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Il centrodestra dica no al governo-ammucchiata

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Monti indossava il loden. Il nuovo Monti invece si presenta con un bel lucchetto in mano. Quello sulle nostre case, per non farci uscire se non tramite autocertificazione, ma anche sulle attività economiche. I giallorossi non sono più in grado di gestire la situazione da loro stessi creata e chiedono non solo aiuto all’opposizione, che hanno sempre poco ascoltato, ma addirittura di governarvi assieme. Ora quando un politico è pronto a dividere la propria fetta di potere con altri, vuol dire che è davvero impaurito e disperato. Questo, spiegata in linguaggio realistico, come avrebbero fatto, certo molto meglio di me, un Gaetano Mosca o un Vilfredo Pareto, dietro le magniloquenti e alate parole sulla “guerra che si combatte tutti assieme”, sullo “sforzo che ci deve tenere tutti uniti” e cosi via.

In nessun altro paese democratico chi sta al governo pretende di farne uno nuovo con l’opposizione; non Johnson nel Regno Unito, non Merkel in Germania, non Castex in Francia, non Sanchez in Spagna. E se qualcuno lo chiedesse sarebbe preso per matto. Qui invece sono fortissime le spinte per un governo di “salute pubblica” o di “unità nazionale”, una specie di nuovo Monti dove al posto dello spread c’è il Covid, come ha candidamente ammesso Renato Brunetta. Quindi se l’opposizione dovesse farsi tentare dalle sirene del governo di tutti, del Grande Inciucio, i canti suadenti di Mattarella e di Zingaretti porterebbero le navi della Lega e di Fratelli d’Italia a infrangersi sugli scogli.

Ora qui ci sono alcuni piccoli Richelieu dell’opposizione convinti che una perdita di consensi anche consistente valga bene una quota di potere, sia pure residuale (o credete che facciano Salvini ministro dell’interno?) E soprattutto la legittimazione agli occhi dell’Europa cioè della Merkel. In democrazia la legittimazione per la verità la forniscono gli elettori ma è anche vero che in Italia non governa chi ha più voti ma chi fa parte del sistema di potere trasformistico, di quello che io chiamo il “partito romano”. Ma questo, soprattutto da parte di forze che si presentano come di rottura, non è una buona ragione per entrare a far parte della grande mangiatoia: la fine fatta da personaggi come Gianfranco Fini, Angelino Alfano e si parva licet Beatrice Lorenzin, dovrebbe far capire che il “partito romano” ti usa  come stampella, ma quando non gli servi più, altro che legittimazione: ti fa finire nei cassonetti, non sappiamo se nell’organico o nell’indifferenziata.

Marco Gervasoni, 30 ottobre 2020