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Il centrodestra dica no al governo gangbang

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Che la destra, e l’opposizione in generale, non si lascino tentare dalle sirene incantatrici con i bigliettoni del Recovery fund. Che non caschino nella trappola del “governo repubblicano”, di “unità nazionale”, “governo di tutti”, “governo di salvezza nazionale”: tutti termini involuti che invece dovremmo sostituire con uno solo, quello di governo gangbang.

E non usiamo il linguaggio della pornografia per pura provocazione. La crisi italiana, questa crisi italiana, ci sembra infatti un caso molto interessante di evoluzione della politica post-democratica in porno politica. Un termine che, in passato, era stato utilizzato dalla sinistra per criticare le gesta del berlusconismo decadente, ma era fuori luogo perché fondata su una rappresentazione errata del concetto di pornografia. Che, etimologia alla mano, deriva da πόρνη (porne), “prostituta” e γραφή (graphè) “disegno” o “scritto”.

La pornografia è il racconto della prostituzione. Che è l’esatto disegno della crisi italiana. Che cosa è, se non un caso di porno politica, la costruzione del gruppo degli “Europeisti”, con senatori voltagabbana, transfughi, scappati di casa, e con alcuni prestati dagli altri gruppi parlamentari? Che cosa è se non porno politica, l’esposizione di programmi e di posizioni che tutti sanno essere una semplice copertura di auto tutela della peggior classe politica dai tempi di Romolo e Remo? Il porno è finzione iper realistica: gli attori simulano un atto sessuale realizzandolo. Non a caso Andy Warhol girò alcuni corti hard (non a scopo commerciale, o forse sì). Allo stesso modo, nelle consultazioni che si stanno svolgendo, assistiamo a una mimesi iper realistica della politica, che in realtà è inesistente, come il sesso reale è assente nella pornografia, che ne è solo simulazione.

La porno politica è forse necessaria nei tempi in cui lo svuotamento delle istanze sovrane del Politico si è compiuto ancora di più. Ma la porno politica è anche il più grande affronto che si può fare agli elettori, ai cittadini, a tutti noi. Solo il voto, che pure non ci salverebbe, sarebbe un modo per interrompere questa squallida rappresentazione.

E se al voto non si andasse? Non si può continuare a reclamarlo, pena restare fuori dai giochi, o meglio lasciar partecipare gli altri. Ma vi sono altri modi, più creativi, per scompaginare. Come, ad esempio ha proposto Guido Crosetto: una commissione Bicamerale, slegata dal governo, che invece dovrà continuare a essere giallo rosso perché ognuno risolva i disastri che ha commesso senza scaricarli sugli altri. Una Bicamerale per gestire i fondi del Recovery (non per spartirseli), per fissare le linee guida.