra, seppero perfettamente come pilotare il Paese in uno straordinario progresso. Ora, abbiamo gente al potere che l’unica cosa che sa fare, dopo cinquanta e più anni di crisi della scuola e delle istituzione, è mendicare la propria permanenza al potere presso potenze straniere.

  7. Desiderio si è dimenticato di un aspetto notevole del masochismo cattocomunista. Ebbene: tutti sanno che il 90% (più o meno) delle scuole paritarie è gestita direttamente o indirettamente dalla chiesa. Quella chiesa che sostiene attivamente questo governo (stando alle parole di Conte, quello dei 400 miliardi alla Godot…) ha avuto la più alta considerazione dai decreti fin qui emanati. Una clamorosa cippa!!! Zero, nada, nisba, un fico secco… Dico: come dal Vaticano sgorgassero miliardi ed i preti non sapessero che fare; basterebbe chiedere il versamento dell’IMU per mettere Bergoglio in mutande…
    In definitiva le scuole paritarie (meglio definirle cattoliche) non si beccano un centesimo. E dire che di Papi che sapevano fare bene di conto ce ne sono stati, in passato.

    • La Chiesa si è già messa supina permettendo al Governo di indicare come si fa la Messa. Dunque non ha proprio niente più da mettere sul piatto.
      Zitti e muti! Il Governo comanda e il Papa dice obbedite!

  8. Un grande docente della facoltà di ingegneria di Bari (oggi Politecnico), in una lezione di quasi cinquant’anni fa pronunciò davanti ad una stupefatta platea la frase che si è rivelata la più importante per la mia formazione:
    “AL VERO INGEGNERE NON E’ RICHIESTO DI RISOLVERE I PROBLEMI, MA DI ACCORGERSI DOVE CI SONO PROBLEMI”. Era diretta ai futuri ingegneri, ma può tranquillamente riferirsi ad una qualsiasi delle attività umane, prima tra tutte quella di governare,
    L’incapacità di riconoscere i problemi è la vera causa dell’impossibilità di risolverli. Anzi, di generarne di nuovi, magari peggiori.

  9. Lo statalismo riprende fiato, ammesso che l’abbia mai perso, grazie alla grande riuscita economica e sociale delle privatizzazioni dell’IRi dell banche, delle grandi aziende italiane, ben rappresentata dal Ponte Morandi.

  10. Il catto-comunismo è stato ed è la causa del fallimento “Italia”.
    Non si passa oltre con schieramenti opposti, per l’ennesima volta (democristiani vs comunisti, nord vs sud, statali vs privati), non si passa oltre nemmeno con dottrine del passato, nè capitalismo, nè socialismo o comunismo. Servono nuove idee e serve condivisione, sempre più difficile da creare, mentre tutto va verso il baratro inesorabilmente…
    Se usciamo da schemi mentali di uno contro l’altro, della guerra dei poveri tra proletari e liberisti, come ho letto nel commento di Kim, …abbiamo il dovere di estinguerci. Punto.
    Abbiamo una testa pensante, davanti a noi il dizionario di tutti gli sbagli fatti. Possiamo ancora farcela, ma con una testa, un pensiero nuovo. Senza paure e senza ipocrisie

  11. L’Italia non è finita, sta rinascendo grazie al virus che ha dato una spallata decisiva più di qualsiasi altra forza politica al liberismo imperante al servizio dei padroni e dei commercianti . Lo Stato e le forze statalistae hanno la grande opportunità di riequilibrare almeno parzialmente lo scempio degli ultimi trentanni dei diritti dei lavoratori della sanità e del welfare.. Cari liberisti auguratevi che sia una rivoluzione pacifica a cui questo governo sta dando una grossa mano, altrimenti la rivolta delle masse proletarie alleate agli immigrati vi spazzeranno nel giro di poco tempo. E non solo in Italia. Qualcuno dei vostri l’ha capito ed è molto preoccupato…

    • …intanto guardi ,forse lei è molto distratto,da qui le imprese che chiudono e si trasferiscono all’estero sono in costante aumento anno dopo anno.
      Con questa situazione accelerano certo non diminuiscono. Tra le grandi FCA che è chiaro ed evidente che andrà totalmente in mano Francese e ILVA che farà una brutta fine. Veda lei….L’Italia non è finita lei ha ragione,è al tappeto.

    • L’ Italia è quasi finita, sta morendo grazie alla percezione di un virus che un sistema politico sanitario di stampo totalitario sta inculcando nella popolazione per poterla controllare e limitare con l’ uso della paura e dell’ angoscia.
      Le poche forze liberali ancora non controllate e sottomesse stanno affannosamente resistendo alla concezione statalista contro l’ iniziativa privata e la libertà d’ impresa che ha garantito negli ultimi 30 anni il supporto della sanità e del welfare, garantendo occupazione non parassitaria e burocratica.
      Cari cattocomunisti al governo e nel paese, auguratevi che quelli che hanno perso e perderanno il lavoro, dipendenti e autonomi non si incaz**** più di tanto e non prendano in mano i forconi e vengano a cercarvi, perchè tutta la vostra propaganda buonista che vuole regolarizzare i migranti a fini politici sarà spazzata via, come tutti i vostri falsi valori di compassione verso i più deboli.

    • L’Italia non è finita solo se la gente caccerà a pedate nel sedere quelli come lei che pensano ancora alle masse proletarie e che pensano che il reddito nasce come le monete di Pinocchio interrate nel giardino dei miracoli.

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