Fausto Bertinotti, icona della gauche caviar italiana ed ex segretario di Rifondazione Comunista, ha recentemente messo all’asta parte della sua collezione d’arte incassando oltre trecentomila euro. L’intransigente politico di sinistra si è evoluto, passando dalla lotta di classe alla lotta dei collezionisti d’arte per i suoi quadri.
Cosa ci faceva un teorico del comunismo radicale con due serigrafie di Mao Tse-tung firmate da Andy Warhol, il re del capitalismo pop? Semplice: le aveva ereditate (insieme a 500mila euro) da Mario D’Urso, aristocratico avvocato. Ebbene, il 3 luglio 2025, nella sede milanese di Finarte, Bertinotti ha smesso di dispensare coscienza civile e ha iniziato a distribuire lotti d’autore. Ventiquattro opere, ventuno vendute, per un incasso da capogiro: le due serigrafie di Mao, stimate inizialmente tra i 20mila e i 30mila euro ciascuna, sono state battute a 133mila e 101mila euro. Seguono due opere di Pietro Dorazio, una scultura antropomorfa in ceramica di Giosetta Fioroni e un dipinto di Mario Schifano.
Insomma, un arsenale culturale degno di una galleria di Manhattan, non certo di un circolo comunista! Alle forti critiche, Bertinotti ha risposto con la sua fervida dialettica da post-rivoluzionario: “Ho bisogno di soldi”. Un proletario, quindi, come tanti, con la sola differenza che quando vende qualcosa incassa cinque zeri. Ha aggiunto con tono beffardo: “Vendo queste opere e mi tengo quelle che mi interessano”. E mentre il popolo guarda da fuori la vetrina del mercato dell’arte, lui partecipa da protagonista, piazzando simboli del comunismo come beni di lusso. Persino Mao è definitivamente sacrificato sull’altare del capitalismo. Una libidine coi fiocchi, per noi liberali!
Il successo dell’asta ci racconta una verità fattuale: il comunismo di facciata, incorniciato, ha sempre avuto un grande appeal sul mercato. E se è vero che il valore di un’opera non dipende soltanto dal suo creatore ma è anche correlato alla storia dei proprietari precedenti, è evidente che il brand Bertinotti ha moltiplicato il valore delle opere. La combinazione di Mao, di Warhol e di Bertinotti crea una sinergia perfetta: la sinistra che voleva abolire il capitale, oggi lo capitalizza grazie al proprio passato rivoluzionario. E chissà cosa ne pensano i compagni rimasti saldi sulle proprie idee contro il capitalismo… Noi, intanto, ci godiamo lo spettacolo.
Alessandro Bonelli, 4 luglio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


