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Il centrodestra è tutto da rifare. Ma chi ne ha la forza?

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Ci sono i gilet gialli all’assalto di Parigi con le più disparate rivendicazioni riassumibili (a spanne) in questo modo: “l’Unione europea si faccia gli affari suoi” e “non vogliamo essere noi lavoratori della provincia a pagare il conto della globalizzazione tanto gradita alle élite finanziarie”. Di fronte a una mezza rivoluzione a chi chiede consiglio Emmanuel Macron, presidente della Repubblica? A Nicolas Sarkozy. Da chi si è fatto rappresentare in una occasione formale? Sempre da lui: Nicolas Sarkozy, leader del Partito repubblicano sconfitto proprio da Macron. Ci sono di mezzo anche motivazioni diplomatico-formali che spingono a scegliere Sarkozy, un ex capo di Stato, ma questo avvenimento a livello simbolico conferma quello che sappiamo da tempo. Destra (più o meno) liberale e sinistra liberal in Europa, tranne forse in Gran Bretagna, sono diventate la stessa cosa. Sono perfettamente sovrapponibili.

Come hanno dimostrato gli studi di Christophe Guilluy, Repubblicani e Socialisti pascolavano nello stesso campo. Entrambi si rivolgevano all’elettore borghese, benestante, cosmopolita e residente nelle grandi città. Questi francesi però volevano una faccia nuova. Macron si è presentato come una sintesi dei due partiti tradizionali e ha sbancato a destra e soprattutto a sinistra, annientando i socialisti. In Italia assistiamo allo stesso fenomeno. Forza Italia, per differenziarsi dallo scomodo alleato leghista, si presenta come partito responsabile, europeista e anti-sovranista. Non è poi così distante dalla corrente renziana del Partito democratico. Pagherà dal punto di vista elettorale? Vedremo, forse prima di quanto pensiamo. Intanto si avvicinano le elezioni europee, banco di prova e probabile laboratorio dei futuri schieramenti.

Nel frattempo possiamo valutare l’ipotesi che esista un plotone di italiani interessati a un Partito conservatore: patriottico, cattolico, liberista con giudizio, anti-europeista. L’elettore con questo profilo al momento non ha un partito che lo rappresenti. Forse si rifugia tra le braccia della Lega senza troppa convinzione. Non ci sono dati sui quali ragionare concretamente e purtroppo non si vede all’orizzonte chi potrebbe fondare un movimento del genere. A meno che… quel brulicare di associazioni a destra, ignorate o quasi dai politici di primo piano, non trovi la forza per diventare adulto e dare a se stesso e al Paese un nuovo orizzonte. Impresa titanica ma possibile.

Alessandro Gnocchi, 20 dicembre 2018